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mercoledì 10 giugno 2009

NICOLA SAVINO: CHI LASCIA LE SCORIE VECCHIE PER UN COLORADO NUOVO...

“Iattura e sciagura”, direbbe Bonolis. “Tradimento ed ingiuria” diciamo noi di Scavicchia la notizia leggendo uno degli ultimi avvicendamenti televisivi e passaggi di conduttori da Rai e Mediaset. Sì, lo scambio di conduttori tra le due aziende, l’arruolamento di una figura storica di un marchio da parte di quello concorrente, l’acquisto di un volto identificativo di una rete, ha sempre il retrogusto amaro del tradimento. E dell’ingiuria, se considerassimo poi tutto quanto il percorso del personaggio in questione. Se n’è parlato molto, se n’è parlato tanto, ma solo poco fa è giunta l’ufficializzazione: Nicola Savino lascia Raidue. Nicola Savino, uno dei “protetti” di Simona Ventura assieme a Francesco Facchinetti, per chissà quale stramba ragione smette di vestire la casacca rossa che con tanto amore aveva portato durante l’era Marano e approda dal “nemico”.

Savino, diciamocela tutta, non è uno di quei personaggi che da una parte o dall’altra ti cambia qualcosa, perché poco dà a chi lo vede. La sua “forza televisiva” è figlia di un format, in questo caso Scorie, che danno lustro alla sua mediocrità, alla sua poca – a mio avviso – televisività, al fatto che non lo contraddistingui per chissà quale caratteristica, quale peculiarità. Differente è il discorso se lo approntassimo sul piano radiofonico, dove sicuramente il risultato è degno di nota. Ecco, nonostante tutto, tu Nicola Savino lo identifichi con Raidue, non per altro, quanto per il fatto che è stato “imposto” a forza. E quindi Savino uguale Raidue, perché te lo ritrovi all’Isola, perché te lo piazzano a Quelli che il calcio, perché ce lo mettono ad X Factor: bene. Tutto un tratto, la voglia di volare alto, la volontà di diventare qualcuno, la consapevolezza che il tatto con cui è stato trattato finora non vi sarà più per un cambio di direzione, sovrastano le scelte del buon Savino che, con tutta la squadra di Scorie, varca il cancello che separa Rai e Mediaset e si mette comodo tra le braccia del Biscione.

Adesso, sottolineato che allo scrivente Savino non mi piace – si era capito, no? –, interroghiamoci un attimo sulle motivazioni che spingono un conduttore ad accettare di andare a Mediaset sapendo che in Rai, in un modo o nell’altro, si sta facendo carriera. Aldilà delle volontà e delle consapevolezze di cui sopra, un progetto in ballo bello sostanzioso può fare la differenza in una scelta di così grande entità. Ma Colorado può essere considerato un progetto sostanzioso? Uno dei programmi più beceri della televisione attuale, che fa sorridere praticamente mai eppure tanto amato dal pubblico giovane – santa pace! –, con una comicità da cabaret di quart’ordine, è un progetto sostanzioso? No, non lo è di certo. Perché il posto che prenderebbe Savino è quello di Beppe Braida, altra cima. Per una Rossella Brescia che, a questo punto, è a zonzo, alla ricerca di qualche altra cosa, con tutta la probabilità di questo mondo.
Sinceramente credo che questo sia un passo falso che può pregiudicare il percorso e la carriera televisiva di Savino, che riconosco essere lunga, faticosa, e diciamo anche meritata. Il fatto di essere nelle grazie della conduttrice di punta di una rete e del suo direttore ovviamente aiutava e, probabilmente, una presa di petto della situazione ha fatto in modo che in Savino nascesse la voglia matta di crescere. Certo è che chi lascia la strada vecchia per la nuova, sa quello che lascia, ma non sa quello che trova…
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venerdì 22 maggio 2009

TETRIS DI LA7: IMITARE IN MANIERA PESSIMA BALLARO' PASSANDO MALAMENTE PER ANNOZERO.


Serata povera quella di venerdì 22/05/09. Almeno televisivamente parlando. Zappingando zappingando infatti, cado nella "trappola mediatica" di La7. Stasera si propone Tetris, talk show politico dalle ardenti pretese. Uno studio tutto in rosso, la lettera T stilizzata sul fondo, ed un pubblico troppo lontano dai contendenti verbali. Ok, decido, lo guardo. Il tema è quello del razzismo, l'odio che alcune frange del nostro paese ha nei confronti degli extracomunitari, e il sentimento di accoglienza che invece vigila nell'altra sponda politica. Ma non è in questo che vogliamo entrare.
Vogliamo invece entrare nello squallore dell'intero talk-show. La musichetta strizza prepotentemente l'occhio al jingle di Ballarò, ma lasciamo perdere. Una musica è come una altra, e chiudiamo un occhio. Possiamo però mai chiudere entrambe le palpebre dinanzi ad un vero e proprio mercato del pesce? Temi politici che diventano barzellette nella bocca di
politici che lottano ad alzare il volume della propria voce. Un frullato di voci ed opinioni, pessimamente capitanate e comandate dal presentatore Telese, che si affianca sul lato del palcoscenico, e non si rende conto della deriva nel quale cade il proprio show. A meno di "chiudete i microfoni" una totale carenza nella gestione dell'intero talk. Quale vino ha bevuto Aldo Grasso nell'incensamento realizzato in settimana nei confronti di questa trasmissione?
Tutto a beneficio dell'Amplifon. Una puntata di Tetris fa uscire i propri telespettatori del tutto intontiti, quasi disorientati. Ed ecco il "momento Vauro". Vignette deprimenti, in stile animato, ripercorrono questa o quella vicenda di attualità.
Il talk show politico non è un mercato. Il talk show politico dovrebbe sapersi gestire. Il talk show politico è tale quando lascia, anche dopo ore ed ore di trasmissione, una, che sia una opinione nel proprio pubblico. Tutto ciò non accade in Tetris. Sapete cosa vi dico? Ora vado sulla Bignardi. Fra interviste e gag, un pò di silenzio, almeno, lo si guadagna!
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lunedì 6 aprile 2009

TERREMOTO IN ABRUZZO: LA VERGOGNOSA INIZIATIVA DEL "VIDEO DA INVIARE" DI MATRIX. COME NON CONDANNARE?


Noi di ScavicchialaNotizia avevamo deciso, per rispetto, di non trattare il tema del terremoto che, tristemente, da stanotte, sta devastando l'abruzzo, con un bilancio di morti che oramai supera le 50 persone. D'altronde, nulla di televisivo era coinvolto in tutto ciò, e la cosa migliore era il silenzio. Una tragedia, un motivo di immane tristezza. Bambini, mamme, papà, anziani strappati al senso della vita nel modo più brusco. Evento sul quale già si stanno dipanando polemiche, dal tono più o meno politico. Noi di ScavicchialaNotizia volevamo usare il silenzio, per totale rispetto a tutti coloro che stanno vivendo momenti brutti, tremendi, irrimediabilmente indimenticabili. Eppure la televisione ci mette lo zampino, e noi dovremmo fare silenzio? No. Di certo no. Matrix, la trasmissione di Canale5, condotta da Alessio Vinci su cui ci siamo già espressi, stasera si occuperà, come presumibile del terremoto in abruzzo. Dovere di cronaca, diritto di informazione o semplicemente essere sulla cresta della notizia, non sono di certo motivo di critica da parte nostra. Lo stesso Bruno Vespa, abruzzese lui stesso, stasera tratterà lo stesso tema nel PortaaPorta di stasera.
Ma come è possibile fare silenzio e tacere dinanzi alla iniziativa che la trasmissione di Canale5 ha attuato nel suo sito ufficiale? Come è possibile chiudere un occhio su quanto Matrix ha proposto ai suoi lettori o telespettatori. Leggete appunto quanto riportato dal sito ufficiale:
IL TERREMOTO IN ABRUZZO- IL TUO VIDEO
Il terremoto di stanotte in Abruzzo ha devastato case, ospedali e scuole. Migliaia sono gli sfollati e il numero dei morti continua a salire. I soccorsi si sono immediatamente messi all'opera per tirare fuori le persone intrappolate nelle macerie. L'Aquila è la città più colpita, ma le scosse si sono sentite forti anche nelle zone limitrofe e nel centro Italia.Stasera Matrix si occuperà di questa tragedia e per farlo ha bisogno anche delle vostre testimonianze e dei vostri video.Se vuoi inviarci il tuo video e la tua testimonianza CLICCA QUI e vedrai i tuoi filmati in onda stasera a Matrix.
Insomma, la ricerca dello scoop, l'assurdo scoop. Aspettiamo a questo punto, nel pomeriggio, un viaggio premio per il miglior video, in occasione delle vacanze pasquali, e magari un premio alla regia. L'infantilismo che percuote gli stessi adulti. Rimproveriamo gli adolescenti nell'abuso di Youtube a causa di usi poco leciti, e poi, noi adulti, ci mascheriamo dietro in diritto di informazione per sbattere il mostro in prima pagina. Per essere esclusivi, per essere pronti ad affrontare nella maniera più cinica possibile l'evento. La concorrenza televisiva, gli ascolti, tra plastici e filmati, sta davvero dando alla testa. Noi condanniamo tale iniziativa. E lo facciamo fortemente. Lo facciamo perchè ci sentiamo in dovere di difendere la dignità di coloro che, in questi momenti, stanno vivendo momenti sempre più intensi di terrore e angoscia. Lo condanniamo perchè l'informazione sia meno morbosa. Lo condanniamo perchè gli adulti non facciano i bambini. Terminiamola, lasciamo in pace le persone coinvolte, e limitiamoci alla vera informazione, non questa sorta di corsa allo scoop che sempre più ci sta rovinando. Il piccolo schermo stamane è pieno di zoom, zoomate a migliaia di pixel, pur di riportare in video la persona sotto shock. Alessio Vinci, che dici? Ci mandiamo anche un televoto, magari? Non ci sono bastati gli scioccanti video delle torri gemelle nel settembre 2001? Andiamo avanti così, arriveremo ad intervistare i cadaveri...
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domenica 5 aprile 2009

