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giovedì 23 luglio 2009

SUPER VARIETA, SCAMPOLI DI TV SORPASSATA O TV SOGNATA ?

E l’ennesima calda estate … e la tv per tradizione ma anche per risparmio e mancanza di idee, ci propone quasi esclusivamente repliche, fondi di magazzino, e a volte di rado prime tv di fiction e/o cinema o qualche noioso premio estivo.
Un panorama desolante di sicuro, anche se poi volendo con difficoltà, si possono fare interessanti scelte, e dico scelte non a caso, giacché in piena stagione siamo pronti a subire le novità ( o presunte tali ), gli attesi ritorni e così via, mentre proprio in questo periodo è più facile
fare una selezione ragionata, fidandosi di qualche rara prima davvero ok o rivedendo con piacere cult-movie, vecchi film datati o spezzoni immancabili di tv recente e/o passata.
Raiuno quest’estate, si dice causa budget ridotto, ha rinunciato ad un access vero e proprio, come quelli proposti e condotti da Fabrizio Frizzi nelle 2 precedenti stagioni estive, ovvero “La Botola” e il tanto rimpianto “I soliti ignoti”, e ha deciso di proporci 7 giorni su 7 le “storiche” immagini d’archivio e delle Teche Rai, insomma mezz’ora abbondante di “Supervarieta” ideato da Paolo De Andreis, noto capostruttura Rai del settore intrattenimento e spettacolo della prima rete, da poco in pensione.
Il programma presenta , come molti sanno, i più divertenti programmi di varietà Rai e i suoi protagonisti, tra conduttori, attori, comici e cantanti, in una carrellata pazza e veloce che miscela straordinariamente un vecchio stralcio in bianco e nero di una datata Canzonissima, con i trionfanti colori e successi dei recenti sabato sera di Panariello e/o Fiorello.
Vediamo passare volti storici Rai e alcuni Mediaset, ci vengono riproposti divertenti sketches e gags, col comico che faceva il comico, il presentatore che faceva il presentatore ( al massimo si prestava ad essere spalla dell’ospite ), il cantante che faceva il cantante anche se a volte sconfinava nel ruolo di conduttore o showman/woman come Mina, Rita Pavone, Gianni Morandi o Celentano tra gli altri: erano show televisivi dove tutto era studiato, tutto era preparato, tutto era provato e poco era lasciato al caso e all’improvvisazione estemporanea se non in casi isolati; divertimento, musica, risate e velata ( ma non troppo) ironia e presa in giro, o satira, della società e del costume ( oltre che dello spettacolo ) del momento, e la serata volava via, e tutto della durata di un ora o massimo un’ora e mezza.
Nei giorni scorsi, alcune brevi ma efficaci gags di Sandra Mondaini e Raimondo Vianello, coppia tv mitica del nostro varietà, tratte dai loro storici show Rai, sbeffeggiavano con ironia e sarcasmo modi e costumi degli anni 70 e mi sono risultate più esilaranti e divertenti di quasi tutti i comici o presunti tali di Colorado ( nuova frontiera post 2000 del cabaret di Italia 1 ) messi insieme.
Ma per molti questa è una tv datata, superata, vecchia … ma siamo sicuri che sia davvero così ?
Alcuni dei bravi comici e show-man di oggi prendono spunto proprio da questo passato, perché la nostra storia del varietà ha avuto diverse professionalità eccellenti e alcune anche superbe a mio parere nell’effimero mondo dell’ intrattenimento leggero.
Lo stesso bistrattato Panariello ( ricordo le assurde polemiche sulla sua tv volgare, che oggi farebbero ridere ), in più di un occasione, ha affermato di prendere spesso spunto dal grande
Gino Bramieri, altro indimenticabile protagonista della risata e dell’avanspettacolo del passato recente e remoto.
Purtroppo i tempi sono cambiati e oggi la nostra tv pullula di reality show e/o talent show, dove Vip ( personaggi noti con poche capacità ) e Nip ( persone sconosciute in cerca di fama ) si mettono in mostra, litigano, recitano malamente, cantano o canticchiano anzi alcuni belano oserei dire …
Con quale scopo ? Quello di non farsi eliminare dalla gara, di arrivare in finale, di vincere e portarsi a casa il ricco montepremi e la notorietà temporanea che la vittoria comporta !
Oggi insomma non vengono quasi mai messi in discussione mode e costumi attuali, anzi il reality ne fa una rappresentazione estrema e volgare, e invita ahimè facilmente all’emulazione.
Ma questo potrebbe essere l’argomento di un altro post …
In questa sere d’estate, quando in access o a notte fonda, partono immagine colorate o in bianco e nero della tv che fu , una tv di veri artisti e professionisti, fatta di contenuti e contenitori, mi accorgo che questa tv oggi purtroppo non esiste più e che il pensiero di un suo ritorno e solo un mio convinto sogno … Ma solo un mio sogno ?
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sabato 18 luglio 2009

SFOGO PERSONALE (#3): CHI SONO I CORAGGIOSI CHE OSANO SEGUIRE I FICHI D'INDIA?

http://www.gonews.it/foto/fichi-d-india.jpg
No, anche adesso che leggo i dati io posso crederci. Non posso credere che esistano persone così masochiste, non posso credere che esistano persone che ridono per questo. Venti anni di carriera? Ma io mi chiedo come sia possibile che non siano stati stoppati molto prima. Forse sarò catastrofico nel mio tono, acido nel mio portare avanti una crociata di vitale importanza nel suo essere, però, collocata in un contesto molto effimero. Ho deciso: via libera ad una petizione per eliminare dalla televisione italiana i Fichi D’India. Li ho seguiti perché, è sott’occhio di tutti, in tanti anni di ‘carriera’ sono stati - diciamo - imposti dai poteri forti. Chi, ad esempio, soleva guardare alla domenica pomeriggio Buona Domenica nell’era pre-Perego, poteva contemplare quei ‘bellissimi’ dieci minuti di sketch con i due pseudo comici capendo quanto l’idea di comicità rasentasse lo zero; chi, invece, amava Zelig alle sue prime armi, quando ancora “Facciamo Cabaret” era il sottotitolo della trasmissione cult di fine anni ’90 di Italia1, non è stato esente dalla proposizione dei loro cavalli di battaglia. Ancora: chi ha voluto seguire Barbara D’Urso e il suo Show Dei Record tra questo aprile e maggio 2009, ha sicuramente “apprezzato” i loro numeri, i loro orrendi numeri, i loro squallidi numeretti (o numeracci?).

Ecco, i Fichi D’India rappresentano a mio avviso l’anti-televisione e l’anti-comicità. Non fanno assolutamente ridere, ma neanche se un esercito di scimmie urlatrici ti grattano le ascelle, no. Niente. Eppure, i dati parlano chiaro. Oltre due milioni di telespettatori, che a luglio inoltrato rappresentano il 12% della platea sintonizzata dinanzi ad una televisore ha preferito seguire il meglio dei loro spettacoli e scenette televisive, in un collage denominato Fico + Fico Show (che tanto fa l’eco al ben più famoso e a tratti più congeniale Scemo + Scemo). Mi domando e chiedo: chi sono questi coraggiosi? Non mi dite che sono il solo a trovare questi due uomini gli esempi di una comicità vuota, che gioca sul nulla, e che fa presa solamente perché è demenziale. Sì, demenziale. Questo forse è l’aggettivo giusto per dipingere nella maniera più equa possibile il loro far ridere. La comicità dei Fichi D’India è demenziale.

E’ per piccoli, è senza target. Quante volte ti chiedi: ma questi chi li segue? Bene, ancora una volta io sono senza risposta. E resto allibito all’idea che, ripeto, due milioni di telespettatori abbiano seguito loro ieri, al posto di un gelato, al posto di una partita di briscola con un ventilatore ad asciugare le fronti dei giocatori, al posto di una lettura impegnata, al posto di mille altre cose. Desolato e alla ricerca di conforto ed obiezioni, affinché il mio sfogo diventi discussione, diventi ‘debate’…
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lunedì 13 luglio 2009

LA "MALEDUCATA" RAI BOCCIA LA PROPOSTA DI MASI DI REINTRODURRE COSTANZO: "FACCE INORRIDITE ALLA PROPOSTA. NON VOGLIAMO IL CIMITERO DEGLI ELEFANTI"

http://www.diacoblog.com/wp-content/uploads/2008/03/costanzo.jpg
Rai, televisione italiana, simbolo di una società e di un popolo. E se la televisione dovesse essere la nostra bandiera, io me ne vergognerei davvero tanto. Mamma Rai, la chiamano. Ma dove, ma quando, chi, cosa? Perché? Quale sarebbe l’assurda motivazione per cui dovrei essere felice di dare 100 e rotti euro all’anno alla Tv di Stato con quello che lascia dire? L’ultima che accresce questo astio è di pochissime ore fa. Come sapranno i più, si stava dibattendo la possibilità di un rientro in grande per Maurizio Costanzo nell’azienda storica del tubo catodico italico. Un qualcosa in cui fortemente credeva Mauro Masi, direttore generale della Rai, e che ha portato a discussione nell'ultimo Cda. Costanzo in Rai sì o Costanzo in Rai no? La risposta del consiglio generale è stata a dir poco straniante nel suo essere così poco educata, a partire da Nino Rizzo Nervo (“Davvero state trattando per farlo tornare in Rai?”) finendo per i consiglieri di destra che, causticamente, hanno così sentenziato:
Le nostre facce inorridite credo fossero già abbastanza eloquenti.
Tra le altre dichiarazioni al vetriolo ‘sputate’, anche il non voler dare origine ad un “cimitero degli elefanti” e il non voler ripetere lo stesso errore fatto con Bongiorno, quando, dicono dagli ambienti Rai, Mediaset voleva scaricarlo a tutti i costi non sapendo cosa farne. Insomma, il progetto sul teatro che vedeva implicato Maurizio Costanzo con tutte le variabili del caso salterà ma credo siano due le chiavi di lettura di quanto appena detto.

