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martedì 9 giugno 2009

SARABANDA: UN FRULLATO DI FORMAT MUSICALI DAL SAPORE GIOVANE ED ESTIVO. GIUDIZI E COMMENTI DELLA PRIMA PUNTATA

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Canale 5 ci riprova, questa volta con un carico di buone speranze non indifferente. La questione preserale, forse, è giunta ad una svolta. Questo perché finalmente la rete diretta da Massimo Donelli “sperimenta” ed investe in un qualcosa che, seppur già visto e già andato in onda, possa configurarsi come una valida alternativa a Chi vuol essere milionario? spalmato oramai in tutte le salse per coprire entrambe le garanzie annuali. Punta, così, su Sarabanda, quiz musicale d’annata condotto all’epoca da Enrico Papi, esiliato da Canale5 dopo i pessimi risultati di Jackpot, fate il vostro gioco. Pescare nel passato per dare un senso al futuro, ancora una volta. Chiamati alla conduzione Teo Mammucari e Belen Rodrgiuez, coppia oramai collaudata dopo l’edizione fortunatissima di Scherzi a parte andata in porto con ascolti eccellenti, assieme a Claudio Amendola. E così, alle 18,50 di ieri, così come per tutta l’estate, sintonizzandosi sull’ammiraglia Mediaset, è possibile giocare al vecchio e caro Sarabanda. Che di vecchio e di caro ha ben poco, visto un evidente ammodernamento del gioco. Sono quattro i concorrenti che si sfidano ogni puntata, con la possibilità di diventare campione in carica per un numero illimitato di gare. Ogni puntata consta di quattro differenti manches. La prima, inserita nell’anteprima Quasi Sarabanda, è intitolata ExtraCanto, molto simil-Quizzone, manche in cui un gruppo di turisti stranieri intonano una canzone il cui titolo dovrà essere indovinato dai quattro concorrenti in gioco. Chi ne indovina di meno, è fuori. I tre che superano il primo step sfidano il campione in carica a partire dalla seconda manche, intitolata KaraTeo, questa volta simil-Canta e Vinci!/Chi fermerà la musica?, dove i quattro concorrenti dovranno completare il testo di un brano italiano o straniero. Poi l’asta musicale, celebre per il tormentone “La indovino con una!” e il famoso 7x30 che ha sempre regalato grandissime emozioni, dubbi (possibile che menti così preparate non riescano a vincere per il solito brano non indovinato?) e grattacapi - vero, Antonio Ricci? -.

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Il quiz è stato incredibilmente “svecchiato”, forse in maniera troppo eccessiva. Le fasi del gioco si sono susseguite, per questa prima puntata, logicamente in modo macchinoso e le migliorie da attuare sono sicuramente tante. Note di merito sono il “contenimento” del conduttore Teo Mammucari il quale, differentemente dal solito, ha puntato molto sull’ironia e sul divertimento che non sul sadico e il volgare; uno studio che fa l’eco al Macao di Boncompagni/Parietti che favorisce alla creazione di un clima estivo – più volte si ha l’impressione di essere ad un villaggio vacanze o che il quiz sia trasmesso da una località di mare –; la band direttamente ripescata dall’ultima edizione andata in onda nel 2004; il brand, fortissimo di per sé. Succede, però, che il pubblico possa aver percepito una sorta di “tradimento”. Del vecchio Sarabanda, come già detto, è rimasto poco o niente, se non gli ultimi due giochini e le aspettative, se quelle di un gradito ritorno, sono fortemente ed enormemente deluse. Lo spirito goliardico creato da Mammucari è stato per questa prima diverso da quello di Papi, vero re in questo senso.

L’utilizzo di Belen è congeniale allo spirito giovane del quiz e alle dinamiche dello stesso – canta e balla discretamente, facendo dimenticare l’immagine di sé che le hanno fornito i giornali di gossip – , ma scade completamente a fine puntata, dove rivive il mito della sirenetta Adriana (Adriana Volpe in una vecchia edizione di Mezzogiorno in famiglia era la protagonista di un gioco che si svolgeva in una piscina piena d'acqua e venne così chiamata), quando si immerge in un pozzetto d’acqua vestita di solo bikini. Le prime due manche risultano essere abbastanza lente e prive di appeal. Il richiamo ad altre trasmissioni è lapalissiano. La possibilità di fare bene, tuttavia, esiste e gli ascolti dimostrano che un margine di miglioramento c’è. La prima puntata ha ottenuto 2.733.000 con il 18,92% di share (con un 7x30 al 21,11% di share con 3.538.000 telespettatori) ed un’anteprima a 1.822.000 ed il 17,99%. Riuscirà ad imporsi come nuovo gioco dell’estate 2009 vincendo la sfida con una Reazione a Catena pronta ad imperversare per la terza stagione consecutiva su Raiuno?
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mercoledì 13 maggio 2009

IL NUOVO POMERIGGIO DI RAIUNO: PROBLEMI D’ASCOLTI E DI ABITUDINE

E così il cambiamento, avvenuto in una calda giornata di maggio, senza capire poi perché si dovesse attuare visto e considerato che tutto, fino a qualche giorno prima, funzionava più o meno correttamente, è arrivato e ha sconvolto palinsesti, ascolti e abitudini del pubblico da casa. Raiuno l’aveva promesso e ha mantenuto la parola data: dall’11 il daytime avrebbe avuto qualche sorpresa, un bel rimescolamento delle carte rimaste nel mazzo per cercare di migliorare, dati i costi comunque ingenti e le somme in uscita che in un modo o nell’altro si devono tentare di giustificare. Investire per un programma delle dieci del mattino, quando è risaputo che la fascia non sia redditizia, è tutto sommato uno spreco: e allora quale miglior pretesto per piazzarlo lì dove più si soffre, ossia tra le 14 e le 15, in modo tale che le spese di studio, conduttrice, cause, pubblico, scenografia del tribunale della prima rete della Rai, abbiano quantomeno un senso? Brevemente, le premesse. Uno Mattina di Michele Cucuzza e Eleonora Daniele ha avuto sino a maggio una media del 25% di share; dalle 10 in poi la linea passava a Veronica Maya che con il suo Verdetto Finale toccava anche quota 35% di share. Dopo il Tg1 delle ore 13.30, Caterina Balivo collezionava il suo flop quotidiano, con la stra-divisa Festa Italiana che nel complesso non ha mai superato quota 18% di share, e a seguire Lamberto Sposini portava la fascia 16-19 a livelli di ascolti più che accettabili, con La vita in diretta sempre tra il 23% e il 25%. Insomma, un daytime che, almeno quantitativamente parlando, ha sempre avuto un suo perché.