FIORELLO A SKY: IMPARA L’ARTE E METTILA DA PARTE (CORRENDO IL RISCHIO DI ROMPERTI LE OSSA)

Oramai è l’argomento di questi giorni e nessuno è esente dal parlarne, per volontà propria, perché si è sempre tirati in ballo quando un grande compie una decisione del genere, perché, perché, perché… Fiorello – Sky. Una sinergia tanto innovativa quando disperata. Ecco, qui verrebbe da chiedersi: perché? Cosa spinge un grande come Fiorello, abituato a numeroni, grandissimi, enormi, che la generalista vede solo in rarissime occasioni, ad accontentarsi di meno di un decimo della potenziale platea? Lo scorso anno Fiorello ci dilettò con uno spettacolo che, seppur non il massimo dell’originalità e dell’innovazione, dal nome W Radio 2… minuti, che tra i tanti effetti creati ha anche avuto l’ingiusta cancellazione del bellissimo I Soliti Ignoti di Fabrizio Frizzi, rappresentò un’occasione per godere della sua verve, della sua vena ironica, del suo saper fare che tanta presa esercita sul pubblico. Otto, nove, anche dieci milioni a salutare la sua nuova opportunità su Raiuno, che in realtà di opportunità non ha mai avuto le sembianze. Sì, perché Fiorello non è uno dei classici nomi che bussa alla porta per ritagliarsi un quarto d’ora di tempo nel palinsesto già bello e fissato: è colui che viene idolatrato, santificato, venerato, pregato, per cui il palinsesto è secondo. Tutto, affinché nella propria scuderia si abbia Rosario Fiorello. Bussate casa Del Noce: “ammazzò” una fascia di access per le moine del comico siciliano per la durata di circa due settimane.

Fiorello e i numeri. Ci sono sempre stati, quel giorno in cui ciò non dovesse accadere sarà da annotare con tanto di cerchietto rosso su un ingiallito calendario. Fa il prezioso, si fa attendere, alle ospitate dice ‘no’ per “paura di bruciarsi”. Perché oramai di lui ha fatto un santino, glorificato e santificato. Un oggetto da culto, prezioso, che non ha ceduto a proposta alcuna. Insomma, Fiorello nel giro di qualche anno, da mattatore simpatico qual era, con gli spettacoli del sabato sera che tanto ci ritroviamo a rimpiangere anche da queste parti, è divenuto un prezioso dalla puzza sotto il naso. Alcuni erano convinti che sotto tutto ciò ci fosse una paura d’Auditel: niente di più risibile, quando i numeri, per l’appunto, ci sono stati.

Poi, arriva l’accordo. Il Fiorello Show per SkyUno, tante porzioni di prime serate che a mo’ di curva di Gauss maggiormente irta, puntante verso l’alto, alzano gli ascolti dell’ex SkyVivo. Ecco, qui Fiorello, si potrebbe azzardare, pare abbia trovato il suo nido d’oro cercato con tanta fatica. Uno show che bene o male per le prime due puntate è andato, con qualche intoppo, con ascolti record conformemente alle medie di Sky – anche se si è intenti a vedere addirittura un calo dello 0,10% in prime time di tutta la piattaforma satellitare rispetto alla settimana precedente l’aspettato esordio –, carino, per il solito Fiorello. Quantifichiamo le parole: la prima puntata è stata seguita da un “solo” milione di telespettatori, la seconda, senza contare repliche e MySky vari, da 700.000 spettatori. Ecco, qui è il dilemma: è vero, verissimo, a Sky fanno gola questi numeroni – anche se le varie partite di calcio vanno anche molto oltre – per una simil-generalista tuttavia inutile per una piattaforma satellitare. Ma a Fiorello quanto fanno comodo?


Tanto intento a non sovresporsi più di tanto, cercando di essere sempre amato nonostante i lunghi periodi di assenze – a proposito, aridatece Viva Radio2, il dopo-pranzo per eccellenza! – non ha calcolato che da questo accordo con Sky chi potrebbe uscirne con le ossa rotte è proprio lui. La gente non può vederlo, con la crisi non si può pagare un canone in più. Fiorello, quindi, non lo si guarda, a meno che non si voglia fare a cazzotti con Youtube. Lo si attende, perciò, al varco di Raiuno, a questo punto… sempre se la fobia dell’Audience fosse (e sia) tale.
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domenica 22 febbraio 2009

MARCO CARTA, UN SANREMO GIOVANE E LA VITTORIA DELLA STELLA "CHE STAVA NASCENDO" (E CHE ADESSO BRILLA PIU' CHE MAI)

Questa domenica – non il programma di Paola Perego che andrà in onda addirittura registrato quest’oggi, a mo’ di lasciapassare per la Domenica In tutta targata Sanremo per il pomeriggio venturo – è sicuramente atipica per ragioni che dire ovvie è dire poco. Allo stesso tempo è una domenica incredibilmente monotematica: si tirano le somme, si fanno i conti, ci si rende conto di quanto realmente si è rimasti soddisfatti da questa ultima edizione del Festival di Sanremo. Vogliamo analizzare, adesso, partendo dalla vittoria di Sanremo, il fenomeno Marco Carta tingendo la penna nelle emozioni e nella capacità di questo simpatico artista di origine sarda. Ma non vuole essere la solita tiritera che dopo poi scatenerà i commenti ricchi di rancore di alcuni, no: anche perché non è obiettivo ed intellettualmente onesto chi non sa guardare a questo giovane come la più grande rivelazione degli ultimi anni e poi fa collette per sostenere chi invece ha deluso alla prima (e magari anche alla seconda, alla terza, e così via, laddove ci fosse la possibilità. Anche se, si badi bene, l’insuccesso non lo si augura a nessuno, tantomeno a chi hai sostenuto fino a poco tempo prima). Tutto parte da quello che è stato il mio personale ascolto di una canzone contenuta nella compilation Ti brucia, redatta all’interno della settima edizione di Amici, dal titolo Una stella sta nascendo: mai titolo fu più profetico. L’ho riascoltata, ne ho riletto le parole, e ho capito che chi ha quella “luce negli occhi”, quello per cui non è assolutamente il successo “un colpo di vento”, quello che ci ha creduto davvero, fino in fondo, grazie anche alle sue innumerevoli ed uniche fans, è lui: Marco Carta. Che ieri sera ha vinto Sanremo, davanti a Maria De Filippi.

Perché Marco ha vinto? Perché lui e non Sal Da Vinci, Povia, gli Afterhours? Qualcuno può azzardare che sotto sotto è stato tutto combinato. Guarda caso la madrina dell’ultima serata era Maria De Filippi che ha ricevuto il primo abbraccio del vincitore di Sanremo. Altri diranno che le simpatiche Cartine e Cartone, insomma la generazione degli incartati in toto, avranno acceso un mutuo per sostenere il loro beniamino, speso a colpi di sms e telefonate dal fisso. Pochi ammetteranno che la vittoria di Marco Carta al Festival è una cosa meritata fino in fondo, perché voluta da chi a casa ha votato. Certo, i fans hanno votato: sarebbe stato straniante il contrario. C’è il tuo beniamino sul palco a poter appropriarsi della vittoria della kermesse più importante di tutto il Paese e non lo sostieni? Ma non è il solo loro sforzo a premiare Marcolino, come simpaticamente ed affettuosamente lo chiamiamo tutti. E’ anche il voto di chi, ascoltando La forza mia, ha avuto qualche brivido e qualche emozione che altri non hanno saputo dare.

Marco Carta vince un Sanremo che ha saputo masticare un linguaggio giovanile e che al contempo ha soddisfatto i gusti dei più. E’ un Sanremo che nel target giovane relativo alla totalità del pubblico a casa ha invertito la rotta dell’edizione 2008, di cui francamente pochi ricordano le canzoni. E’ la vittoria e la consacrazione massima di un talento, sostenuto addirittura da una regina della musica del Belpaese come Laura Pausini, è l’apice di un Sanremo perfetto in tutte le sue sfaccettature. Musicalmente la definizione di “morte” del Festival lascia il tempo che trova: se le prime dieci canzoni classificate su iTunes sono tutte Sanremesi ci sarà un perché, no? Trovo che a volte determinati giudizi negativi siano particolarmente pretestuosi. Si critica Marco Carta solo perché proviene da Amici – e non per cattiveria, ma è giunta davvero l’ora che si discerna Marco da Amici perché il nostro adesso viaggia da solo, con la forza sua– e perché non si riesce a chiudere gli occhi e a farti trasportare dalla sua voce, speciale anche quando le condizioni fisiche non sono delle migliori.

