"
Citius, altius, fortius!". All’urlo - metaforicamente parlando - dei tre comparativi di matrice latina,
adottati dal
Comitato Olimpico Internazionale dal lontano 1894, due anni prima dell’avvio della I Olimpiade moderna, come
motto olimpico il quale, reso in italiano, significa “
Più veloce, più (in) alto, più forte!”, hanno inizio, ogni quattro anni, le gare e le dispute che costituiscono i cosiddetti giochi olimpici. Quando
Pierre De Coubertin decise di ridare lustro e meraviglia ai gloriosi giochi che spopolavano ad Atene secoli prima e che “fermavano le guerre” - oggi, invece, potremmo dire il contrario, ovvero che
la guerra ostacola questi ultimi -, dando vita, così, la I Olimpiade moderna che si tenne, simbolicamente, ad
Atene nel 1896, le
competizioni erano solo 43, appartenenti, queste, a
nove discipline sportive, che sono poi i capisaldi effettivi di ogni edizione delle gare, con la partecipazione di
14 nazioni. Escludendo l’edizione relativa alla II Olimpiade, tenutasi nel 1900 a Parigi, e quella della III Olimpiade, nel 1904 a St. Luois, che vennero preparate nello stesso momento in cui fremeva l’attesa per l'
Esposizione Universale che avrebbe e che ha rubato l'opportunità di visione, e, di conseguenza, importanza all’evento primariamente descritto,
i giochi, le dispute vere e proprie, terreno fertile per la conquista delle medaglie,
hanno vissuto, nel corso del tempo,
un’evoluzione, una crescita esponenziale, tale che, per creare un semplice paragone e per entrare nella dimensione del fatto, a
Pechino 2008 siano stati previsti
28 sport, per
38 discipline sportive, ed un totale di
302 eventi. Ovvero, una somma tale che il numero delle competizioni di 114 anni prima della capitale greca, si possa, fantomaticamente, ridurre ad un sesto di quelle che, effettivamente, si stanno disputando quest’ultimo anno in quella cinese.
E ci stiamo limitando, in questo caso, a ciò che accade nel panorama che si profila nel momento in cui prendiamo in considerazione solamente
le edizioni estive, di cadenza quadriennale. Lo stesso discorso, però, può essere esteso ai sempre seguiti, ma aventi
minore eco e
richiamo,
giochi invernali. Nel
1926 a
Chamonix, nell’Alta Savoria, a contendersi i ricchi premi, per
16 eventi appartenenti a
6 discipline sportive, ci furono poco più di
200 atleti rappresentanti 16 nazioni. Numeri totalmente sovvertiti nell’ultima Olimpiade invernale, la ventesima, tenutasi a Torino due anni fa, con
84 eventi e
15 discipline sportive diverse, per un totale di
2600 alteti. Adesso, la nostra riflessione non vuole essere particolareggiante nei numeri legati a doppio filo al lavoro e alla realizzazione dei giochi o a quelli puramente sportivi, ma vuole, dal suo canto, fare un
breve excursus alla luce di ciò che, televisivamente parlando, accade quando le gare sono tante, numerose e così diverse fra loro.
Quando una piattaforma acquista i diritti per la trasmissione delle dispute, sia
essa satellitare o relativa alla
Tv di Stato,
è tenuta a mandare in onda - nel modo che
spesso è motivo di critica - tutte queste. Le Olimpiadi sono, caso più unico che raro, appartenenti a quel minuto novero di eventi sportivi (prima di essere televisivi, ovviamente, sono tali) in cui
i dati Auditel pare non ricoprano interesse alcuno. I numeri, le cifre, le percentauli, infatti, sono talmente alte che creare paragoni tra un’edizione e l’altra o interpretarli relativamente alla controprogrammazione (nulla in quanto estiva, maggiore se nelle invernali) appare come
superfluo,
inutile. Ciò che vogliamo notare è che, però, durante il periodo in cui i giochi sono all’ordine del giorno e il loro appeal è alle stelle,
l’interesse che è manifestato verso alcuni sport, verso alcune discipline, verso alcune gare è particolare, sottolineando come, negli altri periodi dell’anno, gli stessi sono praticamente snobbati, vinti dalle questioni relative a quello maggiormente diffuso, ovvero il calcio,
è semplicemente incredibile. In questa nostra volontà, ci aiuteremo, come giusto che sia, con i risultati che i nostri oggetti di esamina hanno ottenuto nell’ultima edizione invernale, quella di
Torino 2006, per l’appunto, e la penultima estiva, quella di ritorno nella capitale greca
Atene, nell’anno 2004.