Da ieri, tuttavia, c’è stato questo cambiamento. Uno Mattina si è allungato, terminando alle 10.50 quando la linea è data ad Alessandro Di Pietro e al suo programma Occhio alla spesa, Festa Italiana è slittato alle ore 15.10 con la consueta anteprima e alle 15.20 per l’inizio dell’oscenità vero e proprio, Lamberto Sposini lavora per un’ora in meno al giorno, iniziando quotidianamente alle ore 17.15, e Veronica Maya può dormire qualche ora in più al mattino perché il suo tribunale è stato spostato alle ore 14.10, in pieno scontro con l’originale, nel formato Sessione pomeridiana, Forum su Rete4. A due giorni dagli spostamenti, dai tagli, dai dribbling tra controprogrammazione e costi, le uniche somme che sono possibile tirare sono due: una considerazione sugli ascolti ed un'altra sul pubblico.

Per quanto riguarda il primo punto, parola ai numeri. Uno Mattina dalle 10 alle 10.50 è stato battuto due volte consecutive dalla seconda parte di Mattino Cinque, totalizzando un misero 20% di share (circa quindici punti percentuali, quindi, in meno). Verdetto Finale tocca quota 13% di share, pareggiando con il concorrente (?) su Rete4 (!), guadagnando 800.000 nuovi telespettatori rispetto alle puntate del mattino e facendo, però, gli stessi ascolti di Festa Italiana in suddetta fascia. Il programma della Balivo, pur appropriandosi di quella fascia in cui la prima parte de La vita in diretta spadroneggiava, non è andato in queste primi due tentativi oltre il 18% di share. L’approfondimento di Sposini, dal canto suo, è sotto il 20% di share, consegnando uno scarso traino all’Eredità, per la prima volta ieri battuta da Chi vuol essere milionario?. A tentare di giustificare il tutto c’è un’impennata negli ascolti di Raitre con il Giro D’Italia, per quanto possa questo contare. Un altro effetto da tenere in considerazione è l’aver completamente distrutto il pomeriggio di Raidue, che tocca così livelli imbarazzanti: Francesca Senette e la sua Italia allo specchio non sono andati oltre il 5% di share, mentre Academy si conferma come un flop assoluto.
Considerazioni, queste, che possono lasciare il tempo che trovano, che devono essere fatte sul lungo termine. Giusto, giustissimo. Tuttavia gli ascolti celano sempre differenti chiavi di lettura ed una lampante è quella relativa all’estrema abitudine che vive il pubblico del daytime della tv generalista, che non appena sentono e scorgono il cambiamento danno origine ad un dietro front non indifferente. Sarà questo tale per tutto il mese di maggio? È questione di tempo, per dare origine, per l’appunto, ad una nuova abitudine? O ritornerà tutto come prima?
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domenica 3 maggio 2009

SIMONA VENTURA, QUELLI CHE IL CALCIO ED UNA SOTTILE PUNTA DI MALEDUCAZIONE...

Update: Alla luce dello scontro Mazzocchi - Ventura, a detta di alcuni consuetudinario, nella puntata di oggi di Quelli che il calcio e..., dove più volte la Ventura ha intimato a Mazzocchi di stare zitto, in quanto in preda all'ansia figlia di un goal annullato alla sua squadra del cuore, il Torino, che mettere così un piede in Serie B, riproponiamo questo post scritto nel dicembre dello scorso anno, segno di quanto l'involuzione Venturiana tardi ad avere fine o quantomeno limite.

La domenica pomeriggio da un punto di vista meramente televisivo si sta spegnendo sempre di più. Non solo la morte dei contenitori, che all’effettivo non esistono già più, ma anche delle trasmissioni che nascono sotto questo profilo. Non è un caso che gli unici programmi a funzionare sulle ammiraglie propongono due contenuti antitetici ed oltremodo diversi dai consueti: da una parte un talk show all’insegna del moralismo, buono, falso, vero o chi per esso, mentre dall’altra un talent show dove elementi portanti sono bravura, capacità, e un po’ di sano trash. Chi però non si ritrova in nessuno dei due, ha sempre la possibilità di sbarcare nel paradiso satellitare o terrestre calcistico, in quello analogico relativo a viaggi e affini, e in quello altrettanto analogico che invece trova lido fortunato su Raidue. Parliamo di Quelli che il calcio e…, la trasmissione condotta da otto anni a questa parte da Simona Ventura con un buon successo di ascolti. Il programma ha goduto, nel corso della gestione Ventura, o ha sofferto a seconda di come si voglia incentrare il fatto, di un radicale cambiamento rispetto a quello che alle origini rappresentava: un semplice approfondimento live sulla serie A di calcio. Rivoltato come un vecchio calzino per renderlo appetibile al grande pubblico evaso per forza di cause, Quelli che il calcio oggi prende le redini dell’idea del contenitore domenicale, diventando tale a tutti gli effetti. Il ruolo del calcio, infatti, è del tutto marginale, per quanto si possa credere e per quanto si possa dire. Elemento portante è la disquisizione circa i reality in onda sulla rete, cercando di promuoverli traendone beneficio in termine di ascolti.

Simona Ventura è un’eccellente padrona di casa, gestisce con ottima tempistica e dialettica i vari casi di puntata, dominando il tutto con quel pizzico di aggressività e presunzione insita nel suo carattere spesso portato a fioritura durante l’origine di determinati punti critici nelle sue trasmissioni, delle quali ha spessissime volte evidenziato l’attaccamento e verso le quali ha sottolineato lo spropositato amore. E questo è un qualcosa che va oggettivamente al di là di Quelli che il calcio. I due termini, i due elementi di cui sopra, però, ossia il programma domenicale di Raidue e la sua conduttrice ieri pomeriggio hanno dato vita ad un episodio che, a livello puramente personale, non mi è piaciuto affatto.