Marco Carta ha vinto, Marco Carta ha vinto ancora. Marco Carta è figlio del suo tempo, è figlio del televoto, lo strumento più equo e giusto che possa esistere perché riflesso del sentimento del pubblico italiano – e pensare che se tutto fosse stato nelle mani dei Professori d’Orchestra adesso parleremmo di Marco come penultimo tra sedici! –, è figlio di una generazione tanto denigrata e mai apprezzata. Si lascino da parte i pregiudizi, ingiustamente esistenti, e si faccia un applauso ad un ragazzo che, a meno di 24 anni, ha saputo costruirsi, con i giusti appigli, ottenuti grazie alla fiducia dei più grandi in quel timbro immutabile, un paio di ali per volare al di sopra di quante cose brutte vengono dette e di quante malelingue ancora esistono. Marco Carta ha vinto Sanremo. Chi non pagherebbe oro per vedere la faccia della Di Michele in quell’istante che ha incollato il 75% degli Italiani che guardava la televisione?
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venerdì 6 febbraio 2009

TEO MAMMUCARI, QUELLA GRADITA RIVELAZIONE CHE RIDONA SMALTO ANCHE AL LOGORO SCHERZI A PARTE

Mai come quest’anno Scherzi a parte sta dimostrando di funzionare davvero bene. Un format innegabilmente logoro rivitalizzato da una spruzzatina di gossip nell’ambito della conduzione, da una controprogrammazione sicuramente forte ma non schiacciasassi e da una sua revisione opportunamente condotta. Più varietà, meno dissacrazione. E’ così che gli scherzi in studio, come gas colorati, liquidi gettati dal soffitto o scosse elettriche, che sono ritornate solo in parte nella puntata di ieri, sono stati sostituiti da più “paillettosi” momenti di ballo, canto, di voyeurismo, da scherzi telefonici e così via. E anche scherzi che, seppur mettano in evidenza un carattere particolarmente rissoso e borderline dei suoi protagonisti, vanno oltre il semplice sorriso di quelli delle edizioni 2005 (con Alessia Marcuzzi, Diego Abatantuono e Massimo Boldi conduttori) e 2007 (con Amendola, Chiabotto e Marini presentatori), riuscendo a divertire nella loro ristretta durata. Ebbene, se Scherzi a parte è risorto – gli ascolti della prima puntata giravano attorno ai 7 milioni, mentre per la seconda sono stati 6,7 – il merito, naturalmente, deve essere anche assegnato al trio di conduttori, tripartendo positività e note dolenti in maniera dovuta ed equilibrata. Belen Rodriguez non conduce, tanto è vero che nella sigla si parla di “collaborazione”: è la (fotocopia malriuscita di una) showgirl, canta, balla, recita, si spoglia e si fa ammirare nella sua bellezza, mentre l’arte – presunta – è messa prepotentemente da parte. Claudio Amendola nulla fa che pubblicizzarsi per l’appuntamento del giorno dopo con I Cesaroni, riconfermando il brutto giudizio di quello avuto per il 2007. Non presenta, fa da collante ad uno scherzo all’altro svolgendo il compito diligentemente, in modo mediocre. Poi, la rivelazione: Teo Mammucari.

Questa sarebbe dovuta essere la sua stagione televisiva, con tanto di consacrazione sulla rete giovane per eccellenza, Italia1. Tanti appuntamenti di cui si sono perse le tracce. Un Primo ed Ultimo destinato a non fare storia, una sit-com mai vista prima e mai trasmessa sino ad ora, un altro show che probabilmente non vedrà vita nel breve termine. E poi, puff, uno Scherzi a parte tra le mani. La prima serata di Canale5 non è certo una novità per Mammucari: aveva già condotto in passato la versione in prime time del suo Cultura Moderna denominata Slurp con un discreto riscontro in termini di ascolti. Vogliamo eccedere? Ed eccediamo: Teo Mammucari a Scherzi a parte non è come la ciliegina sulla torta, no. E’ tutta la torta, con panna, glassa e cioccolato, deliziosa in ogni sua minuscola parte. Divertente, sagace, ironico, con quel pizzico di trivialità che è ottimamente mescolata alla familiarità propria del format di Fatma Ruffini – e che diviene poi il cardine sul quale muovere tutte le possibili ed immagini critiche –, dà quel tocco di originalità al programma reso ancora più appetibile.

Certo, il déjà-vu è all’ordine del giorno: c’è un po’ di Libero, un po’ di Distraction, il ripetersi continuo e strascicante di ciò che è il Mammucari pensiero e il Mammucari’s style che spacca. Lo si ama o lo si odia. E Teo, a Scherzi a parte, è divino, perfetto a dire poco. Quel valore aggiunto tanto apprezzato che fa in modo che il 27% degli italiani decida di passare due ore a ridere di burle e di scherzetti. Questo uno scherzo telefonico fatto nella puntata del 05/02/09

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sabato 24 gennaio 2009

AMICI 8: DANIELA STRADAIOLI SALVATA AI DANNI DI ANDREINA CARACCIOLO (OGGI NELLA PUNTATA DEL 24/01/09). MOTIVI ARTISTICI, O TELEVISIVI?



Amici di Maria De Filippi, oramai da due settimane, è entrato nel vivo. Squadra bianca e squadra blu (con relative nostre pagelle, qui e qui) sono scese in campo, battagliandosi a colpi di televoto. Il talent show di Maria De Filippi, infatti, già ha visto due eliminazioni nel gruppo di 14 ragazzi che hanno raggiunto la fase serale, che ogni mercoledì il nostro ElBarto vi narra in maniera eccellente. Gianluca Lanzillotta il primo eliminato; polemiche si, ma non più di tanto. La puntata di sabato, ha visto un "processo" a coloro che hanno preferito "farlo fuori", portando avanti elementi che, a detta di molti, sembrano non meritare la fase serale, target di tanta attenzione da parte di addetti ai lavori e non. Seconda puntata, eliminata Andreina Caracciolo, la ballerina della squadra blu; polemiche? Tante. Oltre al consueto appuntamento del sabato pomeriggio, la puntata infatti si è chiusa tra il coro del pubblico che, tra applausi e lacrime, gridava "buffoni, buffoni!". Non voglio entrare nel merito artistico e professionale della questione. Non ho una conoscenza della materia ballo che, priva di alcuna simpatia o gusto personale, mi può permettere di dare un giudizio su una o l'altra concorrente. Ma quanto accaduto mercoledì sera, nel corso della puntata del 21/01/09 di Amici, è quanto di più surreale possa accadere.
Basta aver guardato la prima puntata della fase serale di Amici per aver compreso che Daniela Stradaioli, la attuale ballerina della squadra blu, rappresenta il "caso Susy", o meglio il "caso Agatha" di quest'anno. Ogni edizione del talent show di Canale5 infatti, ritrova, nonostante le infinite selezioni che si svolgono nei caldi mesi estivi, nella fase finale, concorrenti che mettono in palese disaccordo l'intera commissione. Quest'anno tocca a Daniela Stradaioli; nessuno dei professori infatti, ha voluto utilizzare le tre ore supplementari con Daniela. Motivi professionali, o chi per esso, in ogni caso Daniela si è ritrovata nella fase finale nella sfiducia totale. Ma in quella fase di trasmissione si può considerare un "fattore televoto" che prevale nettamente sul giudizio della commissione, e che porta avanti concorrenti che possono risultare più simpatici che bravi.
Questo non è accaduto certamente nella puntata andata in onda nello scorso mercoledì. Dopo essere stata tacciata da Steve LaChance di eccessivo "peso", e nonostante l'invito di tutti i professori a riprendere la linea, Daniela infatti, ultima in classifica, ha visto le sue speranze di rimanere nel programma nelle mani della sola commissione ed i suoi "la salvo" o "non la salvo". Ebbene, nonostante tutto quanto detto, criticato e polemizzato, la cosidetta commissione ha salvato Daniela Stradaioli, a danno di Andreina Caracciolo.
Cosa è accaduto? La mia riflessione, forse troppo critica ma in ogni caso sincera e trasparente, è che il "discorso televisivo" prevalga nettamente su quello "artistico". L'esibizione, apprezzata, di Andreina infatti, non è bastata per evitare l'esclusione. Come è possibile che una ballerina, in un totale ambiente di sfiducia, possa ricevere la "grazia" della commissione? La mia diviene forse una provocazione più che una riflessione.
Talvolta infatti sembra che in tal tipologia di programmi, vengano portati avanti evidenti obiettivi di critica e polemica, di quelle che tanti litigi provocano nel corso delle trasmissioni, e tanti ascolti ed attenzione mediatica incentivano grazie alla morbosa curiosità di noi, pubblico televisivo. Il "fenomeno Daniela", con i suoi problemi, "serve ancora". Serve ancora, per motivi televisivi, la questione di Steve ed i suoi ballerini che "rischiano la propria incolumità" nelle prese acrobatiche con Daniela, appunto. Serve ancora che Alessandra Celentano ricordi alla ballerina di dover dimagrire. Serve ancora che ogni balletto di Daniela possa essere obiettivo di commenti e attenzione, in quella cinica attesa del "adesso cadono!".
A chi interessa Andreina? A chi interessa la partecipazione della Caracciolo, in confronto a quanto può scatenare ogni esibizione di Daniela? A nessuno, probabilmente. Fuori, quindi.
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mercoledì 21 gennaio 2009