La prima è sott’occhio di tutti, ed è la mancanza di tatto che i consiglieri Rai hanno avuto nei confronti di uno di quei personaggi che hanno fatto, volente o nolente, la storia della televisione italiana. Parlare di “cimitero degli elefanti”, di “scaricamento” e di quant’altro, è poco carino e, a mio avviso, maleducato alquanto. Il non voler Costanzo, probabilmente, rientra o nell’ottica di danneggiamento nei confronti dell’azienda avversaria, o di continuità con quella linea verde che tanto ha propugnato il caro Fabrizio Del Noce. Una Rai solo Balivo e Isoardi? E’ questo quello che si cerca?

Secondariamente, si noti la fine dell’era Costanzo. Sino a pochi anni fa, il solo immaginare frasi del genere, il solo vedere le porte chiuse in faccia ad egli, sarebbe stato impossibile. Un qualcosa di inimmaginabile, per l'appunto. Eppure, tutto termina, la ruota è girata come si suol dire. Sembra lontana l'era in cui si parlava di “boss” Costanzo, che aveva messo a lavorare amici e compagnia, e che adesso placidamente chiedeva di tornare all’ovile. La metafora dell’esistenza umana portata dietro gli schermi tv, condita da una maleducazione senza precedenti.
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venerdì 10 luglio 2009

FORUM E LA VERIDICITÀ DELLE CAUSE: L'ANNOSA QUESTIONE MAI RISOLTA E SEMPRE MINATA

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Una delle trasmissioni
che più sta godendo da alcuni anni a questa parte di una seconda possibilità è senz’ombra di dubbio Forum. Il tribunale televisivo ritornato nelle mani salde di Rita Dalla Chiesa a partire dal 2003 sta vivendo una seconda giovinezza, impensabile in principio, aiutata anche dalla fortunata promozione sull’ammiraglia di Mediaset nel gennaio 2008, dopo tanti anni di clausura al più blando e meno seguito mezzogiorno della piccola Rete4. Forum, in questi ultimi tempi, ha avuto la capacità di trasformarsi, di adattarsi, di cambiare le sue tematiche in virtù del nuovo pubblico da conquistare e da mantenere all’ascolto, oltre che di un pressappoco diverso target. È una trasmissione aperta ai telespettatori, che possono intervenire non appena ne sentono il bisogno, divenendo una delle poche aperte agli italiani che sottopongono domande, riflessioni, opinioni, che cercano aiuto, che si ritrovano nelle cause che il programma quotidianamente si ritrova a dibattere. A proposito di cause, è annosa la questione per la quale queste ultime non risultano essere ai fatti vere. È Forum un simil Al posto tuo?

C'è chi dice sì, chi dice di no. Chi dice che tutto è creato al tavolino, chi dice che vere sono le storie ma vengono pagati gli attori. In realtà, per quanto il bagaglio personale può essere di aiuto, lo scrivente ha avuto in famiglia due parenti, negli anni tra il ’98 e il 2001, che hanno portato in televisione i propri misfatti pronti ad essere discussi, davanti agli occhi di Paola Perego allora conduttrice. All’epoca, le storie rasentavano quasi al 100% il vero. Veri erano i nomi, vere erano le storie portate dinanzi al giudice, ma francamente furono abbastanza romanzate e, qualora la parte in accusa non volenterosa di una così pubblica disquisizione, l’utilizzo di un terzo o di un attore pagato a rivestirne le parti. Al di là di questi sbiaditi ricordi, pronti ad essere “aggiustati” nel corso del tempo, la veridicità assoluta delle storie di Forum, per quanto mi riguarda, è stata nuovamente minata con una causa andata in onda a marzo del 2009.

Protagonisti sono Ida Piccolo e Nico Desideri, due artisti uniti da un profondo sodalizio artistico, essendo entrambi due cantanti neomelodici, attivi nella zona di Napoli e dintorni. Certi del fatto che entrambi i nomi corrispondano a realtà, è la storia ad essere particolarmente stramba, visto poi una non particolare aderenza alla verità dei fatti presentata settimanalmente dinanzi alle telecamere di svariate emittenti locali napoletane, che mostrano i due in perfetto accordo, magari contrattuale o più, presentato come "incrinato" dinanzi al giudice Santi Licheri. Non è la prima volta che i dubbi imperversano su Forum e le sue cause: quale quindi il succo della questione? Un po’ di chiarezza. Almeno il telespettatore non si sente preso in giro, quando conosce i contendenti o quando ha idea di cosa si sta dibattendo. Dopo il salto, il video della causa dei due cantanti.


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mercoledì 8 luglio 2009

IL TG1 PERDE ASCOLTI: POSSIBILI CAUSE E CERTEZZA DI UNA RAI TROPPO "POLITICA"

http://www.coemar.it/cgi-bin/newsletter/archivio/133_coemarNews39/Studio_tg1_low_res-1.jpg
I fatti
: qualche settimana fa è stato nominato nuovo direttore del Tg1 Augusto Minzolini, in forza alla maggioranza, che ha raccolto la pesante eredità del ‘dopo Riotta’ il quale, volente o nolente, ha nel corso del suo operato sempre ottenuto eccellenti risultati d’ascolto, laureando ogni edizione del primo telegiornale della televisione italiana come la più vista e più amata. Succede che, dopo qualche giorno, i dati parlano chiaro e mostrano non solo un calo costante e preoccupante dell’edizione delle 20 del telegiornale della prima rete Rai, ma anche uno sconvolgente sorpasso da parte del concorrente che, visto un traino mai eccelso, decide di giocare in anticipo partendo qualche minuto prima delle 8 di sera. Il Tg5 di Mimun, infatti, non è raro che vinca, staccando il Tg1 anche di un punto percentuale. Ancor più desta meraviglia il fatto che, dinanzi a sciagure nazionali, come è stata quella di Viareggio, laddove il pubblico normalmente sarebbe accorso nel sintonizzarsi su Raiuno come sinonimo di accuratezza d’informazione e di “familiarità”, questo ha voltato le spalle ed ha preferito il Tg5. Naturalmente il caso è sotto gli occhi di tutti e in Rai se ne sta discutendo apertamente, seppur sottolineando il fatto che forti sono le pressioni che la redazione e il direttore stanno subendo. Non sono mancate le motivazioni che hanno tentato di spiegare tutto ciò, in totale tre: la risintonizzazione, il traino e la linea editoriale.

La risintonizzazione
È la motivazione meno plausibile delle tre che si stanno dibattendo. La maggioranza è sicura: il problema che ha attraversato tutta Italia con Raiuno negli ultimi giorni di Giugno sta avendo ripercussioni sulle performances del telegiornale. Perché poco plausibile? Anche se è tutto il daytime di Raiuno ad andare male, in particolar modo dalle 20.30 con access prime time e prima serata, è pur vero che gli ascolti, quando il pubblico sa di voler vedere determinata cosa, ci sono e non si pongono molto al di sotto di quelli delle scorse estati, con rivelazioni di repliche che toccano il 25% di share e di un preserale che si sta assestando su un’ottima media del 23% di share. Una scusa, a mio avviso, che intelligentemente può essere “smascherata”.

Il traino
Sicuramente il traino offerto da Reazione a Catena al Tg1 è inferiore numericamente al must ‘ghigliottina’, ma non tale da motivare e giustificare il sorpasso del Tg5. Dati alla mano, nell’ultima porzione di gioco, il game di Pupo è su un sufficiente 22% di share – più di sei punti sotto L’Eredità di Conti – ma Sarabanda non è che poi brilli: dopo alcune puntate in cui si è registrato un forbito testa a testa, il quiz musicale di Teo Mammucari e Belen Rodriguez è calato sino ad un risicato 20% di share nel 7x30. E se il successo del telegiornale di una rete nell’edizione delle 20 è direttamente proporzionale al traino ricevuto, come è credenza negli amanti tv, o quantomeno quest'ultimo contribuisce al 70% dei buoni ascolti del tg, adesso parleremmo di due punti di distacco per Minzolini & Co sugli "amici" del Tg5. Insomma, c’è validità in questo frangente, ma non tale da coprire tutti quanti i discorsi offrendone una solida base d’appoggio.