Al centro di puntata, al posto delle azioni di una squadra, della papera di una formazione, dell’inaspettato risultato di una partita, la solita diatriba con ospiti i conosciuti signori nessuno, primi fra i quali il prezzemolino ed oramai insopportabile Rossano Rubicondi, la bella e basta Belen Rodriguez, la populista Vladimir Luxuria et similia. Da sottolineare che l’Isola dei famosi è terminata un mese fa e perciò la loro nuova ospitata motivazione altra non aveva che quella di fare ascolti. Capita così che, al goal del Genova – se la memoria non mi abbandona – Marco Mazzocchi, per rendere giustizia all’essenza della trasmissione, persa da un bel po’ di tempo ad essere sinceri, lo annuncia, con un sottofondo di urla e di schiamazzi mandati dalla regia, come al solito di ogni realizzazione. La Ventura, evidentemente contrariata al gesto che aveva una naturalità unica, lo ha ammutolito bruscamente per non interrompere lo spazio Isola.

Adesso, questo può essere un banale gioco delle parti, preventivato e tenuto in considerazione prima che il programma abbia avuto inizio, ma il gesto, da telespettatore, ha messo in evidenza una sottile maleducazione che ha stonato non poco con la figura prorompente, giovanile, estroversa di Simona Ventura. Umanamente due sono le somme che ho tirato: la prima è la consapevolezza del fatto che la conduttrice dell’Isola dei Famosi tendasempre a sopraffare il prossimo, volendo far emergere la sua persona e i suoi protetti, a discapito di quanto poi è lecito; la seconda è che Quelli che il calcio non esiste più, e che si potrebbe anche cambiarne il titolo. La domenica dell’Isola, Ventura Show o quello che si vuole, ma lasciateci il buon ricordo del bel programma di Fazio, quando ancora l’anteprima finiva alle 14.55 e l’inizio coincideva con il fischio d’inizio o quando aveva inizio realmente alle 15.40 senza niente prima...
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lunedì 20 aprile 2009

X FACTOR SU RAIUNO VINCE, CONVINCE E BATTE IL TRASH CONTADINO

“Chi la dura la vince” diceva un noto proverbio simbolo della nostra forbita e articolata lingua italiana. E mai come questa volta bisogna dare adito ad uno scanzonato e ripetitivo detto per etichettare una situazione di stampo televisivo che ha imperversato sulle pagine di giornali, di blog televisivi importanti e – permetteteci un minimo di autocelebrazione – anche sulle pagine di questo blog che tanto dimostrate di seguire da mesi a questa parte. Ieri sera il passaggio epocale ha avuto effetto ed è avvenuto nella maniera più surreale possibile: vedere il talent show di Raidue con la farfallina blu in basso a destra del teleschermo di tantissimi italiani è stato veramente surreale e difficilmente esiste un altro aggettivo che possa rendere dimensione di quanto accaduto. X Factor vince, convince e batte il trash de La Fattoria, così potremmo in altro modo definire, poi, ciò che alle 10.10 di questa mattina s’è scatenato con la lettura consueta dei dati Auditel – divenuti oramai anche il criterio di smistamento qualità programmi e trasmissioni –. Perché?

X Factor vince. X Factor effettivamente ha vinto. Spazio ai numeri: dalle ore 21.38 alle ore 24.56 il talent show andato in onda eccezionalmente su Raiuno ha raccolto 4.437.000 spettatori con il 22.76% di share, mentre il diretto concorrente, La Fattoria 4 giunto anch’essa alla finale, ha ottenuto 3.850.000 telespettatori con il 20.81% di share. X Factor, talent cresciuto nei “bassifondi” della seconda rete di stato con una media del 14%, esce vincitore dallo scontro con un programma che è andato in onda per un mese e mezzo sulla rete ammiraglia e che ha avuto tutta un’altra media d'ascolto. Rispetto alla finale l’ultima del talent show tanto amato da Antonio Marano ha segnato un incremento di 1.200.000 telespettatori e di 7 punti percentuali. E, a dare manforte al fatto che sia un successo da un punto di vista strettamente numerico, ci si mette il fatto che l’ascolto negli over 65, ossia quella fascia tacciata di non avere sul telecomando tasti diversi dall’uno, sia stato mediocre se non insufficiente.

X Factor convince. Innegabilmente. X Factor è un programma di qualità, quella qualità che tanto ci sforziamo di cercare in questo o quell’altro programma. Musica, qualche discussione (ad onor del vero fiorite sempre in maniera sospetta, nei momenti dei neri del concorrente o annullate in virtù di battute finali) e televoto. Elementi semplicissimi che hanno fatto piano piano breccia nel cuore degli italiani. Convince anche la scelta di spostarlo, in occasione della finalissima, su Raiuno, portando a casa tanti benefici per sé e per Del Noce: per quest’ultimo numeri e percentuali, per il primo visibilità assoluta. Un’ottima vetrina in cui nessuno credeva.

Il trash della Fattoria, di cui ci occuperemo in un post sommativo tra giudizi, commenti (di positivi, pochissimi) e critiche (praticamente esisteranno solo queste) è abbattuto. Vince, trovando un’altra chiave di lettura di questa situazione epocale, la qualità sul trash, scagionando e sfatando il tabù secondo cui agli italiani “basta un poco di trash e la pillola va giù”. Certo, ha vinto Matteo Becucci (che, tra l’altro, era il preferito del sottoscritto), ma vince soprattutto il marchio, la tenacia, la caparbietà, l’acutezza di uno spostamento appartenente senza senso ma in realtà incredibilmente rischioso, vince X Factor. Appuntamento al 14/09!
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lunedì 13 aprile 2009

ELISA ISOARDI A LA PROVA DEL CUOCO, FOUR MONTHS AFTER: QUANDO GLI ASCOLTI DANNO MANFORTE ALLA SOSTITUZIONE. GIUDIZI E COMMENTI

Il nostro sondaggio in merito ha parlato chiaro: a La prova del cuoco il pubblico vuole ritorni Antonella Clerici, e non c’è altra conduttrice che possa tenere. Il programma è suo, solo suo, nient’altro che suo. D’altronde se oltre l’80% vorrebbe vederla gironzolare nuovamente tra i fornelli delle cucine del Nomentano 3 in Roma, e poco più del 10% si è affezionato alla nuova conduttrice, un motivo ci sarà. Però è da ammettere che è dissonante e poco armonica la differenza tra il gusto del pubblico votante, gli internauti, e quello del pubblico solito vedere la trasmissione culinaria del mezzogiorno di Raiuno, quella Prova del cuoco che da quando c’è la bella e pimpante Elisa Isoardi, ha mostrato non solo nessun segno di cedimento, ma è addirittura cresciuta, seppur impercettibilmente, con una media maggiore di circa lo 0,20% di share. Insomma, per quanto si possano dare vita a reclami giusti e leciti di ritorno della vera padrona di casa, è oggettivo e naturale comunque tessere le lodi della sostituta, che stando agli ultimi rumors non è più tale ma nuova padrona.