AL CHIAMBRETTI NIGHT, IL VECCHIO MARKETTE "VIVE E LOTTA INSIEME A NOI". UN SURROGATO DEL PASSATO SU ITALIA1.GIUDIZI E COMMENTI


Almeno da parte mia, non posso negarlo, c'era molta attesa riguardante il debutto su Italia1 di Piero Chiambretti ed il suo Chiambretti Night. Erano mesi che lo scaltro Pierino nazionale non compariva nel piccolo schermo. Il suo Sanremo 2008 è pratica archiviata, il suo Markette anche, è oramai un lontano ricordo. Insomma, ricordo, insomma, lontano. Chiambretti Night doveva, anzi poteva, rappresentare in ogni modo una nuova parentesi per l'artista torinese. Piero Chiambretti, in ogni caso, sembra essere perseguitato da un "senso di colpa". Il fatto che, nonostante la sua ideologia, tuttora si trovi su Mediaset, sotto il marchio "del biscione" sembra rappresenti, per lui stesso, un autotradimento. Il tutto si palesa con un discorso, posto proprio nell'incipit della trasmissione, sulla sua "coscienza" che, lui stesso sottolinea, non è stata venduta al diavolo.
"E' un giorno memorabile. Obama entra alla Casa Bianca e io a Mediaset. Nonostante ci sia il marchio del Biscione sono ancora in Pierino che conoscete. Lo giuro sul Telegatto! Non ho venduto la mia anima al diavolo, tranquilli!"
Venduta o non, il Chiambretti Night inizia. Una scenografia, sinceramente, poco consona alla tipologia di programma personalmente, rappresenta un passo indietro a quanto visto a Markette. La ricostruzione di un locale notturno, il Chiambretti Night appunto. Troppo ampio, troppo spazio inutilizzato, troppo poco pubblico e nessuna surrealità nell'angolo interviste. Una semplice poltrona, prende il posto dello scranno che ha ospitato centinaia di ospiti in quel di La7. E, nonostante si sia ripreso il "vizio" delle grandi foto provenienti dal soffitto, uno sfondo abbastanza anonimo fa da scenografia alle interviste, perdendo quel "carattere" e quella personalità insita nello studio di Markette. Piero Chiambretti si è portato il suo staff e regista in uno studio esterno, non in quelli Mediaset di Cologno. E proprio per tal motivo, qualche malumore in azienda è circolato, a quanto si dice. Nessuno stravolgimento, a meno di qualche volto nuovo, di quelli che solo Chiambretti sa scovare nei "salotti bene" e sa portare nel piccolo schermo. E se tutto ciò dovesse andare male?
"Mi sparo in diretta al Grande Fratello. Mi sono già messo d'accordo con PierSilvio. E se avanza un proiettile, è per Signorini, almeno ce lo togliamo davanti"
Un surrogato di Markette, insomma. Non altro che la riproposizione di quanto già visto negli anni passati su La7. L'atmosfera gospel che leggermente si assottiglia e scompare, soppiantata da un corpo di ballo diretto da Bill Goodson, forse poco inerente ad una seconda serata.
Non che si attendesse, necessariamente una rivoluzione, ma una avventura come quella intrapresa da Chiambretti, poteva in ogni caso divenire una occasione per mischiare le carte, proporre qualcosa di fresco, coadiuvato dalla innegabile bravura dell'ex presentatore di Markette. Trasportare un prodotto da una rete all'altra, fornisce, sinceramente, un pò di delusione. L'idea del "Numero Uno" non colpisce come quella riguardante le Markette, finto neologismo che innegabilmente ha trovato un largo utilizzo proprio grazie alla trasmissione da lui stesso condotta fino a quache mese fa. Il giudizio totale non può essere negativo, soprattutto da parte di un appassionato del personaggio e dell'artista Chiambretti e di Markette stesso. Un personaggio che in ogni caso non avrà fatto molta fatica a compiere il "copiaeincolla" di sè stesso, come "volgarmente" possiamo fare noi stessi con un file. Il giudizio può trovare infatti palesi sfaccettature negative appunto nella tematica della riproposizione di uno spettacolo troppo simile a quanto già visto. Un ritmo da rivedere probabilmente, forse troppo lento, accompagna il telespettatore sino al termine della trsamissione. Chiambretti Night chiude i suoi fari, i lustrini e le pailettes abbandonano lo studio. Giudicare negativamente il prodotto di Italia1 significherebbe palesare una personale incoerenza, per quanto comunque il prodotto di La7 fosse in possesso di un maggior carisma e ritmo. Troppa "Markette di novità", per un ChiambrettiNight troppo basato sul passato di Chiambretti?
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DIMMI LA VERITA’, CATERINA BALIVO: PEGGIO TU, LA TUA ASCESA O IL TUO PROGRAMMA? GIUDIZI, COMMENTI E CRITICHE DI UNO SCEMPIO A 360 GRADI

Che le Del Noce’s Angels stiano facendo una grandissima (!) e velocissima carriera è sotto gli occhi di tutti, altrimenti non si spiegherebbe questo loro uso e consumo in tutte le salse e in tutte le ore della giornata televisiva di Raiuno, la rete diretta da Fabrizio Del Noce (per quanto ancora?). Se si potesse stilare una vera e propria classifica di preferenza, non nostra – già però data – da parte del diretùr nei confronti delle quattro dolci e speranzose pulzelle, sicuramente emergerebbe nel gruppo Caterina Balivo. Ragioniamo un attimo. Elisa Isoardi, fino allo scorso anno, la maggior parte della popolazione italiana ignorava chi fosse – ammesso e non concesso che adesso qualcuno la conosca! – visto che ha condotto Italia che vai, adesso non ritrovata nei palinsesti di rete, ed Effetto sabato, adesso “conquistato” dal duo Landi – Calvani (chi?). Eleonora Daniele, famosa perché concorrente al Grande Fratello – quando si parla di fato: se Luana Spagnolo, rea di aver già partecipato ad un concorso indetto dalla famiglia Mirigliani (adesso dovrebbero far fuori tre quarti del cast, come cambiano i tempi, signora mia), non fosse stata eliminata, ora non sarebbe nessuno la Daniele! – milita da anni silenziosamente nel contenitore Uno Mattina cambiando di anno in anno partner e approdando solo in rarissimi casi in prima serata, ultimamente con il suo bruttissimo Ciak, si canta!. Veronica Maya che si accontenta (sparlando sulla concorrente) del suo piccolo tribunale di Forum, ops… di Verdetto Finale raggranellando spettatori su spettatori ed in odor di prima serata con il poco gradito Incredibile!. E poi c’è lei, la Balivo: ha iniziato con la Daniele ad Uno Mattina e poi exploit! Miss Italia nel Mondo, Festa Italiana, Napoli prima e dopo, valletta a destra e a manca prima, conduttrice di punta (eh?) poi. Sì, perché Raiuno le ha affidato un ciclo di puntate del suo show Dimmi la verità per la prima serata del martedì.

Sì dirà: ma questa non è stata l’unica trasmissione guidata dalla Balivo in prime time per la prima rete della televisione di Stato. E si dirà ciò nella consapevolezza di avere ragione, naturalmente, perché in estate è stata anche testata la rivisitazione del carino Fratelli di test di Carlo Conti rinominato Usa la testa!, quella stessa testa che la dolce Caterina, evidentemente, non ha proprio avuto nel valutare bene la proposta relativa alla riproposizione della seconda edizione di Dimmi la verità, accecata dalla volontà di approdarvi a tutti i costi. Perché un minimo di buonsenso, di oggettività e di gusto critico avrebbe senz’ombra di dubbio evitato tale scempio. Dimmi la verità è uno scempio. Semplicemente.

La cosa bella, per assurdo, è che una prima edizione aveva già messo in evidenza la carenza del format e della sua idea, fotocopiata (ancora!) dal godibile Se sbagli ti mollo della coppia Leofreddi – Cirilli. Una squallida gara tra coppie retta dalla mania del voyeur e dalla morbosità tutta italiana, dalla voglia di capire quale sia la natura dell’alchimia vincente nell’amore scoccato tra le svariate dinamiche della televisione nostrana. E poi: basta con la macchina della verità, non se ne può davvero più. Presentata come la novità e l’essenza del programma, l’uso che se ne fa andava bene per programmi poco avvezzi alla tecnologia, tipo nel cuore degli anni ’90. Adesso viene quasi da rimpiangerne l’utilizzo a fini trash fatto del mezzo da parte di Maurizio Costanzo nella sua Buona Domenica per aizzare liti ed urla, con tanto di Roberta Bruzzone con voce fortemente maschile ad annunciarne il risultato finale ottenuto. Da televisione locale, nella maniera più assoluta. A condire con gusto ancora meno saporito è la conduttrice di cui sopra, quella Balivo algida, fredda, in via di appropriarsi del Treno dei desideri di Antonella Clerici, dalla quale traspare solo saccenza e pienezza di sé. Insomma, se per Ciak, si canta! valeva il discorso del target adulto amante di tale tipologia di trasmissione, per Dimmi la verità ne vale un altro, uno ed uno solo: l’ostinazione nell’imporre una ragazza senza arte né parte, e senza neanche tutta questa beltà tanto declamata, fortemente rifiutata dal pubblico televisivo. Gli ascolti, mai come in questo caso, parlano.
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venerdì 16 gennaio 2009