La linea editoriale
E qui si scatena il putiferio. Innegabilmente il Tg1 è peggiorato. Peggiorato nel senso che il manovrare notizie, l’ometterne, il tacere, non è un qualcosa di consono ad un telegiornale che si propone di essere il primo in Italia. Molti vedono nel fare di Minzolini una fotocopia mal riuscita del 'servilismo' più puramente “Fediano”, e il discorso prenderebbe una piega diversa da quella televisiva che siamo soliti affrontare, oltre che per essere conformi al nostro essere ‘apolitici’. A discapito di quella che però è la ragione più ‘logica’, c’è il fatto che difficilmente il popolo tutto capisca tutto d’un tratto che una direzione di rete modifichi il modo di fare informazione, tanto più che i vari avvicendamenti non sono noti se non agli appassionati.

Che sia la risintonizzazione, che sia il traino o che sia la nuova linea editoriale, l’idea del sottoscritto è che la politica sta seriamente distruggendo Mamma Rai, anche in questo caso nel campo dell’informazione. La politica c'entra ancora troppo con la televisione, la gente manovra poltrone e pedine per i propri conti, per i propri fini e mai per amore di un'istituzione qual è la Rai. Quindi persevero, in maniera pervicace e strenua, a difendere la mia opinione secondo cui non esiste e mai esisterà un’informazione davvero libera. “Fusse che fusse la volta bona” che è la rete a vincere il confronto tra Tg faziosi e tg fintamente non schierati (convinto però che un paragone più accurato bisogna farlo solo a partire da settembre)?
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sabato 4 luglio 2009

LA TV E LA CRONACA: SPECULARE AI FINI DELL'AUDIENCE, AMMUTOLIRSI SE È PERIODO DI VACANZA (E DEGLI ASCOLTI NON C'È BISOGNO?)

O tutto o niente. È questo ciò a cui ci ha fortemente abituati la nostra televisione, bella, cara, ma anche antipatica e aspra oltremodo. Ripetitiva, perché no. A volte anche alquanto intromettente e irrispettosa. Basti pensare ai telegiornali quando la cronaca dà luce ad uno squarcio profondo del suo buio: sciacallaggio puro. Una vera speculazione del dolore ai fini dell’Audience, un qualcosa di becero e di basso profilo, tipico di quelli senza frontiere, di quegli approfondimenti di seconda serata senza limite e senza rispetto. Tutti noi, chi più e chi meno, abbiamo condannato questo carattere della nostra tv, che si manifesta partendo dai plastici di abitazioni costruiti ad hoc per capire meglio quale il movente di un assassinio, passando per le docu-fiction con cui chi non ha voglia di leggere e di informarsi “sorbisce” il fatto in una maniera “simpatica”, finendo per gli speciali in tutte le salse laddove non necessari, quando la notizia è battuta e da discutere è solamente il dolore di una famiglia. Un carattere, una peculiarità, un difetto modificabile ma perpetuamente esistente.

A Napoli esiste un detto, poco famoso a dire la verità, che dice “o fai uno o fai novanta”, che reso in italiano è, più o meno, “o fai nero o fai bianco”, dimenticando che tra i due colori limite c’è una vasta gamma di altre opzioni tra cui scegliere. Opzioni di comportamento adottabili nei vari casi che risulterebbero essere più opportune, più consone, più morbide. Ecco, la televisione italiana è il chiaro esempio di come si possa passare da bianco a nero senza scegliere per il grigio, per un modello d’azione più neutro, più super partes. Perché? Brevemente: morte di Eluana Englaro. Caso dibattuto, tantissimo, in televisione e sulla stampa, in rete e nei bar. Bruno Vespa “ci delizia” con uno speciale in prima serata di Porta a porta della durata di due, tre, quattro ore, che cade successivamente alla notizia della morte della donna. Uno speciale che oggettivamente non ha ragion d’essere, visto che tutto ciò che segue una morte è comunemente dolore.

Qualche giorno fa, tutti lo sapranno, il disastro di Viareggio. A mio avviso un caso in cui uno speciale, in prima serata, in seconda serata, in accordo con il Tg di una rete, nel primo pomeriggio, serve, un qualcosa di cui si sente il bisogno e la necessità pura, per aggiornamenti, informazioni, accenni di speranza appesi ai fili della trasmissione. Invece niente, tutto passa nel più funereo silenzio. Il silenzio in cui affogano le vite spezzate di persone sfortunate, il silenzio che la televisione ha preferito mantenere rotto solamente dal dovere di cronaca dei telegiornali. Mi domando e chiedo: viene fatto silenzio perché non si sentiva la necessità di essere in prima linea come sempre o perché, più maliziosamente e forse più semplicemente, è estate?

Ovvio, è estate. I conduttori hanno bisogno di riposo, il servizio pubblico può andare a farsi benedire. Ma stiamo sicuri, cari telespettatori italiani, che fosse accaduta una cosa del genere al di fuori dei mesi estivi, ci saremmo trovati tutte le reti di questo mondo a speculare. Sì, speculare. L’unica cosa che il tubo catodico sa fare…
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venerdì 3 luglio 2009

QUANDO ATEISMO E RELIGIONE SONO ALLA BASE DI UN REALITY SHOW...

Chi credeva che la frontiera dei reality show, per quanto infima e per quanto incredibilmente vasta, fosse stata oramai defraudata sotto tutti i punti di vista, si sbagliava di grosso. Pare proprio che il serbatoio del genere ‘reality’, a livello però mondiale, dal quale attingere dinamiche e tematiche sia molto più grande ed esteso di quanto non si possa normalmente immaginare. La nostra televisione ha offerto nel giro di dieci anni un abile e facile esempio di quanto si possa estrapolare dall’idea di reality show. Sono state create Isole, con i tentativi all’estero di emularne le gesta in territorio di Giungle; ci sono state case e alter ego per vip, quali le Fattorie; ci sono state le accademie di ballo, le scuole pluridisciplinari, i loft, le beauty farm; ci sono stati scambi di famiglie, scambi di moglie, utilizzi di tate. Insomma, c’è stato di tutto, di più. Bene, cos’altro si può fare? Magari bisogna non più puntare sul contesto ma sul fatto? Vediamo: c’è stata la possibilità di mangiare topi, di mangiare occhi di bue, di trasportare cuori di maiali immersi in vasche piene di verbi, si è giocato alla ruota della fortuna sui cui spicchi vi erano i differenti tipi di taglio di capelli, si è giocato ai cannibali. Ma mai si sarebbe potuto immaginare che anche la "cosa", il sentimento più personale di tutti venisse così incredibilmente “commercializzato” e reso fruibile al palato del telespettatore più infido e curioso: la religione. Sì, la religione, che assieme all’orientamento sessuale e – sotto un profilo però più basso – all’orientamento politico, fa uno di quei "modi di vivere la vita" più personali possibili per una persona.

Si ringrazia pubblicamente Tvblog, con il quale sono personalmente venuto a conoscenza di questa notizia. Il “gioco”, che prende il nome di Penitenti gareggiano, vede in gara dieci atei a stretto contatto con differenti personalità appartenenti alle maggiori religioni mondiali. Vince chi si converte, vince chi abbandona la propria credenza in virtù di quella diametralmente opposta: il pensiero dell’inesistenza del divino convertito in passione per l’entità superiore. A leggere questo gioco, un po’ straniati legittimamente lo si è. Questo perché, a livello personale, credo che ci siano dei limiti da rispettare e che normalmente la televisione supera. Il proprio credo venduto, mercificato, impacchettato per essere fruito nel peggior modo esistente al mondo. Una parte del proprio io, profonda ed intima, mostrata alla luce del sole pronta per essere assalita ed attaccata.

Per un più equo confronto si richiede, a questo punto, la nascita del reality show contrario e opposto, ossia dieci religiosi che decidono di mettersi in discussione – utopia! – con degli atei, e vince chi si “converte” all’ateismo. Stando certi dei capelli che volerebbero in un caso o nell’altro, e vista la più o meno validità dell’idea di fondo – il confronto, la discussione, senza meri fini o scopi terzi –, immaginavo un differente utilizzo della religione in televisione. Perché non un confronto, pulito ma riflessivo, che abbia come impianto quello della discussione vertente in Ciao Darwin, con le due categorie di credenza l’una di fronte all’altra posizionate, con la possibilità di parlare uno alla volta, che dia la possibilità di capire qualcosa in più attraverso esperienze di vita? Questa sarebbe una televisione dignitosa, una televisione che svolge il compito dell’informazione e della formazione. Una televisione di quelle, come ha eccellentemente sottolineato il nostro Expedit oggi, che purtroppo non esistono più.