Elisa approda alla trasmissione culinaria nel bel mezzo di dicembre ’08, mostrando determinate volontà poi divenute effettive nel corso dei mesi. Prima di tutto un taglio diverso al programma, che dalla gestione Clerici alla gestione Isoardi diviene meno allegro, meno scanzonato e più ligio all’idea di programma di cucina. Antonellina aveva lavorato alla Prova facendo di questo un appuntamento quotidiano in cui, oltre alle ricette, manteneva vivo il rapporto con il pubblico, che tanto la amava e tanto tutt’ora la ama (sabato sera Ti lascio una canzone ha sfondato il muro dei sei milioni nonostante l’imminente Pasqua): Elisa ha disfatto tutto, relegandolo a puro programma di cucina e apprendimento. Il tutto fa del programma un appuntamento sicuramente più freddo e distaccato. La Isoardi alla Prova è messa e si mette alla prova riuscendo a realizzare il fatto che sia il trampolino ufficiale di lancio: ne consegue il dispiego di tutte le forze, visibile, per un programma godibile e ben fatto. Infine il rapporto con i vari protagonisti delle scene, dalla Moroni a Bigazzi, sicuro, sincero, saldo. Il che crea un senso di maggior naturalezza e di maggior ritrovo. Una Prova del Cuoco che sotto la Isoardi avrebbe potuto cambiare nome perché forte è l’impressione di assistere ad una nuova trasmissione.

Elisa, in quanto presentatrice, si conferma come la migliore delle quattro Angels. Nonostante una dizione a dir poco pessima (non la si può sentire pronunciare “pomodoro” con quella ‘o’ spiccatamente piemontese), è dolce, carina, con senso della misura, delle telecamere, dei tempi televisivi e di un minimo di autogestione, non cadendo nel bisogno di un costante rapporto con gli autori, di una freddezza da ghiacciolo, di una forte necessità di essere registrata. La prova, per lei, è ampiamente superata.

Quale il dilemma, allora?

Il dilemma, giustappunto, rimane la conduzione del programma. Quasi la totalità del pubblico vorrebbe la ‘sua’ Antonella - qui siamo i primi -, con i suoi giochini telefonici e la sua simpatia, nessuno la Isoardi. Gli ascolti però parlano chiaro e a fare da ago della bilancia in un’eventuale scelta futura sono i costi. Oggettivamente, Elisa “costa” meno di Antonella quando il risultato poi è quello. Potete giungere allo stesso fine spendendo da una parte tot euro e dall’altra un quindicesimo: per cosa optereste? Domanda retorica e allo stesso modo ‘brutta’ da porsi venendo a conoscenza di quelle che sono le motivazioni che hanno portato Elisa alla Prova del Cuoco. Ma è la legge dura di una società, da un punto di vista economico e relazionale mutata, che penetra anche nelle pieghe televisive, si insedia nelle mentalità di chi ha il potere di scegliere, e risiede in essa in maniera radicata e forte. Cosa ci aspetterà per settembre? Da una parte gli ascolti, dall’altro l’affetto e nove anni di gestazione: chi avrà la meglio?
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domenica 29 marzo 2009

LA STANCA FATTORIA 4: NELLA PUNTATA DI STASERA DUE NUOVI INGRESSI PER RIVITALIZZARE UN'ATMOSFERA MORTA



Una stanca, stanchissima Fattoria si trascina questa sera sino al giro di boa, alla quarta delle sette puntate previste per questa sciapa quarta edizione condotta da Paola Perego coadiuvata da Mara Venier. Dov’è l’esperimento sociologico che tanto voleva portare in onda la prima edizione condotta dalla radical-chic Daria Bignardi? Dove la spensieratezza e la dedizione alla vita agreste impressa dalla seconda edizione condotta da Barbara D’Urso? Dove la bellezza dei posti e un cast spumeggiante condotto sempre dalla D’Urso per la terza edizione? Cosa è rimasto del vecchio spirito de La Fattoria? Poco e niente. Uno studio che, per luci e per regia, troppo simile risulta essere al giustamente tetro de La Talpa. Una conduttrice che ancora non si è pienamente immersa nello spirito del gioco, troppo legata all’immagine del programma investigativo. Un’inviata dal posto che, per forza di cose, è troppo poco integrata con il gruppo e appare come fuori luogo. Insomma, tante piccole monadi che rispondono a leggi diverse senza un’armonia che possa fare breccia nel cuore dello spettatore sino a far scegliere il programma come il lido dove approdare per una tranquilla domenica sera dinanzi al teleschermo. Dicevamo, La Fattoria 4, quarta puntata.