TUTTI PAZZI PER AMORE: UNA STORIA SEMPLICE, RETTA DALLA BRAVURA DEI PROTAGONISTI

Da qualche settimana a questa parte il pubblico italiano sembra aver dimostrato un elevato gradimento nei confronti di un nuovo prodotto di RaiUno che, con la produzione di Bixio, ha messo in scena un prodotto oramai sotto il nome di "successo". In verità il titolo è Tutti pazzi per amore, la storia italiana di due famiglie, con annessi e connessi, alle prese con gli ovvi e consueti problemi sentimentali, che ci affligono e ci rendono tutti pazzi, per amore appunto. Non abbiamo esitato, nel dopo-prima puntata, a riportarvi un nostro commento sul prodotto. Ovviamente alcune difficoltà iniziali, tipiche della prima puntata, sono state superate, e, Tutti pazzi per Amore è divenuto, anche per il sottoscritto, un immancabile appuntamento da seguire. Analizzando però a mente fredda l'intera storia posta dinanzi ai nostri occhi, ci accorgiamo di un elemento fondamentale: la semplicità della storia. Una storia innegabilmente semplice, lineare, priva di alcuna complicazione, colpo di scena. Due famiglie, prive entrambi di una figura familiare, si ritrovano prima ad odiarsi da consueti vicini, e poi ad amarsi sempre più, prima nella figura dei due genitori, e poi addirittura in quella dei figli, situazione inizialmente fortemente dispotica ed indisponente. Il tutto contorniato da amici di entrambi le parti, pronte a commentare con il solito cipiglio conseguente alla confidenza, tutto quanto accaduto tra i due protagonisti. Un conflitto generazionale abbastanza visto e rivisto, accompagnato dalla consueta antiteticità delle due figure giovani, l'una fortemente cinica nella precisione e nella pulizia, l'altra sicuramente pià sciatta e disordinata. Cosa voglio dire con tutto questo? Che di certo la storia posta alla base di Tutti pazzi per Amore non è delle più coinvolgenti, acchiappaattenzione. A meno della nascita prossima di un nuovo bambino, la storia infatti appare stabile, quasi da sottofondo ad una intera serata.
Ma tutto questo però deve "fare i conti" con un innegabile successo. Ascolti alti, tali da permettere alla prima rete nazionale di battere Canale5 ed il suo blasonato Dr.House. E se il merito, nel nostro piccolo, non vuole essere affidato alla storia, va tutto sicuramente agli attori. Stefania Rocca ed Emilio Solfrizzi rappresentano davvero una bella coppia televisiva. Divertente, quasi reale, la coppia principe di Tutti pazzi per Amore mette in campo tutta la propria bravura, i proprio talento, la propria innegabile professionalità, per portare in porto un successo nel mondo delle fiction. Di certo non è possibile non citare Neri Marcorè, poledrico artista capace di interpretare uno spregiudicato ma al tempo stesso infantile amico di Solfrizzi. Fare un elenco di tutti gli attori presenti nel cast, si ridurebbe ad uno sterile catalogo di nomi e complimenti; proprio per questo, è forse meglio evidenziare l'ottimo assortimento del cast nel suo insieme. Compatto, familiare, divertente e di certo poco avvezzo all'incapacità, il successo di Tutti pazzi per Amore è probabilmente imputabile, il larga percentuale, proprio agli attori. La televisione ci pone dinanzi a tanti "vuoti a perdere", che noi non esitiamo a criticare e deridere, ma quando si è posti dinanzi alla bravura ed alla capacità sarebbe poco credibile non esaltarne le doti, giusto?
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giovedì 15 gennaio 2009

FEDERICA PANICUCCI, LA PUPA E IL SECCHIONE E LA (NON) VOLONTA' DI GUARDARE AL FUTURO...

Se c’è un controsenso nelle parole dei telespettatori medi del mezzo nostrano sicuramente quello è relativo alla visione dei reality show e alle parole profferite nel dirlo. Non ce n’è uno che lo dice con sicurezza e pienezza di sé tale da mostrare limpidezza e consapevolezza nelle gesta compiute, eppure i più alti indici di ascolti si registrano proprio con questa tipologia di programma, tanto ora rivivente quanto in passato sul punto di morte. E quando quel periodo divenne realmente fatale, uno solo si salvò dal decadimento generale. A rivederne i risultati, mai andati oltre i 3,5 milioni con uno share circumnavigante il 14% in lungo e in largo ma mai particolarmente spintosi oltre, un po’ ci si interroga sul perché venne definito il caso del momento, la moda, la tendenza. Mai come in questo caso si vede il non utilizzo di un metro assoluto, ma relativo e fortemente contestualizzato. E forse e meglio così. Sta di fatto che La pupa e il secchione, targata 2006, dopo aver fatto così tanto scalpore (?) è ferma. Il perché è fortemente sconosciuto. Se fossero problemi di tipo economico, gran parte del pubblico avvezzo alla scoperta dei meccanismi del dietro le quinte di una rete storcerebbero il naso. Se fossero invece legati alla produzione vera e propria, come si immagina sia, ma un qualcosa mai asserito con quella sicurezza che elimina ogni dubbio, il discorso sarebbe diverso. Mi hanno colpito le parole di un’oramai simpaticamente insopportabile Federica Panicucci al Tgcom che non solo ne reclama l’assoluta maternità (e non a caso vissuta come tale, vista la convivenza con quell’Enrico Papi mai tollerato mai citato in giudizio), ma addirittura si slancia in dichiarazioni risibili e a tratti anche divertenti.
Una certezza e una rassicurazione per i miei fans: la Pupa sarò sempre io. Quanto alle voci che Paola Barale mi sostituirà al timone di La Pupa e il secchione posso solo riderci sopra: è una notizia priva di fondamento. Non so se partirà a marzo o slitterà ancora. Ma il successo di questo reality sopravvive nonostante l'assenza dallo schermo.
Procediamo per punti. Chi sono i fans di Federica Panicucci? E questo non vuole essere un attacco, tutt’altro. Difficilmente i conduttori, al giorno d’oggi, hanno schiere ed orde di giovani e attempati/e pronti a flagellarsi per vedere la tanto amata icona, perché di icona, per l’appunto, non si può più parlare. Ma questo è un discorso a parte. Punto due: che la conduzione di un programma fantasma fosse sua era assodato, come già affermato qualche mese fa a Mattino cinque. Punto terzo, last but not least, quest’ultimo, il programma. Tirato da una parte, in ballo dall’altra, oltremodo discusso e via. Siamo proprio sicuri che dopo tre anni il pubblico lo saprebbe accogliere così come si presuppone possa? Perché barcamenarsi nel difendere un qualcosa su cui nessuno pare più puntare? La piega assunta, a questo punto, prevederebbe un confronto quanto mai naturale: quello tra Talpa e Pupa, l’assenza dallo schermo per uno stesso lasso cronologico e l’integrità dell’appeal proprio. La differenza è semplice ed è sott’occhio di tutti: la Talpa era ossessivamente richiesta, era il più grande cruccio degli amanti del genere, cosa che non avviene – per quanto si possa dire e per quanto si possa difendere, vero, cara Federica Panicucci? – minimamente per la pupa. Anzi, più si va avanti più quella moda di cui sopra, quella tendenza appare essere sempre più lontana. Allora perché non chiudere qui il discorso e guardare al futuro?
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venerdì 9 gennaio 2009

SANREMO2009: CATERINA BALIVO ED ELISA ISOARDI CON BONOLIS? DONATELLA BIANCHI PERDE LA SUA LINEA...BLU?


