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venerdì 3 luglio 2009

QUANDO ATEISMO E RELIGIONE SONO ALLA BASE DI UN REALITY SHOW...

Chi credeva che la frontiera dei reality show, per quanto infima e per quanto incredibilmente vasta, fosse stata oramai defraudata sotto tutti i punti di vista, si sbagliava di grosso. Pare proprio che il serbatoio del genere ‘reality’, a livello però mondiale, dal quale attingere dinamiche e tematiche sia molto più grande ed esteso di quanto non si possa normalmente immaginare. La nostra televisione ha offerto nel giro di dieci anni un abile e facile esempio di quanto si possa estrapolare dall’idea di reality show. Sono state create Isole, con i tentativi all’estero di emularne le gesta in territorio di Giungle; ci sono state case e alter ego per vip, quali le Fattorie; ci sono state le accademie di ballo, le scuole pluridisciplinari, i loft, le beauty farm; ci sono stati scambi di famiglie, scambi di moglie, utilizzi di tate. Insomma, c’è stato di tutto, di più. Bene, cos’altro si può fare? Magari bisogna non più puntare sul contesto ma sul fatto? Vediamo: c’è stata la possibilità di mangiare topi, di mangiare occhi di bue, di trasportare cuori di maiali immersi in vasche piene di verbi, si è giocato alla ruota della fortuna sui cui spicchi vi erano i differenti tipi di taglio di capelli, si è giocato ai cannibali. Ma mai si sarebbe potuto immaginare che anche la "cosa", il sentimento più personale di tutti venisse così incredibilmente “commercializzato” e reso fruibile al palato del telespettatore più infido e curioso: la religione. Sì, la religione, che assieme all’orientamento sessuale e – sotto un profilo però più basso – all’orientamento politico, fa uno di quei "modi di vivere la vita" più personali possibili per una persona.

Si ringrazia pubblicamente Tvblog, con il quale sono personalmente venuto a conoscenza di questa notizia. Il “gioco”, che prende il nome di Penitenti gareggiano, vede in gara dieci atei a stretto contatto con differenti personalità appartenenti alle maggiori religioni mondiali. Vince chi si converte, vince chi abbandona la propria credenza in virtù di quella diametralmente opposta: il pensiero dell’inesistenza del divino convertito in passione per l’entità superiore. A leggere questo gioco, un po’ straniati legittimamente lo si è. Questo perché, a livello personale, credo che ci siano dei limiti da rispettare e che normalmente la televisione supera. Il proprio credo venduto, mercificato, impacchettato per essere fruito nel peggior modo esistente al mondo. Una parte del proprio io, profonda ed intima, mostrata alla luce del sole pronta per essere assalita ed attaccata.

Per un più equo confronto si richiede, a questo punto, la nascita del reality show contrario e opposto, ossia dieci religiosi che decidono di mettersi in discussione – utopia! – con degli atei, e vince chi si “converte” all’ateismo. Stando certi dei capelli che volerebbero in un caso o nell’altro, e vista la più o meno validità dell’idea di fondo – il confronto, la discussione, senza meri fini o scopi terzi –, immaginavo un differente utilizzo della religione in televisione. Perché non un confronto, pulito ma riflessivo, che abbia come impianto quello della discussione vertente in Ciao Darwin, con le due categorie di credenza l’una di fronte all’altra posizionate, con la possibilità di parlare uno alla volta, che dia la possibilità di capire qualcosa in più attraverso esperienze di vita? Questa sarebbe una televisione dignitosa, una televisione che svolge il compito dell’informazione e della formazione. Una televisione di quelle, come ha eccellentemente sottolineato il nostro Expedit oggi, che purtroppo non esistono più.


Spazio agli avvoltoi, spazio alla degenerazione.

1 commento:

Anonimo ha detto...

great thing! cipciap cipcipcip