Fuori le anime del programma, rappresentate da Marina Ripa di Meana, che ha di recente dichiarato di non volere mai più prendere parte ad un reality show perché esperienza incredibilmente negativa, da Fabrizio Corona, che ha dato vita al più grande interrogativo, ancor più dei televoti annullati bruscamente, circa la veridicità del programma con la sua uscita preventivata, e da Toni Sperandeo, che avrebbe potuto mettere un po’ di pepe in quel di Paraty più di quanto già in principio già non ve ne fosse, come colmare queste altro quattro dirette? Il materiale direttamente prelevato dall’interno del programma non è che sia più di tanto succulento. Più di un bacio fintissimo tra Marianne Puglia e l’attore napoletano Ciro Petrone e di una volontà di abbandonare letame e concorrenti al loro destino da parte di Linda Batista giudicata a furor di popolo come “isterica”, tutti espedienti autoriali. Per stasera la scaletta, a dire il vero, pare entusiasmante, tale da portare il livello della trasmissione da ‘soporifero’ a ‘accettabile’. Si inizia con una lunga intervista-confessione con Fabrizio Corona fatta con colei che “non sa condurre”, Paola Perego, e si preannunciano scintille. L’eliminata della settimana, poi, tra Carla Velli e Morena Funari che sottintende un ‘quasi ex-aequo’ su Scavicchia la notizia: il 49% dei votanti vorrebbe fuori la vedova di Gianfranco Funari mentre il 51% la tronista anonima Velli.

Poi, due nuovi ingressi. Scopriamo insieme chi potrebbero essere.


Stando a quanto circola in rete il primo potrebbe essere l’ex tronista Christian Galella, uno dei personaggi più amati in Uomini e donne che, dopo l’esperienza poco fortunata con Paola Frizziero tronista (di cui si reclama un ritorno in questo tipo di circuiti), rea di non averlo scelto, e dopo l’altrettanto poco fortunata esperienza da tronista, potrebbe rimboccarsi le maniche immergendosi nello spirito della Fattoria o, perché no?, per la gioia delle tantissime fans che lo accoglievano in studio a Roma o tutt’ora lo accolgano nelle innumerevoli serate in discoteca, senza maniche e camice varie, dato che si dice sia in partenza per il Brasile. Ancora: secondo nome provabilissimo è quello di Roberto Mercandalli il quale, dato per certo alla vigilia del programma insieme a Milo Coretti, potrebbe congiungersi con l’altro ‘cacciato via all’ultimo secondo’ che vive da qualche giorno in Brasile. Saranno questi i nomi?

Lo scopriremo insieme guardando La Fattoria 4, anche qui su Scavicchia la notizia, su Canale5 questa sera!
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mercoledì 11 marzo 2009

CANCELLATO INCREDIBILE DOPO UNA PRIMA PUNTATA FERMA AL 12% DI SHARE. ECCO IL VERDETTO FINALE PER VERONICA MAYA. GIUDIZI E COMMENTI


Il "verdetto finale" per Veronica Maya è arrivato, ed era quanto di più presumibile dopo un deludentissimo 12% di share, pari a poco più di 3 milioni di telespettatori, raccimolati ieri sera sulla prima rete nazionale. Risultato bassissimo, persino meno di quanto ci si poteva attendere. Ecco la notizia:
Rai/ Ascolti troppo bassi: cancellato ‘Incredibile!’
Trasmissione chiude. Del Noce: buona prestazione Veronica Maya

Roma, 11 mar. (Apcom) - Dopo gli ascolti di ieri della trasmissione condotta su Raiuno da Veronica Maya, ‘Incredibile!’, il direttore di Raiuno Fabrizio Del Noce ha deciso di cancellare dalla programmazione della rete ammiraglia le prossime puntate del programma.
Il dato di ascolto del 12,5 per cento - si legge in una nota Rai - è ampiamente inferiore alle previsioni. Evidentemente il genere di gara - continua il comunicato - tra concorrenti portatori di performance molto diverse tra loro non e’ stato sufficientemente spettacolare per coagulare il pubblico di una prima serata della rete ammiraglia Rai.
La decisione di Del Noce è stata presa in pieno accordo con i vertici e le strutture aziendali di riferimento e il risultato non cancella la buona prestazione di Veronica Maya che - si legge nella nota - ha condotto con professionalità e simpatia la trasmissione.
In ogni caso inerpichiamoci in questo nostro Giudizi e commenti della prima puntata andata in onda ieri sera. Sarà che porta fortuna, ma che noia vedere questo Fabrizio Del Noce "sbaciucchiare" le proprie creature dinanzi le telecamere. Ma per gli ascolti e la buona sorte, questo ed altro. Si avvia questa nuova trasmissione di RaiUno. Atmosfera ovattata, un profondo colore blu che fa da sfondo, una "incelofanata" Veronica Maya con un vestito color carbone, e parte Incredibile, la prima vera edizione della trasmissione di RaiUno, dopo il test dello scorso luglio, nel corso di un caldo sabato estivo. Si si, l'avete riconosciuta. Veronica Maya è colei che ogni mattina si ritrova a sgambettare nello studio di Verdetto Finale, protagonista di quell'insopportabile siparietto finale in cui chiude di spalle le porte dello studio.
Oramai non dimostriamo più stupore dinanzi alla massiccia presenza di tali ragazze su RaiUno. E' un dato di fatto, arrendiamoci, oppure, più semplicemente, cambiamo canale. L'inizio è estremamente simpatico, in compagnia di un "bimbo incontinente" che, solo in base alla data da calendario, ci fornisce il giorno della settimana, dal lontano 1930 sino al 2200. Davvero incredibile. Quando comincia la sigla, prende il via lo scoramento. La necessità di forzare tali "giovani volti" in compagnia di pagine storiche della televisione italiana, è sempre presente. E con grande semplicità si passa dai balletti di Eleonora Daniele, alla sigla di una Veronica Maya impegnata tra Don Lurio, le Gemelle Kessler. Ospiti Claudio Lippi, Yuri Chechi e Stefania Sandrelli la puntata parte.
Per il piacere delle "pari opportunità" in retromarcia, ecco pronti sei valletti. Il tutto solo per suonare un gong, e per imbarazzanti videoclips di presentazione di ogni perfomance. Che dire? Che il marchio di Scommettiamo Che?, quello storico di Fabrizio Frizzi e Milly Carlucci è rinato davvero, altro che riproposizione allungata con acqua di RaiDue della scorsa stagione (che dovrebbe ritornare anche quest'anno secondo alcune voci di corridoio). E' inutile dire che, per quanto si ricordi la trasmissione storica di RaiUno, il paragone non è possibile realizzarlo. L'atmosfera della vecchia trasmissione del sabato sera di RaiUno è davvero irripetibile. Fra giochetti davvero evitabili (qualcuno di voi ha provato un brivido nella esibizione della lama e delle mele?) e curiose esibizioni poco viste nel piccolo schermo, purtroppo non in gara, come quella della statua dotata di una doppia testa. Riconoscimenti di cane a parte, che fanno molto "già visto", prove atletiche e quant'altro in questo Incredibile, del 10/03/09. la trasmissione scende giù, senza se e senza ma. Il più grande difetto? Questa trasmissione non ha minimamente l'apparenza di una gara. Semplicemente un brodino freddo che scorre dinanzi ai nostri occhi, privo di qualsiasi suspence e pathos. La trasmissione non appare per niente appassionante. Anzi azzardo. Studio a parte, era forse meglio la versione estiva. Una cosa è certa.
Non è per niente incredibile che questa trasmissione abbia trovato una repentina chiusura. Ed una DelNoce's Angels è andata. Sotto a chi tocca?
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lunedì 23 febbraio 2009