Spazio agli avvoltoi, spazio alla degenerazione.
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I "NUOVI" PALINSESTI MEDIASET, TRA CANFORA, NAFTALINA E TANTA IPOCRISIA...

I nuovi palinsesti Mediaset. Il nostro ElBarto se ne occupato, come suo solito, in maniera egregia. Li abbiamo letti, li abbiamo commentati. Ma scusate, è una mia personale impressione. Non nascondiamoci dietro un dito, ma cosa cambia? Sempre le solite proposte, sempre le stesse persone, sempre le stesse presenze, tra certezze innegabili e programmi innaffondabili. Non voglio tirare in ballo l'economia; voglio infatti mantenermi "alto". Vorrei infatti che il mio discorso fosse affidato alla mera visione del mondo dello spettacolo. Lo spettacolo che per anni, ha prodotto, ha creato, ha ideato idee, anche a costo zero. Le televisioni, private e non, sono divenute non altro che semplici ripetitori di programmi affidabili, basandosi sulla semplice abitudine dei telespettatori. Il teatro, ahiloro, è costretto di tanto in tanto a cambiare. Vi immaginate se fosse ancora in giro Il Gobbo di Notre Dame di Riccardo Cocciante? Un analogo successo, in termini televisivi, vi garantisco, sarebbe ancora in onda.
Le aziende televisive sono divenute sempre più simili a quelle automobilistiche. Scusate questo parallelismo, ma nella mia riflessione, questo paragone mi sovviene. Realizzare modelli dal sicuro successo, affidandosi al passato. Vi sembra normale che la Fiat si sia ridotta alla imposizione trendy della 500, pur di apparire "moderna"? I grandissimi flop di Fiat Stilo e compagnia infatti, hanno tirato indietro qualsiasi inventiva. E ciò sta accadendo anche in televisione. Il mummificato Paolo Bonolis farà Peter Pan, e poi si nasconderà "dietro" la DeFilippi, per apparire innovativo. Il Milionario, Grande Fratello, Amici. Insomma, una televisione che ci stiamo portando indietro da anni, ma sempre con quel falsissimo e stampato sorriso sulle labbra. Anche loro devono pensare al danaro? Bene, allora mettiamoci d'accordo.
Loro non fanno televisione. Non è questa LA TELEVISIONE. Non è questo lo spettacolo. E' solo un modo per far soldi. Non si vende pane, ma si intervalla tanta pubblicità con questa o quell'altra faccia. La televisione, credetemi, è tutt'altra cosa.
Tanto, cosa ci vuole? Basta dire ai giornalisti che si punta sull'innovazione e sui nuovi progetti; loro scrivono e la gente legge, e poi magari c'è anche l'individuo che ci crede. Ma noi no. Che sia Rai o Mediaset, che sia digitale o analogico.
La televisione si è fermata, e si illude di andare avanti, calpestando i suoi stessi piedi. E noi, che di televisione ci occupiamo, paradossalmente, a breve potremmo anche "riciclare" molti nuovi post dello scorso anno.....
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domenica 28 giugno 2009

SFOGO PERSONALE (#2): QUANDO UN DEGNO FINALE PER UN GIOIELLINO COME "LAS VEGAS"?

http://www.vegasenews.com/wp-content/uploads/laas-vegas-tvshow.jpg
Devo essere sincero
: amante della televisione italiana, ho sempre dato poco credito ai telefilm di matrice americana, pur essendo convinto del fatto che siano una spanna sopra alle produzioni e ai risultati nostrani. Il problema, o la ragione, è che il loro essere così accattivanti, il loro essere così incredibilmente perfetti, pur scadendo e “involvendo” nel corso delle stagioni, è motivo di attrazione massima per la mia persona. Dovrebbe essere una cosa positiva, invece tutto sommato non lo è. Amo la serialità, media o lunga essa sia, ma detesto il “to be continued”, non tollero quegli odiosi “alla prossima”, non amo i climax che si interrompono sul più bello. Sono avido, lo ammetto: devo scoprire subito come termina una cosa, devo essere sicuro del fatto che, terminata una puntata che mi ha preso, posso vederne un’altra, per capire come continua il tutto. Un difetto? Probabilmente. Bene. Allora, sono stato particolarmente colpito dal pilot di un telefilm mandato in onda in questo principio d’estate da Raidue e che si chiama Las Vegas. Un telefilm che è morto e sepolto, purtroppo, che arriva sulla tv generalista con ben sei anni di ritardo dalla prima assoluta sui circuiti americani, sulla NBC nella fattispecie, e che è stato trasmesso totalmente da FOX Italia, su Sky, con un solo anno di ritardo rispetto alla messa in onda americana. Nato nel 2003 e chiusosi nel 2008, Las Vegas creato da Gary Scott Thompson, è ad oggi l’unico dei prodotti mandati in onda da Raidue che timidamente si avvicina alla media di rete, con ascolti che ogni giorno registrato l’8% di share e superano costantemente i 600.000 telespettatori.

L’ho trovato sin da subito un ottimo prodotto e ho provato a vedere altri episodi, slegandomi dalla messa in onda di Raidue per i motivi sopra citati. E ho capito che stavo assistendo davvero ad un piccolo gioiellino. Personaggi ben definiti, belle personalità scritte rese eccellentemente dai vari attori – James Caan nei panni di Big Ed, Tom Selleck come A.J. Cooper e Vanessa Marcil alle prese con la hostess di casinò Sam Marquez quelli a mio avviso caratterizzanti, oltre ovviamente a Josh Duhamel come Danny McCoy –, una regia più che buona, delle storie – preferite quelle verticali con una totale assenza di una storyline orizzontale che accompagni una stagione o il telefilm tutto, ritrovabile però solo nell’evoluzione dei protagonisti – realmente pazzeschi, dei cliffhangers per la fine di ogni serie (cinque in totale) che mi portavano molto spesso a paragonare questi tipi di finali con quelli di prodotti del Belpaese e a riflettere su quanto fiato mi togliessero quelli di Las Vegas rispetto ad altre fiction prettamente italiche. Insomma, sono stato veramente felice di poter vedere i più di 100 episodi di cui consta tutto il telefilm. Ma…

Ma sono al contempo dispiaciuto. Prima ancora che mi tuffassi nel vortice di Las Vegas, di cui ho divorato avidamente tutte le puntate, sapevo che c’era un problema, una chiusura anticipata che aveva lasciato aperte tutte quante le storie dei vari protagonisti, annidatesi incredibilmente nel 106simo episodio intitolato Tre matrimoni ed un funerale. La NBC, infatti, lo scorso anno, visti gli ascolti in calo ma pur sempre soddisfacenti in quanto in bilico tra i 7,5 e i 9 milioni di telespettatori, pur sempre maggiori di quelli che si sono registrati con altri prodotti successivi, decise di chiudere la serie e di non produrne una sesta stagione, scatenando le ire dei fans di tutto il mondo, oltre che del produttore Thompson che tutt’oggi spera di – almeno – farne un film tv di due ore per poter completare tutte le storie in maniera degna. Ne è stato creato un sito à là fans-club (Las Vegas – The Series), è stata aperta una campagna di raccolta fondi con le vendite di scarpe da neonato – il riferimento, per chi ha visto la serie e il suo aperto finale è molto chiaro –, è stata aperta una petizione che però non ha trovato il successo sperato. Ad oltre un anno dalla chiusura, un degno finale per Las Vegas non c’è ancora. A volte pare che la tv americana sia anche peggiore di quella italiana. E il magone, ad essere sincero, mi prende, soprattutto quando leggo sul forum ufficiale della NBC che girano voci positive per una ripresa del telefilm...