Questo periodo è innegabilmente caratterizzato dal continuo alternarsi di voci riguardanti l'imminente inizio del festival di Sanremo, giunto quest'anno alla 59esima edizione. Paolo Bonolis, nelle vesti anche di direttore artistico, infatti, ci ha riservato non poche sorprese. Indipendentemente dalle polemiche che stentano a spegnersi, sia riguardanti il cantante Povia che un acido intervento di Vittorio Sgarbi, l'attenzione del presentatore si era spostata su donne in ogni caso target di curiosità e attenzione. Colpo gommo stamane, nel momento in cui dovesse realizzarsi e concretizzarsi la notizia che riportiamo qui di sotto, tratta direttamente da ItaliaOggi, riguardante il probabile ingaggio di Caterina Balivo ed Elisa Isoardi nella prossima kermesse canora. Le oramai note Del Noce's Angels infatti, sempre più spesso affollano il piccolo schermo della televisione nazionale. Abbiamo parlato del ritorno in prime time di oramai tutti e quattro i format già testati nello scorso luglio. Proprio stasera infatti Eleonora Daniele ridebutterà con il suo CiaksiCanta, Caterina Balivo martedì prossimo sarà pronta con il suo DimmilaVerità, e Veronica Maya ed Elisa Isoardi sono oramai pronte, prossimamente, a ripresentare rispettivamente Incredibile e Parenti Talenti. Ecco la notizia:
La Balivo conquista Sanremo a fianco di Bonolis
L’accordo ormai è in dirittura d’arrivo (manca soltanto qualche dettaglio): a Sanremo Paolo Bonolis sarà affiancato da Caterina Balivo e probabilmente anche da Elisa Isoardi. Due delle stelline di Fabrizio Del Noce volano alto e le vedremo al Festival nella squadra di Paolo Bonolis che ha trovato l’accordo con il direttore di RaiUno e con Lucio Presta. La Balivo è impegnata con Festa Italiana, l’appuntamento quotidiano del pomeriggio di RaiUno, mentre la Isoardi ha da pochi giorni sostituito Antonella Clerici alla guida della Prova del cuoco. Per le due stelline un riconoscimento importantissimo che può fare da definitivo trampolino di lancio per la carriera, molto più di qualche sporadica prima serata. Chissà come l’avranno presa le altre due pupille di Del Noce, Eleonora Daniele e Veronica Maya… Intanto tutte promosse in prima serata le stelline. La Balivo rifarrà Dimmi la verità, la Isoardi condurrà Parenti talenti, la Daniele la vedremo con Ciak si canta e la Maya con il suo Incredibile.
Non si vogliono usare luoghi comuni. Non si vuole essere prevenuti. Ma credo che ora, un certo limite si sia davvero superato. Un limite che vede Paolo Bonolis perdere autorevolezza nel suo ruolo di direttore artistico, nel momento in cui tali notizie dovessero divenire "vera realtà", e non un semplice rumors. La stessa Lorella Cuccarini, storica amica di Paolo Bonolis, si è dimostrata abbastanza delusa ed innervosita, vista la sua esclusione dal Sanremo09. Non voglio immaginare l'animo di Antonella Clerici che vedrebbe valorizzata ancora di più quella che, almeno per ora, è la sua supplente nella Prova del Cuoco. Si era parlato di serate a tema, di presenze femminili che potessero, di sera in sera, fornire una visione diversa dello spettacolo. Per ora la visione è sempre la stessa, alla luce di questa ulteriore notizia, che vedrebbe questa volta "vittima" Donatella Bianchi, storica oltre che estremamente professionale presentatrice di LineaBlu, su cui grava un certo "verdetto finale"...

LINEA A RISCHIO PER DONATELLA. La conduttrice di Linea Blu, Donatella Bianchi, potrebbe essere sostituita da un’altra donna alla guida del programma. Il nome più gettonato per prendere il suo posto è quello di Veronica Maya.
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domenica 4 gennaio 2009

MASSIMO GILETTI: TRA INCOERENZA ED EGOCENTRISMO, LA RIPETITIVITÀ DELLE DICHIARAZIONI

La televisione è fatta di certezze, di scoperte, di delusioni, di amarezze, di sorprese. La televisione insegna che ciò che essa passa è pur sempre frutto di un grande lavoro fatto dietro le quinte, che ogni persona che si propone dinanzi alle telecamere è unione tra ciò che le è suggerito da un gruppo autoriale e ciò che ai fatti è, ciò che rappresenta la sua indole, il proprio carattere. Proprio quest’ultimo, più che nelle varie trasmissioni che si è chiamati a condurre, emerge in particolar modo nelle consuete interviste che il personaggio di turno, in voga o meno, rilascia a destra e a manca. Leggendo fra le righe qualora l’essere sibillino prevalga su quello schietto, o leggendo così com’è il pensiero del momento dalle chiare parole impresse sul foglio della criticata stampa, un po’, si può azzardare, che un personaggio lo si conosce. Io mi fregio il titolo, tanto per dire, di conoscere Massimo Giletti. So quando è nato, so chi era, so attualmente cosa fa, so cosa pensa, so come agisce. Questa non è presunzione, ma un semplice dato di fatto. Per assurdo, senza neanche leggere le interviste che vedono lui protagonista assoluto, so già quello che risponderà, non per filo e per segno, ma per contenuti, per forma e per tono. Perché Massimo Giletti, tanto per essere chiari, è molto ripetitivo. Alcuni gli affibbiano l’etichetta di “moralista”, altri quella di grande incoerente, enorme ruffiano. Sì, sotto sotto lo è e la cosa bella è che, magari, lo stesso lo sa e se ne compiace, in quanto si parla della sua persona, in un modo o nell'altro. Ma quella di ripetitivo, quasi fosse un robot, non so quanto lo sappia. Forse, ecco, inconsciamente non ne ha idea. Capita però che proprio oggi leggo una sua nuova intervista e quella impressione di déjà vu costante che ho assume le sembianze o di una sua dimenticanza rispetto alle dichiarazioni in proposito rilasciate in precedenza o di una voluta imposizione dei suoi pensieri. E, anzi, ogni intervista pare essere fatta con lo stampino: esulando dalle domande, le risposte sono le stesse. O qualora non lo fossero, l’incoerenza sboccia come un fiore in primavera. Voglio rendere dimensione, seppur virtuale, di ciò che è mia idea e offro qualche esempio tangibile, in modo tale che il mio pensiero possa essere assimilato e, in un certo senso, capito.

Uno dei punti ultimamente da sempre toccati dal nostro Giletti è la concorrenza con Amici di Maria De Filippi. Vediamo come evolve il Giletti-pensiero nel corso di qualche intervista differentemente datate. Nell’intervista rilasciata a Diva e Donna da noi riportata il giorno 26 novembre 2008, afferma: “Siamo gli unici in grado di reggere la concorrenza con Maria De Filippi, ce la giochiamo minuto per minuto. Interpreto l'avere contro Maria come un grande riconoscimento nei miei confronti da parte di Mediaset: per me hanno fatto scendere in campo la più forte”. Tempo di un altro paio di scontri e in quella del 7 dicembre 2008 pubblicata da Il giornale: “I nostri programmi sono molto diversi e non interessano lo stesso pubblico, ma competere con lei è stimolante”. Sarà che una sfida la si fa ad armi pare, altrimenti come la si gioca? L’ultima, in ordine cronologico, quella di oggi, quando “Per me il più grande riconoscimento è che Canale 5 mi ha messo contro Maria De Filippi”.

Non manca mai nelle sue dichiarazioni l’interessamento agli ascolti, che prende delle pieghe diverse a seconda delle ultime puntate andate in onda e già rilevate dall’Auditel. La media de L'arena non è mai tale e l’obiettività è estremamente facoltativa. A novembre: “Il bilancio appare positivo, visto che, con il nostro 20% di share […]”. A dicembre: “Sfioriamo i quattro milioni di telespettatori perché siamo controcorrente”. A gennaio: “Sì, abbiamo uno share medio di 21,3, con picchi al 25, quasi quattro milioni di ascoltatori”. Ma se solo ripeschiamo, tra le nostre scartoffie, qualcosa datata ottobre: “È un talk show che si è saputo conquistare il primo posto nel settore con circa il 23% di share”.

I sogni di Giletti: chi non li conosce? Dei nostri più intimi amici sappiamo vita, morte e miracoli, come si suol dire. Io di Giletti le so tutte, cari lettori, facendo l'eco a Tont. Leggiamo, leggiamo insieme. Proprio oggi, nello sproloquio più totale: “Voglio provare a portare qualcosa di nuovo. In fondo non ho mai proposto un progetto serale”. Mentre giusto un mese prima, tutti impegnati nell’addobbare il proprio albero: “Anch’io ho qualche idea per la prima serata”. Ancora prima, però, si diceva che voleva una seconda serata: “L’Arena nella seconda serata sarebbe perfetta”.

Questi, naturalmente, sono i punti più caldi e, sinceramente, anche quelli che più danno nell’occhio. Ma abbiamo dimenticato di citarne altri, tra cui l’evidenziazione del fatto che L’Arena sia non solo l’unico programma Rai interamente auto-prodotto, ma anche quello a cui lavorano solo quattro gatti, l’opinione per la quale il varietà che guardi al passato sia deleterio per la televisione nostrana, che il suo sogno (utopia? Si spera) più grande è quello di condurre Sanremo, proprio come Raimondo Vianello nel 1998, all’età di 78 anni. Insomma, ciò per dire cosa? Che se gli si dice cheè moralista, che se gli si affibbia l’etichetta dell’incoerente, e in questo caso anche di chi non ha poi così granché da dire, un motivo ci sarà. Giletti non ha la stoffa per poter volare alto, è troppo autoreferenziale, non ha la schiera di vecchiette pronte a fermarlo per strada, anzi. Si accontentasse della sua Arena, che "sfiora i quattro milioni di telespettatori"…
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sabato 3 gennaio 2009

PAOLA PEREGO: RINNEGARE IL TRASH SGUAZZANDOCI DENTRO "FINO AL COLLO"

Quando si è oggetto di una critica, si cade nel cosiddetto "mirino". Un mirino bonario, privo di alcuna cattiveria, ma in ogni caso cinico nel caso in cui ce ne fosse bisogno. E' questo il caso di Paola Perego che, con il suo Capodanno2009 su Canale5, ha facilitato, e non poco, il nostro compito, per inaugurare questa nuova rubrica: Ilmirino di ScavicchialaNotizia. Buona lettura.