DOMENICA IN DA SANREMO: TRASH, NOIA, ARIA FUNEREA. INVIDIA O IMPREPARAZIONE CORALE?

Quando finisce un Festival, è un classico la visione del post Sanremo tutto offerto dalla combriccola annuale di Domenica In, che per l’eccezione sposta baracca e burattini in quel della riviera ligure. Una volta ciò accadeva anche nella domenica direttamente precedente l’inizio della nuova edizione della kermesse, quando i conduttori facevano da collante ai vari momenti tutti attinti dal ricordo musicale e dall’esecuzione di brani che hanno fatto la storia della manifestazione, dal Casinò della cittadina, non potendo già “svestire” la sempre più bella scenografia del Teatro Ariston messa a punto annualmente con tocchi di incredibile novità e tecnologia, come invece accade il giorno dopo la proclamazione del vincitore assoluto, quando tutte le canzoni si ri-esibiscono con la possibilità da parte della critica di porre domande, fare bilanci e così via. Un appuntamento irrinunciabile nella sua aura di classicità intoccabile ed immutabile… fino a ieri pomeriggio, quando una slabbrata Domenica In, brutta e tediosa, ha avuto vita, nella rilettura dei fatti di quella che è stata la cinquantanovesima edizione del Festival. La Domenica In 2008/2009, si sa, è la peggiore mai costituita in tanti anni di buon servizio, sia a livello di contenuti, praticamente inesistenti, sia a livello di conduzione, tripartita tra innumerevoli volti nei tanti ed indicibili pezzettini, ritagliati forzatamente, e questo il telespettatore può facilmente dedurlo.

Ad aprire le danze, Massimo Giletti con la sua Arena trasferita sul palcoscenico a cui ha ridato smalto e lucentezza Paolo Bonolis, come noto. E’ la parte più animata della domenica pomeriggio sanremese. Si dibatte di quelli che sono stati i problemi e le critiche del Festival: delle canzoni, neanche l’ombra. O meglio, qualcuna c’è, ma serve solamente per sedare gli animi furenti degli ospiti. Prima lo scandalo Albano relativo al televoto, poi quello Zanicchi, su cui si parla e si sproloquia a lungo termine, con una Iva con occhi di fuoco ed un infuriato Sgarbi che chiede la restituzione dei 350.000€ incassati da Roberto Benigni per il suo monologo all’interprete di Zingara per danni morali, etichettandolo come un “pagato comunista”. Il tutto suscitato da chi, tra il pubblico, notava come il programma di Giletti stesse diventando un comizio politico di parte estrema, portando il critico d’arte alle sue note manifestazioni d’intenti particolarmente colorite, bruscamente interrotte dal conduttore che, lungimirante, chiede la pubblicità. Una prima ora dedita al trash più sporco e becero, che scaturisce all’interno di un contesto festivo e giocoso.

Poi la nota politica – e ci si chiederà: dove l’utilità? – con un’ingrassata (è incinta) Monica Setta che ospita Manuela Villa ed Emilio Fede, tra gli altri, che dedica spazio al ricordo. Quando un Festival finisce non si parla di questo, no, ma di quello di quindici anni fa. Buono a sapersi. Non che Lorena Bianchetti sia stata meglio, anzi: è pur vero che dà voce a qualche cantante, come Dolcenera, ma i battibecchi con Ornella Vanoni diverranno epocali, scene da non dimenticare del Supervarietà in onda fra 50 anni. In tutto questo, dell’atmosfera così bella di cui prima non rimane niente, se non l’Ariston ammaestrato come il peggior pubblico parlante di Amici, con fischi ed urla quando qualcosa di impopolare viene detto. Per ultimo, il momento più atteso: quello condotto da Pippo Baudo. Due erano le chance per lui: rimanere a casa e beccarsi le critiche del mondo dello spettacolo, o combattere lo spettro di un Festival che non è suo. Opta per quest’ultima, ma l’aria è fortemente dismessa, funerea, che va avanti per inerzia di un Sanremo stupendo. Baudo è un morto che parla e cammina, profondamente ferito nell’animo e lo dimostra più volte. Si risveglia a sprazzi, si imbambola dinanzi al pallone della canzone di Ania, commette errori, è grossolano e poco attento, con ipocrisia portata maldestramente alla luce da errori in regia, sbaglia il nome del vincitore Marco Carta nei confronti di cui commette una grandissima gaffe (“ti avrà votato anche tuo padre”). Un funerale in diretta, la gelosia portata sul palco in maniera lapalissiana ed evidente. Quelle scene le avrebbe volute calcare lui, ovviamente. E chissà che un giorno non siano ancora le sue.