Join the campaign – Fans deserve a Real Ending!
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giovedì 25 giugno 2009

MENTANA IN STAND BY: QUANDO UN “FUORICLASSE” DELL’INFORMAZIONE ITALIANA RIMANE IN PANCHINA

Ufficialmente proprio ieri, con la sistemazione delle ultime firme, che hanno definitivamente stabilito la chiusura ufficiale e consensuale del suo rapporto di lavoro con Mediaset, come ha lui stesso riferito, Enrico Mentana chiude 17 anni di storia televisiva italiana che lo hanno visto prima come fondatore del TG 5 e poi, dopo la polemica sostituzione nel primo telegiornale privato italiano, come creatore di un talk–show di approfondimento di seconda serata, appunto Matrix, che ora come ben sapete, continua senza di lui, con la conduzione riconfermata anche per la prossima stagione, dell’ex-giornalista della CNN, Alessio Vinci. Quest’ultimo con l’ingresso in Mediaset è diventato anche il vicedirettore della testata news del gruppo, trasversale alle 3 reti, ovvero Videonews, diretta da Claudio Brachino.
Il buon Enrico, colonna portante e autorevole dell’informazione del gruppo appena lasciato, ora è fermo, in cerca di una nuova sistemazione in tv e aspetta eventuali proposte.
Si rincorrono molte voci sul futuro di Mentana: un approdo a Sky o forse a La 7, dove tra l’altro lo vedrei proprio molto bene, ma sono state tutte smentite dalle parti interessate.
E’ certo che in un panorama televisivo come quello attuale, decisamente schierato, da una parte o dall’altra, senza il bisogno di fare nomi( tanto sono chiari a quasi tutti quelli che seguono con attenzione l’informazione televisiva) , si sente l’assenza di un attento osservatore, un abile e intelligente giornalista come lui … ancor più in questi ultimi mesi, caratterizzati dai tristi fatti d’Abruzzo e da una brutta, accesa e infuocata campagna elettorale …
In mezzo a tanti giornalisti, alcuni poco carismatici e altri per niente autorevoli, e in altri casi ancora, troppo faziosi, la sua equidistanza ( vera o finta ? ), il suo punto di vista e la sua puntuale ironia, sono decisamente mancate .
Quando riusciremo a vederlo nuovamente in tv ? A prescindere dai gusti e dalle simpatie, ma anche dagli orientamenti politici, personali e dei nostri cari lettori, va sottolineato che è davvero un grave errore che un professionista impeccabile, di prim’ordine e di grande esperienza della nostra tv sia destinato a rimanere in panchina.
Speriamo di poter dedicare presto un post, qui a Scavicchia, al suo ritorno in tv, da noi fortemente auspicato, per vincere altre sfide e regalarci nuovamente il suo punto d’osservazione nel nostro attuale asfittico panorama informativo italiano.
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WIND MUSIC AWARDS: IL DEGNO SUCCESSORE DEL FESTIVALBAR CHE FU?

La musica in televisione ha fatto il suo tempo. Non c’è evento del genere, infatti, che mantenga ad alti livelli interesse e aspettative del pubblico italiano, per carenze di nomi, di qualità, della concezione di “evento” fruito dal mezzo televisivo. Ne conseguono la morte di brand storici o la rivisitazione di altri marchi famosi e nazionalpopolari: pensiamo a Sanremo, diventata la ‘settimana santa’ della tv e non il tempio sacro della musica leggera, o al Festivalbar, kermesse andata in onda negli ultimi anni su Italia1 che ha visto morte dal 2007, con l’ultima edizione andata in onda che aveva come conduttori Elisabetta Canalis, Enrico Silvestrin e Giulio Golia. Proprio la manifestazione della famiglia Salvetti, saltata per il secondo anno consecutivo per problemi di budget, pubblicità o affini, sembra aver trovato negli ultimi tempo il suo degno erede, per attrattiva e per resa, non sicuramente per percorso e per storia, il cui nome è quello dei Wind Music Awards. Ripreso nelle sere del sei e del sette giugno dall’Arena di Verona – storica sede della serata finale di ogni edizione del Festivalbar, creando un primo punto di contatto tra le due diverse manifestazioni – per poi essere trasmesso per tre lunedì dall’8 c.m., la kermesse giunta alla sua terza edizione e condotta da Vanessa Incontrada ha saputo resuscitate un minimo di appeal per il genere della manifestazione canora.

Più e più sono gli elementi a favore della concezione di questi Awards come ‘successore’ del Festivalbar. Prima di tutto una conduzione brillante: anni di palestra a Zelig in prima serata su Canale5, che si sommano ad una predisposizione di base più che buona, all’estro e alla simpatia della spagnola, fanno della Incontrada un’ottima intrattenitrice, umana e professionale allo stesso tempo. Non a caso, assieme a Fabio De Luigi, ha rappresentato nel 2005 il punto più alto del Festivalbar dopo il declino assoluto dell’evento. Poi, una carrellata di cantanti non indifferente, a confronto di cui le ultime edizioni della vecchia kermesse itinerante paiono ancora più scarne e più sciape di quanto in realtà non lo siano state. Nomi vecchi e nuovi, storici e recenti, che creano il giusto cocktail per appagare i gusti di tutti, radunatisi come non mai nella favolosa cornice dell’Arena di Verona. Da Pino Daniele a Marco Carta, dai ragazzi di Amici a Claudio Baglioni. Non per ultima la cornice stessa: le affinità create dalla stessa località, che getta l’occhio sul passato, quando i vari Gerry Scotti, Amadeus, Fiorello ecc, si aggiravano sul palco costruito ad hoc nell’anfiteatro veneto.

Passato, “corazza” formata con il tempo e con la diffusione del marchio, il non essere itineranti – cosa che però non riguardava più di tanto il Festivalbar degli ultimi anni, con solo due o tre tappe in totale, tanto che il Trl on tour estivo copriva più zone, pur essendo più piccolo e di meno pretese – ma stabili ed autocelebrativi, le principali differenze. Dal 2007, quando alla conduzione c’era una allora fortissima Cristina Chiabotto e la manifestazione era “poca cosa”, ad oggi che ne sono state create addirittura tre serate baciate dal successo del pubblico (oltre tre milioni e il 13% di share di media), a tutti gli effetti, quindi, i Wind Music Awards si candidano come successori del Festivalbar che fu e che difficilmente tornerà ad essere. Appuntamento all’estate 2010?
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martedì 23 giugno 2009

IL MERCANTE IN FIERA: L’ESTATE COME RIABILITAZIONE DI PROGRAMMI DEFUNTI?

Si sa, e lo dicemmo anche qualche giorno fa: l’estate, per quanto “inutile” sotto il profilo della passione per i numeri, per le percentuali e affini, è sempre un po’ pazza. E’ come il marzo di ogni anno che si rispetti, è come l’eccezione che sfugge alla regolarità di un fenomeno, e da oggi in poi è anche il purgatorio dove le anime (delle trasmissioni) in pena sono alla ricerca di una riabilitazione per l’ipotesi di vita ultraterrena. L’estate televisiva è il giusto aperitivo o la degna conclusione, nella sua leggerezza e nell’essere sempre troppo (giustamente) criticata, di una stagione televisiva in cui si sono consumate forze, idee e soldi. A proposito di questi ultimi, come ben sapranno i lettori di Scavicchia la notizia, diverranno gli “oggetti” del nuovo access prime time di Italia1 a partire da questo settembre, un quiz che prende il nome de Il colore dei soldi, ‘pescato’ da Amadeus e riadattato per Enrico Papi, con tutta probabilità, il quale manda un po’ a riposo la sua Ruota della fortuna, che ha girato molto bene per tutto l’anno 08/09. Riuscirà a insediarsi perfettamente in una fascia così ostica? Ciò che è certo è che l’access di Italia1 è anch’esso un po’ folle: basta leggere gli ascolti di ieri, cosa che rende possibile l’autorevole Tvblog dal quale traiamo il dato.

E’ ritornato in onda, in rigorosa replica – a proposito, che brutto replicare un quiz! –, Mercante in fiera con Pino Insegno e Ainett Stephens, che aveva ben colorato la fascia sopracitata della rete diretta da Tiraboschi tra il 2005 e il 2006, per poi arenarsi bruscamente e dare origine ad una cauta riflessione su un degno sostituto (tra cui anche quel simpatico Prendere o lasciare? con Papi di cui si chiede ritorno). Ecco, da questo mese ritorna in onda con le repliche della prima stagione e il dato è sicuramente “sconcertante”. Tra le 20.30 e le 21.10, lì dove Italia1 nelle ultime settimane si era fermata al 6% di share, il programma di Insegno ha registrato 2.800.000 di telespettatori con l’11,79% di share, un dato sicuramente gonfiato dall’assenza del forte access di Raitre, Un posto al sole che per questa settimana gode una “parziale vacanza” vista la concomitanza degli Europei dell’Under 21 di calcio. Ma un dato sicuramente degno di nota: non tutti i telespettatori tipici della soap napoletana si riversano su un giochino “giovane” che ha il compito di attutire i danni creati da Raiuno e Canale5, anch’essi in vacanza con i propri access storici.