Le etichette che spesso si "affibiano" a personaggi e situazioni, possono davvero far male. Non si può non ricordare a tal proposito la straordinaria Mia Martini, indimenticata cantante dalla eccezionale voce che, complice una tremenda diceria sulla sua persona, ha visto la morte sin troppo giovane, rubando a sè stessa il dono della vita, ed a tutte le persone dotate di un minimo di realismo ed intelligenza, delle sue straordinarie doti vocali. Abbassiamo il livello del discorso, e sorvoliamo su tutt'altra tipologia di personaggi, onde evitare una brusca "variazione di tematica".
Sin troppo spesso Paola Perego si è lamentata, e non poco, di quanto l'etichetta da "presentatrice trash", le facesse male, e di quanti sforzi lei stessa stia compiendo per venire fuori da un luogo comune che, innegabilmente, rovina la sua (presunta) professionalità. Dopo ben due anni e due edizioni di Buona Domenica infatti, la presentatrice "ciondolo di Paolo Bonolis", complice l'analogo agente, sembra essere rinsavita, ed aver messo su uno spettacolo che, forse troppo anonimo data l'attitudine della presentatrice con tutt'altro genere televisivo, ancora doveva ricevere polemiche e critiche, a meno della maggiore attenzione rivolta al prodotto causa malore di Giulio Andreotti.
Questa Domenica infatti, ogni domenica, porta avanti risultati di certo non esaltanti, scontrandosi con un altro campione nella classifica degli show privi di carattere: la Domenica In di Lorena Bianchetti.
In ogni caso, almeno per quattro mesi, Paola Perego ha forzato la sua indole, e, complice una edizione di successo con LaTalpa, cercava di riflettere quelle che, secondo la direzione di Canale5, dovevano essere le linee autorali per un contenitore domenicale. Cosa è accaduto ora? Che Paola Perego ci è ricascata, in pieno. Il Capodanno di Canale5 infatti, oltre al fallimento in termini di ascolti, vedendo trionfare Carlo Conti ed il suo L'Anno che verrà, infatti, ha rappresentato un vero e proprio fallimento al "piano di recupero" che Paola Perego stava attuando con se stessa. Non ci si può lamentare di un tale fenomeno, di una tale diceria, se, allo stesso tempo, ci si mette la faccia in prodotti dall'infima organizzazione.
Sia chiaro. Non si vuole fare il "discorso bacchettone". Parlandoci chiaramente, oramai nessuno si scandalizza per il "più vedo che non vedo"; oramai, a meno dei bambini in tenerà età, gli occhi di qualunque telespettatori sono abituati a teatrini "leggeri". Il problema sta nel fatto che, una presentatrice, dalla ardua volontà di spogliarsi da questa etichetta del trash, abbia organizzato, il 13 dicembre, un capodanno sì fatto. Il trash è un genere televisivo che, pur sommerso dalle critiche, piace. E, proprio per tale motivo, una televisione privata di certo più libera in termini di contenuti rispetto ad una pubblica, è paradossalmente giusto che si organizzino programmi orientati in tal senso. La critica non è diretta al trash. La mia personale critica è rivolta interamente a Paola Perego. Spero infatti che venga posto fine a questo, forse voluto per pubblicità, mostrarsi come "vittima sacrificale" della critica. Non si può rinnegare un genere che, innegabilmente, per quanto gira in rete e su carta, ha sguazzato e non poco nel capodanno registrato di Canale5.
Spesso si rinnega il passato, magari se si cominciasse a non rinnegare lo stesso presente....
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domenica 28 dicembre 2008

IL MIO AMICO BABBO NATALE, GERRY SCOTTI E LA CAPARBIETÀ NEL FARE L'ATTORE...

"Un’occhiata alla televisione non la rifiutiamo mica durante le festività natalizie?". Sottotitolava così il nostro Expedit negli auguri che la redazione di Scavicchia la notizia vi ha fatto per Natale. E durante queste giornate mica l’abbiamo rifiutata, l’occhiatina alla tv? Certamente no. Ma la desolazione per il panorama scorto era grande, grandissima, enorme. Avete presente Prato fiorito, il gioco presente sulle vostre macchine in cui bisogna non andare sulle caselle dove si celano le bombe, anche conosciuto come Campo minato? Ebbene, era quella la televisione degli ultimi tre o quattro giorni, con la sola differenza che le bombe da scansare erano repliche e prodotti già conosciuti e i lidi di salvezza o le eventuali repliche sfuggiteci al primo colpo (o al secondo, o addirittura al terzo) o quei miniprodotti sfacciatamente nuovi anche durante la venuta di Babbo Natale. Chi non c’è cascato, almeno una volta in questo centinaio di ore, in una bomba di queste? Il sottoscritto sì, e sarebbe stato molto meglio stare più all’erta, forse. Nella fattispecie, ho avuto il piacere (la disgrazia?) di godermi due particolari prodotti, andati in onda nel primo pomeriggio della giornata di Natale e in quella di Santo Stefano, intitolati Il mio caro amico Babbo Natale e Il mio caro amico Babbo Natale 2 – al quale avrei aggiunto “la vendetta” –.

I due tv-movies sono datati 2005 e 2006, relativamente recenti quindi. Sono le classiche commediucciole di Natale, fatte un po’ per tutta la famiglia, per stare tutti insieme a guardare un qualcosa che, trasversalmente, appassioni i vari componenti e le varie individualità. Non caratterizzate da una trama da Oscar, ovviamente, si sono lasciate guardare piacevolmente. Da notare come però tra il primo e l’ipotetico sequel non vi sia filo logico di continuità in quanto due storie completamente differenti eccetto per un personaggio, quale Babbo Natale, impersonato da un Lino Banfi liberatosi dalle disgrazie relative al fare il nonno a tempo pieno in Un medico in famiglia, alle prese con due diversi personaggi nei due film ai quali ha dato vita lo stesso attore. Oddio, forse essere così poco prudenti potrebbe provocare qualche risentimento o offesa, ma una persona che recita, in fondo, ed ha un ruolo incredibilmente da protagonista, come la si può appellare se non attore? Figurante? Ed è proprio per quest’attore, con tutta probabilità, che i film si sono fatti seguire. Il suo nome risponde a quello di Gerry Scotti.

Sarà una moda dilagante nei meandri del mondo dello spettacolo, quella per cui un presentatore debba riciclarsi come attore – paura che qualche Angels possa rubargli il lavoro? –, ma così è. Ma per Scotti è diverso, in quanto “prestato” già da tempo alla sit-com: basti pensare al gradevole Io e la mamma, con l’indimenticata Delia Scala o al pluritrasmesso Finalmente soli, in compagnia della brava Maria Amelia Monti. Si può dire però che Il mio amico Babbo Natale sia stata la sua grande opportunità, sprecata alla grandissima. La simpatia, l’autoironia, l’essere straordinariamente istrionici nella naturalità di una diretta o nell’estemporaneità di una sorta di registrato non sempre coincidono con una bravura nel campo della recitazione. Il limite posto alla commedia è tutto lì: l’analoga barriera di Scotti nell’essere attore. Alla luce di quanto poi programmato nei due anni successivi – i tv-movies della serie Finalmente – è possibile e lecito chiedersi se tutto ciò è accanimento terapeutico o subliminale invito o richiamo alla visione di un qualcosa solo per l’avere nel cast il nome importante. A ciò si accompagna anche il fatto che a Natale quando tutti vanno in ferie Scotti sembra frammentarsi: a pranzo con il film, a cena, quella di Natale, con quell’altro, nella preparazione di questa, tutti i giorni, a far domande nella sua edizione straordinaria del Milionario, quando capita a tentar di far acquistare un po’ di riso e così via.

Insomma, se uno è nato per fare il conduttore, quello dovrebbe fare. Se uno è nato per fare l’attore, che attore sia. Altrimenti il ruolo e l’essenza diventano quanto mai risibili nella loro – solo ipotizzata? – rigorosità. Tanto più che il pubblico se alla prima rispondee (nel 2005 ci furono 8 milioni con oltre il 30% di share), alla seconda sembra cedere (5.5 milioni). Però è da ammettere che le due commedie sono state veramente divertenti…
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domenica 21 dicembre 2008

ALDO GRASSO COMMENTA LA PROVA DEL CUOCO: "MEGLIO LA ISOARDI DELLA CLERICI. IN TV E' L'ABITUDINE A FARLA DA PADRONE"