Una Domenica In da Sanremo trash, brutta, funerea che collima freddamente con l’atmosfera festivaliera più volte anche da noi celebrata. Sinonimo non solo di quanto i vari conduttori godano una (in)sana invidia nei confronti di mastro Bonolis, ma anche di quanto malfatta e da rivedere sia questa oscena domenica pomeriggio di Raiuno.
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sabato 14 febbraio 2009

LA RINASCITA DI CANALE5 E LA STRANA INVERSIONE DI ROTTA DEI SUOI (REALITY) SHOW

La garanzia invernale/primaverile di Mediaset aveva, e tutt'ora ha, molti più obiettivi di quelli che normalmente ci si prefigge. Non solo il raggiungimento di determinate quote d'ascolto così come stabilito con la parte dei pubblicitari, ma anche riscuotersi rispetto alle tangibili brutti prestazioni del periodo autunnale, dopo di cui tutti tuonarono prepotentemente facendo della prestigiosa immagine dell'azienda, ed in particolar modo dell'ammiraglia Canale5, tanti piccoli brandellini di carta. Parlammo anche noi di un'incredibile alchimia perdente, un mix di show creati all'ultimo momento, mal partoriti e conferme brillanti che aveva avuto come unico effetto un periodo di nera e pesta crisi. Una crisi dalla quale, ad onor del vero, la rete di Massimo Donelli pare essere completamente uscita, almeno a leggere i dati d'ascolto di questo primo mese del nuovo anno. Restringiamo il campo d'analisi alla sola prima serata - pur sottolineando le ottime performance del daytime, con nessun programma sotto obiettivo, anche quel PomeriggioCinque che con la striscia del Grande Fratello pare rivitalizzato -, e si noti come l'obiettivo del 22,5% di share (abbassato di mezzo punto percentuale rispetto all'autunno 2008) sia nella maggior parte dei casi sia largamente superato, soprattutto grazie agli show, tra colonne portanti e gradite sorprese. Le uniche note dolenti provengono dal settore fiction e telefilm: la quinta stagione dei R.I.S., pur risollevandosi rispetto alla quarta trasmessa nell'inverno del 2008, non riesce a replicare gli ascolti delle prime tre serie, confemandosi fortemente sottotono, mentre le vicissitudini di Hugh Laurie nei panni dell'amato Dr. House, confermandosi come il telefilm più visto della televisione italiana, è da qualche settimana che è in media in seconda serata mentre nella prima si ferma ad un poco lodevole 15%, soffrendo evidentemente non tanto la concorrenza del temibile ma non troppo Tutti pazzi per amore, quanto quella dei posticipi di Serie A. L'eccezione, naturalmente, quella targata Cesaroni che addirittura sono in cresicita con la loro terza stagione. La "rinascita", come già detto, grazie agli show e ai reality, contigua ad una strana inversione di rotta.



Se si osserva attentamente il tutto sul mero piano Auditel, chi fa i numeri grandi sono quelle trasmissioni da cui, invece, ci si sarebbe aspettati il tracollo completo o un calo settimana dopo settimana: Scherzi a parte e il Grande Fratello. Lo show di Fatma Ruffini è incredibilmente risorto grazie ad un trio di presentatori sulla carta impossibile, che alla resa regala ottime prestazioni accalappiando quel pubblico che, da qualche anno a questa parte, quando una brutta implosione ha avuto vita (culminata con Scherzi a parte 2007 di Amendola, Chiabotto e Marini), ma soprattutto grazie a degli scherzi, linfa vitale del programma, che finalmente hanno quell'appeal e quello smalto come ai primi anni di messa in onda. Il secondo, invece, era votato alla più nera disgrazia, presagita da un'ulteriore conferma di Alessia Marcuzzi alla conduzione - che è e rimane comunque inadatta, non riuscendo a domare le scene e a cavalcare l'onda dell'avvenimento - e da un'ottava edizione sciapa ed anonima. Ed invece un cast eccezionale, la figura dell'opinionista rivalutata, riveduta e corretta, personalità che fanno parlare di sé sia in quanto tali sia per le relazioni strette con il mondo esterno, hanno fatto in modo che si creasse un tam tam mediatico davvero inaspettato. Gli ascolti sono alle stelle per entrambi: il giovedì sera il 27% degli italiani, corrispondenti ad una platea di 7 milioni di telespettatori, decide di passare la serata su Canale5, mentre il lunedì sera si assiste ad una crescita esponenziale di pubblico, arrivata nell'ultima puntata a registrare 8 milioni ed uno share pari a 32 punti.



Chi invece pure svolge diligentemente il compitino assegnato loro, senza però strafare e, conseguentemente, lasciando un po' di amaro in bocca per l'immane mole di aspettative riservate nelle loro prestazioni, sono Amici e La Corrida. Il talent show di Canale5 arriva dall'acme del successo, in concomitanza della settima edizione segnante un'importante e decisiva svolta in tutto quanto il cammino futuro della trasmissione, e paga lo scotto non solo di una concorrenza maggiormente agguerrita, ma anche di dinamiche appesantite dalla loro scibilità. La Corrida, d'altra canto, inizia la consueta edizione con due mesi di anticipo rispetto alla solita tabella di marcia, ma ha un pubblico "assueffatto" da repliche estive mai totalmente gradite, che generano quell'effetto usura che si riversa negli ascolti di ogni sabato sera. Cinque milioni e poco più per entrambi, per uno share del 23%.

E sono proprio i risultati in toto di tutta quanta la programmazione che consentirà alla rete di poter rimanere in garanzia anche durante la settimana di Sanremo, quando importanti testa a testa potranno regalare incredibili esiti o già scritti risultati...
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venerdì 30 gennaio 2009