Quasi tre milioni per il 12% di share è un risultato più che ottimo, che dà adito ad una riflessione particolare: può l’estate essere considerata come il luogo di riabilitazione programmi? A mio avviso fino a un certo punto. E’ diverso il pubblico, sono diverse le aspettative, è diverso il target tipico, anche quello più marmoreo per una rete. È contemporaneamente vero che l’estate può anche essere vista come il periodo all’interno del quale dare risposta a due differenti esigenze: sperimentazione e ri-prova. La prima, oramai, è “andata a farsi benedire”, mentre la seconda sta trovando, anche per la crisi economica che porta lo sborsamento di soldi ad uno zero assoluto, una sempre più dilagante moda. Riprovare, ri-testare, è un qualcosa che non fa male – soprattutto se non si spendono soldi, vero Mediaset, vero Rai? –. Le sorprese non mancano mai, poi. Chi l’avrebbe detto che la gatta nera avrebbe potuto avere una nuova chance? E soprattutto, qualcosa di 'nuovo' per i telespettatori...
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SFOGO PERSONALE (#1): ANNA TATANGELO SI INFURIA PERCHÈ LE CANCELLANO LO SHOW, IO PERCHÈ DIFENDO LA SEPARAZIONE DEI RUOLI

Lo ammetto: sono un inguaribile fautore della divisione dei ruoli, per quanto riguarda l’ambito televisivo. Non amo molto la figura del tuttofare, perché convinto che sono talmente poche le persone che eccellono nei tre campi maestri dello spettacolo mondiale portati a veicolo di quello televisivo, che si finirebbe per scambiare anche la minima capacità per l’arte nella sua più alta eccezione. Viva Iddio, c’è il cantante che ti emoziona, c’è l’attore che impersona in maniera eccelsa la parte assegnatagli, il ballerino che si muove manco librasse nell’aria, c’è il presentatore che fa il suo mestiere come nessuno mai potrebbe: perché dobbiamo fare una commistione pazza di tutto? Forse la motivazione è più semplice di quanto si possa pensare: prima la persona, prima il nome, poi la capacità, la bravura, la gavetta. Me ne ero incredibilmente dimenticato, preso dalla smania di descrivere il mio mondo tipo. Ecco, però io mi domando: ma perché Anna Tatangelo dovrebbe condurre un programma? Perché oscuro motivo la ragazza di D’Alessio deve avere una trasmissione tutta sua e, stando a quanto racconta Leggo, prendersela enormemente se viene rinviato per problemi di costi? Premessa: dopo il Cupido di Federica Panicucci – che era riuscito ad esercitare un po’ di appeal, tutto sommato – sarebbe venuto il turno di Anna Tatangelo, la ragazza che cantava Doppiamente fragili passando per le ragazzi madre e gli amori omosessuali a livello di tematiche nel giro di pochissimi anni, con il suo Appuntamento al buio, simile per sviluppo e dinamiche. Poi è stata rinviato, poi definitivamente cancellato. Io, a dire il vero, ne sono ben felice.
“Sei una cantante, hai un tuo pubblico (contiamo anche il fatto che qualche tua canzone la intono anch’io, sotto la doccia) che ti segue, hai un lavoro… bene, perché devi diventare conduttrice? Canta e basta!”...
...sarei solito dire. Il problema è che sono intollerante a cantanti diventati conduttori – ciao Pupo! –, a conduttori trasformati cantanti – come va, Stefania Orlando? – a tronisti che si riciclano, e così via. Ben venga che non ci sia la possibilità di vedere la Tatangelo condurre – e al diavolo le possibilità che bisogna dare a destra e a manca, manco fosse una cosa dovuta –. Ognuno faccia la cosa che meglio sa fare, almeno in televisione, per cortesia. Dopo il salto il motivo di questo sfogo personale (il primo, l'unico e ultimo? Chissà!).

Vendetta, tremenda vendetta. Anna Tatangelo è su tutte le furie e gli amici dicono che nemmeno Gigi D’Alessio, il suo compagno, riesce a placarla. La cantante ciociara è fuori di sé dopo aver appreso che è stato cancellato, o quantomeno rinviato, il reality show che proprio lei avrebbe dovuto condurre su Italia 1. Si trattava di “Appuntamento al buio”, quattro puntate di un programma prodotto dalla Endemol. Come ha scritto Aldo De Luca su “Il Messaggero” di qualche giorno fa, il reality consisteva in questo: un reality pieno di sexy appeal: quattro ragazzi e quattro ragazze che non si conoscono e che si ritrovano in un casolare (a Bassano Romano, nel Viterbese) dove si incontrano in una dark room. Appuntamento al buio per l’appunto, omaggio alla filosofia scambista. Per Anna era l’esordio, una sfida, dimostrare di cavarsela parlando e non cantando. Per ora, però, tutto rimandato...
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giovedì 18 giugno 2009

INCOERENZA ESTIVA: QUANDO LA REPLICA E' VISTA E IL NUOVO VIENE RIFIUTATO...

Devo essere sincero: per quanto inutili all’occhio di chi è anche molto interessato – non c’è periodo di garanzia, non c’è necessario bisogno di raggiungere determinati traguardi, non si vive la sfida e la lotta così come in inverno – gli ascolti del periodo estivo regalano ogni giorno una sorpresa e rispondono a tutte quelle domande per cui si batte parte del pubblico e, come avrete avuto sicuramente modo di leggere, il Codacons. Sì, perché, a dire le cose come stanno, si nota un po’ di quell’incoerenza tipica italiana che smuove successi e insuccessi televisivi. Ecco, una delle domande più ricorrenti è perché l’estate televisiva sia sempre sinonimo di repliche, prodotti stranoti, arciconosciuti. Perché, perché, perché? Oggi, schematicamente, vogliamo tirare le somme senza dilungarci troppo – anche perché fa caldo, e sprecare tempo e forze a capire perché il pubblico italiano sia così incoerente è veramente troppo e risulterebbe più facile scoprire nuove forme di vita nell'universo! –, in maniera ironica e divertente. Let’s start!

Raiuno
  • 6,40 – 10,40: Uno Mattina Estate, prodotto in diretta, concorrenza inesistente. Share del 23%: effettivamente pochino.
  • 10,40 – 11,20: 14^ Distretto, concorrenza che inizia ad “affilare” le armi, fascia ostica dalla dipartita di Verdetto Finale (la terza parte di Uno Mattina versione primaverile otteneva a malapena il 20%). Share del 16%.
  • 11,30 – 13,30: il caso più eclatante, La signora in giallo – bruciatene i nastri, per piacere –. Sono anni che ci delizia (?) con i suoi stupendi (??) casi, dando origine a brutti pensieri. Possibile che dove c’è lei muore qualcuno? Ecco, La signora in giallo è un qualcosa che va oltre ad ogni concezione, ad ogni riflessione, è pura metafisica, vive di leggi proprie che sfuggono all’occhio umano. Tutti la criticano, tutti la guardano. Dopo due settimane di “riscaldamento” motori, è al 20%. Inaudito!
  • 14,00 – 15,00: prodotto in replica, tuttavia giovane, Verdetto Finale con Veronica Maya. Share del 15%, il che sta a significare che la scelta di trasmetterlo a quest’ora da settembre è un suicidio.
  • 15,00 – 17,00: Un medico in famiglia, replicato dalla prima stagione (bisogna far crescere il desiderio del pubblico dopo l’ondata di indiani e di folli dinamiche). Non ci si può credere, ma è anche più visto della Balivo (concorrenza diversa a parte). Nel secondo episodio registrata punta assurda del 24% di share.
  • 17,00 – 19,00: Rex e Le sorelle McLeod dominano la fascia che era di Sposini. Le australiane sono al 16%, ma sicuramente cresceranno. Il pastore tedesco è sul 19% di share.
In preserale L’Eredità di Carlo Conti in rigorosa replica batte Sarabanda in prima tv; in access SuperVarietà, arguto minestrone del meglio di 55 anni di televisione, è battuto da Paperissima Sprint (repliche, repliche, repliche!), con un distacco di sette punti, otto anche; in prima serata una fiction al secondo giro ne batte una conservata per la stagione calda.

Guardi gli ascolti di Raiuno e capisci perché i direttore mettono il cartello “In ferie”. Se gli ascolti sono così soddisfacenti, perché mai bisogna spendere e spandere, perché scialacquare? Altri casi che danno manforte al pensiero che siamo tutti un po’ incoerenti: Raidue è, come già dicemmo, allo sfascio. Canale5 ha soddisfazioni con Il meglio di PomeriggioCinque, qualche grattacapo in più con Sarabanda. La Confederations Cup è rifilata su Raidue tanto va male quando non si parla di Italia, Forum sull’ammiraglia Mediaset è come se fosse in prima tv, superando ancora l’obiettivo di rete per il daytime che è del 21%, Distretto di polizia 4 addirittura è all’8% nel mezzogiorno di Rete4. E potremmo continuare all’infinito…

Semplicemente, la litania delle repliche in estate sembra essere la stessa cosa dei reality show in autunno o in primavera: tutti dicono di non guardarle e poi fanno record d’ascolti…
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CARLUCCI, BAUDO, CLERICI E GLI SFOGHI DA PALINSESTO: LA RAI SA TRATTARE I SUOI ARTISTI?