Sotto lo slogan “
Passion live here”, il
10 febbraio 2006 ha avuto inizio la ventesima edizione dei giochi invernali. Come abbiamo già avuto modo di dire, sono stati disputate 84 gare per 15 discipline, in cui l’Italia ha ottenuto 5 ori e 6 bronzi, risultando nona nel medagliere finale. La sontuosa
cerimonia d’apertura ottenne
10.719.000 di telespettatori per il
37.2% di share, con un
picco che sfiorò i
13 milioni e mezzo. Una delle discipline affrontate è stato il
pattinaggio di figura che, con
18 ore di trasmissione tv ebbe un ascolto medio di
5.096.000 ed il
19.2%, con il
culmine durante la gara di
danza su ghiaccio di B. Fusar Poli e M. Margaglio con quasi
7 milioni ed oltre il
25% di share. Lo
sci nordico registrò
2.245.000 telespettatori e il
24.4% di share, nelle sue
19 ore di messa in onda, tra cui, il miglior ascolto, è quello della
30km maschile seguita da
5 milioni ed uno share del
25.6%. Sempre
sci, in questo caso l’
alpino, con altrettante
19 ore di trasmissioni ed un ascolto medio di
2.667.000 ed un tondo
20% con il picco registrato nella
discesa libera con oltre
5 milioni ed il
34%. Tra le dispute con il maggior seguito, è doveroso segnalare lo
slittino con
5.553.000 milioni di persone ed il
24%, la
finale a squadre di salto con oltre
6 milioni ed il
21%, e, ovviamente, l’evento di quella edizione, il
curling. Chi non si è appassionato dinanzi alle gare che tanto rimembrano le bocce, ma con l’unica differenza, quale quella d’avere un percorso interamente ghiacciato? Una vera e propria
mania, esempio lampante della nostra riflessione. Ebbene, per Italia-Finlandia del 19 febbraio, ci furono
cifre da capogiro, se rapportate alla diffusione dello sport nello stivale:
4.758.000 per gli oltre
32 punti percentuali. La
cerimonia di chiusura ottenne quasi
8 milioni di telespettatori per un netto
29% relativo allo share.

Facciamo un passo indietro, tanto lungo da arrivare precisamente al
13 agosto 2004, quando ebbe inizio la XXVIII edizione dei giochi olimpici estivi, in cui l'Italia, nel medagliere, fu ottava, con 10 ori, 11 argenti e 11 bronzi, preannunciati dalla doverosa e stupenda - se rapportata
alla semplicità di quella di Pechino 2008, per cui c’è il rischio di fregatura a livello mondiale per
immagini artefatte -
cerimonia d’apertura, seguita da
5.148.000 di telespettatori con uno share di
33.3 punti percentuali ed un picco di
7.5 milioni, mentre
quella di chiusura, trasmessa il
29 agosto dello stesso anno, crebbe in valori assoluti ed in share, avendo
6.181.000 telespettatori ed un incredibile
34% di share ed un
picco di quasi
8 milioni. Iniziamo il nostro excursus con la disciplina più antica che, nelle sue trasmissioni per eventi che vanno al di là delle Olimpiadi, ottiene spesso infimi risultati, ovvero
l’atletica leggera.
Ventisei ore di trasmissioni per uno share del
28.1% e
2.894.000 spettatori, con
picchi durante la
maratona vinta dalla medaglia d’oro Stefano Baldini con
4.343.000 ed il
43%. La
ginnastica, invece, sbancò letteralmente gli ascolti, ciò che, invece, ancora una volta, non trova riflesso nell’ipotetico dilagare della disciplina: “solamente”
13 ore di messa in onda, ed un ascolto medio di
3.273.000 per il
30% di share.
Picchi il 22 agosto con la vittoria della medaglia di bronzo da parte di Jury Chechi negli
anelli con
6.793.000 ed il
38.8%, che, tra l’altro, è l’
evento più seguito in Italia di questa edizione delle Olimpiadi; il giorno successivo con Igor Cassina, nella
sbarra, con
5.841.000 ed il
32.3% ed un’importantissima medaglia d’oro; il 28 agosto, con l’argento nella
finale di ginnastica ritmica a squadre con
3.542.000 di italiani ed un mostruoso
41.3%. La passione per la
scherma si conferma ad Atene 2004, con
3.558.000 ed il
39.8% con il
picco il 21 agosto con la squadra maschile di
fioretto, medaglia d’oro, con
5.869.000 ed il
48.4%. Non da meno il
tiro, con
2.819.000 e il
31.7%. Impressionante l’ascolto medio della
vela e del
windsurf (
3.032.000 -
24.5% di share) e della
lotta e del
judo (
2.023.000 –
28.8%).
Cosa entra in gioco nel momento in cui determinati sport, la cui
ristrettezza d’affermazione è sotto gli occhi di tutti, alle Olimpiadi, ottengono
risultati semplicemente paurosi? L’unica ragione ritrovabile è quella all’
essere travolti dallo spirito dei giochi, tanto forte quanto pulito, dato il quale la
passione per la nazionale italiana ed il
tifo per chi la rappresenta in quel determinato momento e in quella determinata gara, vince la barriere legate alla non conoscenza di uno sport. Proprio per questo, non possiamo esimerci dal dire, ancora una volta... "
Forza Italia!".