Ci è andato giù pesante Aldo Grasso nei confronti di Antonella Clerici, rafforzando concetti che, forse con una minore "tonicità" avevamo espresso anche noi di ScavicchiaLaNotizia al riguardo. La Prova Del Cuoco è stata al centro dell'attenzione di molti addetti ai lavori, è innegabile. Tanta era la curiosità da parte di appassionati e non, di ritrovare dietro ai noti fornelli di RaiUno, la giovane Elisa Isoardi al posto della futura madre Antonella Clerici. Abbiamo commentato in più occasioni questo evento, anche la surreale situazione che vedeva Antonella Clerici condurre al telefono, via webcam, grazie al sostegno della poliedrica Anna Moroni. L'attaccamento al format culinario è forte, inutile negarlo, tanto è vero che si è sovvenuta l'idea di paragonare tale situazione a quanto accaduto, in un recente passato, con Paolo Bonolis ed il "suo" Affari Tuoi.
In ogni caso lo storico critico televisivo Aldo Grasso si è espresso al riguardo di questa situazione, con una commento alquanto caustico, fortemente condivisibile da parte dei detrattori della presentatrice milanese, invece fonte di tante critiche da parte degli appassionati e dei fan della riccioluta Clerici. Ecco il commento:
Lezioni di vita nelle ricette in tv
Lezioni di vita più che di cucina, alla La prova del cuoco con la new entry Elisa Isoardi, la supplente, che, detto per inciso, è meglio di Antonella Clerici. (Raiuno, dal lunedì al venerdì, ore 12). Ricetta numero uno. Nessuno è insostituibile, me lo ripeto spesso.
La Clerici è attesa da tutte le grandi gioie della maternità, specie se conquistate in ritardo, ed è meglio non rischi coi fornelli (televisivi). Stava esagerando: troppo invasiva, egoista, esibizionista (del suo decolleté). Ci sono certi conduttori che riescono a esprimere già in un'ora cose per cui talvolta ci vogliono addirittura due minuti.
Ricetta numero due. Tutti possono condurre un programma televisivo, pulvis es et in pulverem reverteris. Prima della Isoardi c'è un programma condotto da Alessandro Di Pietro. Se conduce lui, tutti possono condurre. È la famosa legge Marzullo: se un programma esibisce in video una faccia per giorni 28 (come un ciclo lunare) quella faccia diventa di famiglia, anche se appartiene a Marzullo, a Infante, alla Talenti; perché la tv di tutti i giorni è fatta di facce, umori e soprattutto di consuetudine, assuefazione, tran tran. Spero che tra un manicaretto e l'altro, la Isoardi (ieri immersa in uno splendido bonet piemontese) non si dimentichi mai di questo fondamentale teorema televisivo. Non importa saper fare buona tv. Ciò che importa è chi fa tv.
Ricetta numero tre. Perché in tv, come nella vita, si lasciano sempre le cose a metà? L'uscita di scena della Clerici era una buona occasione per congedare anche Beppe Bigazzi. All'Isoardi si poteva associare un giovane laureato all'Università del Gusto di Pollenzo, per il bene del Servizio pubblico. L'educazione alimentare in tv è quel crudele procedimento attraverso cui viene proibito ai giovani per ragioni igieniche di soddisfare da soli la propria curiosità. 'Sti Bigazzi!
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giovedì 11 dicembre 2008

ANTONELLA CLERICI E PAOLO BONOLIS: L'AMORE PER UN FORMAT, SFIORANDO IL "SURREALITY-SHOW"

I protagonisti del piccolo schermo, sempre più spesso, nonostante il sempre maggiore proliferare di format di "proprietà privata", sembrano essere sempre più padri dei propri "figli mediatici". Esempio tipico, in questi ultimi anni, affiancato all'innegabile amore che lega Pippo Baudo ed il Festival di Sanremo, è stato rappresentato da Paolo Bonolis ed Affari Tuoi. Il feeling che lega il futuro presentatore di Sanremo ed il gioco dei pacchi, è stato sempre evidente, sin dalla prima puntata, della durata di pochi, pochissimi, minuti, sino a divenire il vincente gioco dell'access prime time di RaiUno. Un feeling palesato nel tempo, facendo in modo che, per i più, la sua conduzione nel gioco Endemol risultasse, ancora oggi, la migliore. Un feeling che si è prolungato anche oltre il legame di Bonolis con la Rai, sino a sfociare, dopo le tante voci che vedevano un trasferimento del gioco dei pacchi a Canale5 in una soluzione "panino" con Striscia la Notizia, nel Fattore C, flop in prime time, in risalita nel preserale in termini di ascolti, complice la sempre maggiore trasformazione nell'indimenticato Tira e molla. In più dichiarazioni Paolo Bonolis, almeno in passato, affiancato ai complimenti per il presentatore di turno, rivendicava la sua "proprietà" per quel format, definendo Affari Tuoi come un "gioco basato sulla sua modalità di presentazione".
Lo stesso sta accadendo, proprio in questi giorni, con Antonella Clerici. In un recente passato avevamo parlato della surreale situazione creatasi nelle famosissime cucine targate Endemol, in onda su RaiUno ogni tarda mattinata. Un collegamento prima telefonico, poi tramite web-cam, legava Antonella Clerici al format che, dopo un purgatorio Mediaset, ha visto il suo ritorno in Rai con grande trionfo, nonostante la recente forte concorrenza di Forum su Canale5. Vedere i cuochi, Anna Moroni in primis, parlare, dialogare, con una "Antonella" realmente assente nello studio creava, a mio modesto parere, una situazione poco credibile nello studio televisivo. Tanti sono stati gli elogi alla presentatrice milanese, e tanti gli attestati di affetto e nostalgia. Una nostalgia per una persona assente per pochi giorni, in ogni caso collegata dal comodo salotto di casa sua. Ma, "questioni di saliva" a parte, Antonella Clerici è tornata in studio e, seduta in comoda poltrona al centro dello studio, ha condotto l'intero programma, evitando di mettere in seria difficoltà una Anna Moroni versione presentatrice che, in ogni caso, in questi giorni, è riuscita a cavarsela con buoni risultati, ma allo stesso tempo, nonostante i problemi di salute, evitando un ingresso anticipato della già preannunciata Elisa Isoardi alla guida del programma. Problemi di salute, hanno costretto la tanto nota "Antonellina" ad abbondanare anticipatamente il programma, come riportato dal nostro ElBarto, in favore di Elisa Isoardi, definita dalla stessa Clerici una "brava e giovane presentatrice che conoscerete".
Auguri a parte alla nostra Clerici, cosa spinge realmente un personaggio a "possedere" alcuni programmi? Quasi come un figlio, quasi come un parente da abbandonare, Antonella Clerici e Paolo Bonolis, in entrambi i casi, sembrano aver subito un "piccolo trauma mediatico". Apprezzabile, da un lato; è bello vedere con quanta professionalità tali artisti si mettano a disposizione del pubblico. La grinta, la sagacia, l'ironia, la scaltrezza e la simpatia, in entrambi i casi sono sicuramente armi vincenti. Alcune volte, però, l'adorazione morbosa per un programma, sembra quasi sfiorare il surreale, e noi, abituati ai consueti reality, siamo poco abituati ad un surreality-show...
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IL "DRAMMA" DI ROSSANO RUBICONDI IMPAZZA IN TV: A LUI I SOLDI E POPOLARITA', A NOI LA NOIA

Ci sono cose che, davvero, con il massimo rispetto, davvero non vanno giù. Ed una di queste cose, sta avvenendo proprio in questi giorni, in questo recente periodo. E' da poco terminata la sesta edizione de l'Isola dei Famosi, con la oramai strapubblicizzata e strapoliticizzata vittoria di Vladimir Luxuria. Ma ad essere pubblicizzato, e sinceramente, senza alcun particolare merito, è sicuramente Rossano Rubicondi, il (ex?) marito di Ivana Trump,che in questi giorni, più di una annunciatrice, impazza nelle nostre reti nazionali. Chi, seppur involontariamente, non ha sentito parlare di questo "dramma popolare" riguardante l'esplosione di questa coppia formata da questo ragazzo italiano, e la star americana? Questo è il problema. Anche involontariamente, prima o poi, se ne viene a conoscenza. Il merito? Più che merito, la colpa è sicuramente della nostra amata Rai che, in ogni minimo pertugio, sta inserendo questa questione che, con mio sommo dubbio, possa interessare ai telespettatori. Non si vuole cadere nel discorso banale, non ci si vuole inerpicare in discorsi fondati su "luoghi comuni" noti e stranoti. Ma davvero, credo si stia esagerando.
La consueta puntata di PortaaPorta che Bruno Vespa realizza, interamente dedicata all'Isola dei Famosi, ha visto come protagonista assoluto, oltre che un poco inerente ricostruzione della carriera di Simona Ventura, l'oramai noto e presunto bacio tra Rossano Rubicondi e Belen Rodriguez, tralasciando, con mia personale delusione, tutto ciò che ha riguardato l'intera edizione del reality di RaiDue, come realizzato in corrispondenza di tutte le altre puntate organizzate da Bruno Vespa.
Complice Simona Ventura, Rossano Rubicondi impazza, oramai settimanalmente e non solo, su riviste e quotidiani, oltre che sul web, rilasciando dichiarazioni sulla sua presunta, mai avvenuta, certificata, triste, separazione dalla Trump. L'imposizione di un personaggio che, oramai impazza nel piccolo schermo, grazie anche ad una sua nuovae futura occupazione nel Quelli che... di Simona Ventura, oltre che di una voce di corridoio che vede coinvolto lo stesso Rubicondi nel prossimo X-Factor.
Persino Lamberto Sposini, confermando quella presunta "ipocrisia di RaiUno" di cui abbiamo anche parlato in un recente passato, ha dedicato buona parte della sua odierna puntata de LaVitaInDiretta, al "fenomeno" televisivo del momento. Ospiti Carlo Capponi, Monica Setta, Massimo Gargia ed i genitori dello stesso Rubicondi, che, in maniera abbastanza aggressiva, hanno preferito coinvolgere anche le loro persone nel tifone mediatico, soffiato e tenuto vivo da Simona Ventura che ha deciso, come da lei stessa affermato, di rischiare, come suo solito, per permettere l'ingresso di Rossano nel mondo dello spettacolo italiano, e fornigli una grande popolarità.
Una popolarità che, spiace essere materiali ma purtroppo è così, corrisponde nella maggior parte dei casi a denaro sonante. Quel denaro sonante a cui tutti, nessuno escluso, nel piccolo schermo sembrano tendere, disposti a tutto, soprattutto nella fase iniziale di "carriera". Con la massima sincerità e sintesi: Non se ne può, più!
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