Alla presentazione dei palinsesti Rai avvenuta martedì sera si sono registrati dei piccoli “mini-eventi” che hanno dato un po’ di colore alla serata. Tra questi, le prese di posizione di Antonella Clerici, di cui vi abbiamo raccontato, di Milly Carlucci, che a fine incontro ha sbottato visto che praticamente nessuno si è ricordato del suo impegno per Miss Italia e per il record di ascolti della sua ultima edizione di Ballando con le stelle – sottolineando che si trattasse del programma più visto dell’anno, quando in realtà a detenerne la palma è Ti lascio una canzone – e di Pippo Baudo. Tre grandissimi artisti, forse quelli che più contraddistinguono assieme a Carlo Conti, ad oggi, la missione di Raiuno: classicità e familiarità. Fa specie, però, che arrivino proprio da questi pilastri le lamentele più evidenti e più esasperanti. Perché non una Balivo, perché non un’Isoardi, perché non una Bianchetti, hanno “dato di matto”? Semplice, se ci poniamo un’altra domanda: la Rai, e nello specifico Raiuno, sa trattare i suoi artisti? Evidentemente no. Credo, che ci sia una serie di fattori che influisca nella resa televisiva e nel comportamento ‘simil-privato’ di un conduttore o di una presentatrice, differente per casi, simile per “attuazione”.

In primo luogo, il rapporto di subordinazione tra direttore di rete e personaggio che molto spesso valica determinati confini e che perde di significato. Ciò è avvenuto per ben sette anni con la direzione Del Noce, durante cui a capacità, abilità, bravura sono stati preferiti simpatie, favoritismi, pressioni politiche. Una figura messa lì per caso, mossa da chissà quale volere, entra in un rapporto di “paternità” con il direttore, il quale è chiamato a tenerla a bada costantemente, sacrificando l’immagine della sua rete. Conseguentemente, il sacrificio porta a salti mortali in palinsesto da giustificare con le motivazioni più improbabili e ad un clima molto pesante da sopportare, in cui il pettegolezzo e il rumor sulla starlette di turno, la fanno da padrone. E’ la costituzione di un ambiente di lavoro in cui i significati di gavetta, di sudore, di sacrifico, di lezione e di apprendimento perdono di significato e pone sullo stesso piano la cuneese e la milanese, l’aversana e il catanese, la napoletana e l’abruzzese, con carriere azzerate e tutti posti agli stessi blocchi di partenza. L’artista che ha regalato anni d’oro alla rete non è più gratificato, bensì è demotivato.

Il motivo principale, a mio avviso, di questa esasperazione generale trova suo fulcro di riflessione nella figura di un direttore di rete che, per quanto bene ha fatto a livello d’ascolti, ha sovvertito tutta una gerarchia di lavoro da rispettare nella maniera più assoluta. Il risultato, all’occhio del pubblico, è che gente come Giancarlo Magalli e Monica Leofreddi o si trova su Raidue o diventa mamma a tempo pieno. Non solo: c’è da contare anche una maggiore inflessibilità in ciò che può essere proposto. Difficilmente un conduttore a Raiuno può spaziare diversi generi, divenendo così eclettico e versatile, visto un tipo di pubblico che accorre in massa solo quando sono presenti determinati elementi, alla mancanza di cui si grida al “flop”. Le soddisfazioni arrivano, pertanto, se solo si è completamente accettata la struttura nella quale si lavora e – regola di vita – se si è ben consci delle proprie qualità (un Amadeus che reclama Sanremo, ad esempio, è un Amadeus che ubriaco d’ascolti perde i lumi della ragione).

Ad oggi, la Rai, o per meglio dire Raiuno, è l’azienda, il canale dove si è lavorato perché sei bello, sei giovane, sei simpatico, sei “protetto”. La rete dove vieni trattato diversamente se diventi mamma, dove o fai quello o non fai niente, dove guidi una serie di ballerini a vita. In caso contrario, sii un’aziendalista fino in fondo, piega il collo al regime, diventa da tappabuchi a volto di rete (citofonare Carlo Conti). Non a caso, concludendo, non riesco a trovare a Raiuno volti immagine così come a Canale5. Con una Carlucci, una Clerici, un Baudo – a tutti gli effetti le bandiere della rete ora diretta da Mauro Mazza – sono i primi a lamentarsi del trattamento che ricevono, perché dovrei porli, posta come base di paragone l’essere figure chiave di una rete, allo stesso livello di una De Filippi, di uno Scotti, di una D’Urso?
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mercoledì 17 giugno 2009

FIORELLO SHOW: UN DIVERTENTE SPETTACOLO DA TV GENERALISTA, TRASMESSO PER POCHI SU SKY


Le polemiche e le dichiarazione interessanti estrapolate dall’intervista a Vanity Fair, le ha già ampiamente riportate il nostro attento e aggiornatissimo Expedit: in questo post voglio invece riprendere e parlare di questa sua ultima “ricca” e “facile” esperienza tv per il “ristretto” popolo delle parabole.
Si sta infatti concludendo in questi giorni il programma tv che ha portato il nostro showman numero uno del momento, Fiorello, sulla tv satellitare e sul neonato canale SkyUno, quello che presto ospiterà anche l’atteso ritorno del re del quiz Mike Buongiorno.
Il programma, molto apprezzato da pubblico e critica, è stato uno spettacolo tv che sostanzialmente riprendeva stralci della serata teatrale registrata qualche giorno prima, poi rimontati e trasmessi per una durata di circa 40 minuti: il risultato è qualitativamente interessante, sicuramente è nato un mini-varietà scanzonato e divertente.
Fiorello con il suo gruppo di lavoro tira ormai le somme e afferma che “senza togliere nulla a ciò che ho fatto fino ad ora, quello che sta per finire è sicuramente l'esperienza più viva, più interessante, più nuova, più bella della mia carriera”.
Se non è giudicabile da me l’atmosfera e il lavoro svolto da Fiorello col suo team e con Sky, e come si desume, sicuramente più soddisfacente per lui rispetto al passato, sul fatto che sia una “nuova” esperienza, io ho qualche riserva: il formato ( breve ) è quello che ha provato televisivamente su Raiuno lo scorso inverno, con quel bel programma, veloce e corsaro durato poche settimane in access, mentre i contenuti di base sono quelli che già ha presentato con successo nelle varie edizioni di “Stasera Pago Io” con qualche piccola evoluzione …e poi francamente far passare come “nuova ” la ripresa di uno spettacolo teatrale, miniaturizzato per esigenze televisive, mi pare esagerato.
Ottimo compenso, rischio quasi zero e nuovo “successo” assicurato: da qualche tempo ormai Fiorello va sul sicuro.
Si parla di un ascolto medio di 500.000 telespettatori ( contando naturalmente tutte le volte che la puntata viene riproposta) , che è davvero un dato buono per le reti satellitari: film in prima tv e telefilm di culto, raggiungono al massimo sui 300.000 – 350.000 telespettatori.
Questi numeri sono invece decisamente bassi , se paragonati ai 10 milioni raggiunti, in più di un occasione su Raiuno.
E’ vero però che è assurdo paragonare gli ascolti della tv satellitare e della sua fruizione, con quelli della più popolare e seguita tv generalista: infatti sarà solo dal numero degli abbonamenti confermati a Sky ( ancora non comunicati ), che capiremo se l’operazione Fiorello per il gruppo Murdoch ha avuto un senso editoriale e un tornaconto economico positivo, anche perché quello di immagine è a mio parere indiscutibile.
Un’amarezza di fondo mi pervade: possibile che questo spettacolo tv sicuramente popolare, e che riporta in tv, come in altre sue rare esperienze passate, il varietà puro, sia trasmesso dalla tv satellitare ? Possibile che né Rai, né Mediaset abbiano saputo convincere il simpatico show-man siciliano ? e invece ci propongono stancamente i soliti noiosi e scontati, oltre che volgari, reality o programmi ormai stracotti? O forse è invece Fiorello che ha preferito un esilio dorato e per pochi intimi ? dove tra l’altro il rischio è minimo per la sua immagine ?
Comunque sia è un peccato: Fiorello ha proposto il suo sfavillante e ottimo show da tv generalista per pochi su Sky, e la gran parte del pubblico, quello che ha contribuito alla sua grande popolarità e lo apprezza molto, purtroppo in quest' occasione non ha avuto modo di seguirlo!
E se Mediaset ora e nel prossimo futuro è out, come dice lo stesso Fiorello, per la mancanza di fair play dopo il suo passaggio al gruppo tv di Murdoch, speriamo prenda in seria considerazione un futuro ritorno in Rai , con la quale si è lasciato in piena armonia e che noi suoi affezionati fan auspichiamo.
Però una cosa va detta chiaramente, leggendo l’intervista di Vanity Fair: Fiorello sia meno suscettibile e … accetti anche le critiche …


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giovedì 11 giugno 2009

L'EVOLUZIONE DI RAIDUE: QUANDO DILAGA LA "TELEFILM-MANIA" E BRILLA SOLO LAS VEGAS...

Il daytime ‘08/’09 di Raidue è andato, con risultati più o meno soddisfacenti, in soffitta con tutta probabilità in maniera definitiva visto che, stando a quanto circola in rete, un più lucido e oculato rimpasto è pronto da essere fatto per poi essere mandato in onda a partire da settembre. Dei tre programmi su cui aveva scommesso Marano per un ammodernamento della sua rete ed uno svecchiamento del target, ne rimarrà in onda solo uno, con orario e – forse – titolo diversi, ossia quell’Italia allo specchio di Francesca Senette fortemente penalizzato da un traino ricevuto a mano a mano sempre più scadente in termini di ascolto. Milo Infante è pronto a tornare a Milano e a chiudere il suo Insieme sul due, mentre quelli di Cargo sono in vacanza da dicembre, così come Lucilla Agosti saluta Academy per sempre o almeno fino al prossimo gennaio. Tutti in ferie, quindi, nonostante ascolti oscillanti tra il 6% e l’8% che hanno fatto registrare alle fasce mattutine della rete, con punte del 10%, 12% nel talk dell’ex giornalista del Tg4 o nel Ricomincio da qui di Alda D’Eusanio. Si chiude baracca e, nel frattempo, si allieta il pubblico di Raidue – tradizionalmente 25-44enni del nord Italia – con proposte assolutamente giovani. Perché è il giovane colui che si vuol far divenire il telespettatore medio di Raidue, similare a quello tipico di Italia1. Le proposte del mezzogiorno e del pomeriggio di Raidue per tutta quanta la stagione estiva danno idea di quanto si voglia declinare la rete al gusto prettamente giovanile.

Si inizia con American Dreams alle ore 11.30, tramessa da NBC tra il 2002 e il 2005 e non in prima visto che era già passata su Jimmy, che in ascolti non riesce ad andare oltre il 4% (serie, tra l’altro, terminata). Subito dopo, per la serie “viva la continuità” va in onda il telefilm Desperate Housewives, evidentemente non adatto alla fascia oraria del mezzogiorno e probabilmente soggetto a tagli da macellaio per fare rientrare i vari episodi all’interno di determinati limiti. Raddoppiano i valori assoluti rispetto al precedente (si passa da 200.000 fedeli a circa 400.000) ma lo share è lo stesso: un sonoro flop da 4% di share. Dopo il daytime del bruttissimo Academy, ha inizio alle ore 15 Beyond the Break, dove la fanno da padrone mare e gnocca, e il tentativo di emulare Italia1 raggiunge il proprio apice. I soliti 400.000 fedeli che questa volta valgono il 4,5% di share. Spionaggio e fantascienza governano Alias, dalle ore 16 circa, ideata dal creatore di Lost, J.J. Abrams, serie accattivante e dalla buona riuscita che all’ennesima replica viene rifiutata dal pubblico: 300.000 telespettatori e altro 4% di share. Telefilm giovani e adulti messi insieme, seguiti pochissimo per il pregiudizio di una Raidue come eterna succursale della prima rete di Stato. Certo è che i cartoni animati alle ore 17.30 con pecore impazzite (Shaun, vita da pecora) c’entrano davvero poco con la labile linea che vuole percorrere Raidue. E in tutto ciò facciamo volentieri a meno di parlare dei risultati di 7vite, soap che aveva dimostrato di non funzionare neanche lo scorso anno, e di Piloti – a quando la bruciatura dei nastri? – che fanno la gara a chi fa peggio nel preserale. Proprio ieri 4,70% per la soap e il 2,90% per le chicce di Bertolino – Tortora. Squadra speciale Lipsia non bissa il successo di Squadra speciale Cobra 11 alle 19.30, dimezzandone gli ascolti fermandosi al 5% di share.

Ecco, Raidue è una rete che è da una settimana fissa al 4% di share, ed è la seconda rete di Stato. Una rete che è stata battuta anche dalla piccola La7 di cui ci ha eccellentemente parlato ieri il nostro Ital. Attenzione, però, perché anche nel panorama più buio di questo mondo, nel deserto più vasto dell’Universo, esiste sempre uno squarcio di luce, una piccola e ridente oasi che dà soddisfazione solo alla visione. In questo caso, l’oasi felice di Raidue ha un nome: Las Vegas. Girato nella stupenda città del Nevada, essa racconta le vicissitudini dello staff addetto alla sicurezza del fantomatico Montecito Resort. E’ stato trasmesso da NBC fino al 2008, quando è stato bruscamente chiuso. Viene mandato in onda da Raidue ogni pomeriggio alle 16.30 e si mette in evidenza per una brillante caratterizzazione dei personaggi e per la magnifica inventiva degli autori americani che sfruttano lo stesso scenario per 106 differenti episodi senza però mai stancare, regalando alla rete dalla farfallina rossa l’unico quasi 9% dalle 8 alle 20 di sera. L’unico problema? Sprecato alle quattro del pomeriggio, quando sua collocazione ideale sarebbe potuta essere una più agevole e dignitosa seconda serata, magari in serate a tema. Ma può solamente la brillantezza e l’originalità di 40 minuti del genio americano reggere un palinsesto di una rete pubblica letteralmente allo scatafascio?
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mercoledì 10 giugno 2009

NICOLA SAVINO: CHI LASCIA LE SCORIE VECCHIE PER UN COLORADO NUOVO...

“Iattura e sciagura”, direbbe Bonolis. “Tradimento ed ingiuria” diciamo noi di Scavicchia la notizia leggendo uno degli ultimi avvicendamenti televisivi e passaggi di conduttori da Rai e Mediaset. Sì, lo scambio di conduttori tra le due aziende, l’arruolamento di una figura storica di un marchio da parte di quello concorrente, l’acquisto di un volto identificativo di una rete, ha sempre il retrogusto amaro del tradimento. E dell’ingiuria, se considerassimo poi tutto quanto il percorso del personaggio in questione. Se n’è parlato molto, se n’è parlato tanto, ma solo poco fa è giunta l’ufficializzazione: Nicola Savino lascia Raidue. Nicola Savino, uno dei “protetti” di Simona Ventura assieme a Francesco Facchinetti, per chissà quale stramba ragione smette di vestire la casacca rossa che con tanto amore aveva portato durante l’era Marano e approda dal “nemico”.

Savino, diciamocela tutta, non è uno di quei personaggi che da una parte o dall’altra ti cambia qualcosa, perché poco dà a chi lo vede. La sua “forza televisiva” è figlia di un format, in questo caso Scorie, che danno lustro alla sua mediocrità, alla sua poca – a mio avviso – televisività, al fatto che non lo contraddistingui per chissà quale caratteristica, quale peculiarità. Differente è il discorso se lo approntassimo sul piano radiofonico, dove sicuramente il risultato è degno di nota. Ecco, nonostante tutto, tu Nicola Savino lo identifichi con Raidue, non per altro, quanto per il fatto che è stato “imposto” a forza. E quindi Savino uguale Raidue, perché te lo ritrovi all’Isola, perché te lo piazzano a Quelli che il calcio, perché ce lo mettono ad X Factor: bene. Tutto un tratto, la voglia di volare alto, la volontà di diventare qualcuno, la consapevolezza che il tatto con cui è stato trattato finora non vi sarà più per un cambio di direzione, sovrastano le scelte del buon Savino che, con tutta la squadra di Scorie, varca il cancello che separa Rai e Mediaset e si mette comodo tra le braccia del Biscione.

Adesso, sottolineato che allo scrivente Savino non mi piace – si era capito, no? –, interroghiamoci un attimo sulle motivazioni che spingono un conduttore ad accettare di andare a Mediaset sapendo che in Rai, in un modo o nell’altro, si sta facendo carriera. Aldilà delle volontà e delle consapevolezze di cui sopra, un progetto in ballo bello sostanzioso può fare la differenza in una scelta di così grande entità. Ma Colorado può essere considerato un progetto sostanzioso? Uno dei programmi più beceri della televisione attuale, che fa sorridere praticamente mai eppure tanto amato dal pubblico giovane – santa pace! –, con una comicità da cabaret di quart’ordine, è un progetto sostanzioso? No, non lo è di certo. Perché il posto che prenderebbe Savino è quello di Beppe Braida, altra cima. Per una Rossella Brescia che, a questo punto, è a zonzo, alla ricerca di qualche altra cosa, con tutta la probabilità di questo mondo.
Sinceramente credo che questo sia un passo falso che può pregiudicare il percorso e la carriera televisiva di Savino, che riconosco essere lunga, faticosa, e diciamo anche meritata. Il fatto di essere nelle grazie della conduttrice di punta di una rete e del suo direttore ovviamente aiutava e, probabilmente, una presa di petto della situazione ha fatto in modo che in Savino nascesse la voglia matta di crescere. Certo è che chi lascia la strada vecchia per la nuova, sa quello che lascia, ma non sa quello che trova…
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