SCHERZI A PARTE, PRIMA PUNTATA. TRA IL SUCCESSO DI ASCOLTI E LA DELUSIONE PER GLI SCHERZI. GIUDIZI E COMMENTI

Pensavo di ridere almeno quanto accade nella visione di Ciak si Canta, eppure non è accaduto. Uno studio scuro, poco colorato, di certo non dei migliori, fa da sfondo alla ennesima edizione di Scherzi a Parte. Il varietà storico di Cologno Monzese, dopo ben due anni di pausa, è tornato in video, come d'altronde vi abbiamo anche preannunciato; i protagonisti? Confermato, senza alcun motivo a parer personale, Claudio Amendola, affiancato da Belen Rodriguez ancora sulla scia della sesta edizione dell'Isola dei Famosi e da Teo Mammucari, il cui compito, evidente, dovrebbe essere quello di "movimentare" il tutto, con scherzi, irriverenza e quant'altro. In verità, la scorsa edizione aveva palesato dei passi indietro, in confronto a quanto visto nelle edizioni più datate. La conduzione in primis, non sembra essere del tutto migliorata, in verità. L'innesto di Teo Mammucari poteva in ogni caso essere maggiormente valorizzato, sostituendo la scialba conduzione vista stasera. Nulla più di quanto visto e rivisto, nel corso di Libero, la storica trasmissione di RaiDue che lo ha portato alla ribalta del successo con scherzi telefonici, annessi e connessi. La battutina, il consueto e forse monotono scherzo telefonico, e nulla di più. Claudio Amendola conferma il suo "negato talento" per la conduzione (non sarebbe meglio limitare i propri impegni alla fiction ed al cinema, visti i pubblici apprezzamenti per la sua carriera da attore?) e da Belen Rodriguez non si può pretedere più di tanto in verità. Fare la "bella statuina", come presumibile.
Che fine ha fatto la vecchia versione di Scherzi a Parte? Dove sono quegli scherzi, dalla durata innegabilmente maggiore, e sicuramente più strutturati e convincenti per molti fattori. Che fine ha fatto quell'atmosfera in studio piena di scherzi e fuori onda? Non che si pretenda le perenni piccole scosse elettriche nelle poltrone, o gli infiniti secchi di pittura dal soffitto. Ma questo Scherzi a Parte, per quello che si vede questa sera, ancora una volta, sopravvive sui propri allori. Privo di evoluzione, di cambiamenti o di voglia di andare avanti. Che nostalgia di quelle edizioni che vedevano, ad esempio, il comando di Simona Ventura e Marco Columbro. Un duratura "ronfata" del format stasera è stata riproposta su Canale5. Gag abbastanza deprimenti, di gran lunga noiose per tratti, intervallati da intermezzi musicali che poca attinenza hanno, in verità, con il marchio di Scherzi a Parte. Il tutto, per tacere sul balletto di Belen Rodriguez, con una voce registrata degna della migliore Madonna.
Gli scherzi appaioni poco balordi. Vi sembra che Gerard Depardieu vada in giro, in pullman, e soprattutto, da solo? Troppo banale forse lo scherzo a Capezzone? Troppo breve e privo di idee originali quello ad Alessia Marcuzzi? Scherzi a Parte, a parere mio, vive sul suo passato, su un passato stravolgente, originale e vincente.
La trasmissione però, ha riscosso in ogni caso un elevato gradimento da parte del pubblico, almeno dal punto di vista degli ascolti. Ben 6.938.000 milioni di telespettatori, corrispondenti al 28,16% di share, (fonte TvBlog.it) a fronte comunque di una buona conferma del Commissario Manara su RaiUno. Effetto curiosità o meno, il risultato è sicuramente molto alto. Ma, critiche alla mano, scherzi a parte, sarà sempre questo il livello degli scherzi?
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giovedì 29 gennaio 2009

MELITA TONIOLO E RAFFAELLA FICO A RTV: IL RINFOCOLARE DELLO STEREOTIPO DELLA DONNA OGGETTO

Siamo nel 2009, vero? Eppure guardando la televisione l'impressione è che siamo fermi agli anni '60. Vero, verissimo, l'innovazione c'è stata. Prima il colore, poi i 4:3 ben definiti per poi passare definitivamente ai 16:9 e ai cristalli liquidi, servizi dei telegiornali fatti interamente grazie a Youtube che nasce solo qualche anno fa, finestre aperte sull'attualità grazie alla rete e alla possibilità di poter usufruire di Internet costantemente. Insomma, la televisione, conformemente ai tempi, alla società, alle abitudini e ai costumi, si è rivoluzionata, è cambiata. Strano, però, perché il pregiudizio, o quantomeno il preconcetto, un nutrito stereotipo, alimentato anche da una mentalità che è sempre uguale a sé stessa, vige, fermamente vige. La donna, spostandoci dal discorso di femminizzazione della televisione o di determinate fasce orarie, come eccellentemente ha sottolineato qualche giorno fa l’autorevole Tvblog, è sempre stata un oggetto. Altolà ogni pratica e teoria razzista: la donna è sacra, non si tocca, neanche con un fiore. Un uomo senza la (sua) donna è un uomo inutile, che non serve, senza passione, parlando riferendoci al mero piano sentimentale ed ideologico. Sì, vero, verissimo, ancora una volta. Ma la donna in tv è sempre un oggetto. Gli ascolti si fanno con un paio di tette, con un lato B messo in evidenza, perché si è simpaticamente raccomandate dal direttore di rete. Le Sandra Mondaini, le Delia Scala di una volta non esistono praticamente più. Ed è un vero peccato.

RTV, la tv della realtà. Per cortesia, non ammazzateci il ricordo del bel programma condotto da Guido Bagatta fino a qualche anno fa. La Iene, una volta, fecero un siparietto divertentissimo sul controsenso di questa tipologia di conduzione. “Real Bagatta: un uomo chiamato coraggio”, si intitolava, e metteva in evidenza come un pauroso, lecitamente, conduttore presenti un programma mozzafiato, con inseguimenti, catastrofi naturali e via. Poi ci hanno messo la Stephens, e ci poteva anche stare. Con la Chiabotto, la scorsa estate, si è raschiato il fondo, la donna oggetto nella sua accezione puramente negativa, coperta di soli specchietti catarifrangenti sul pube e sulle floridità accentuate con un filo, un q.b. di silicone che fa sempre male.

Oltre l’oblio, il nulla. Aristotele, parlando del suo sistema cosmologico, intercettava un universo finito e chiuso: tutto esiste all’interno di questo, altrimenti, semplicemente, un qualcosa non esiste. Allora mi chiedo: da dove si è trovato il modo di fare ancora peggio, portando la figura della donna ancora più in basso di quanto la stessa trasmissione sia stata in grado di fare in questi ultimi tempi? Una verginella all’asta e una poco pudibonda Diavolita. Nude, praticamente, da far concorrenza alle donnine dell’899 in onda tutte le notti nelle peggiori emittenti locali, a toccarsi come la Vezzali avrebbe voluto dal Cavaliere, a bagnarsi in piscina e a dare un tocco di sensualità che non serve davvero al vecchio e caro Real Tv. Non tanto per la trasmissione, da chiudere immediatamente per i bassi risultati, ma per l’immagine risultate che si ha della donna: un lurido strumento utilizzato per fare ascolti. Questa, a mio avviso, è una vergogna su cui si tace troppo. Di seguito un video “hot” tratto da una registrazione rinvenuta su Youtube.

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mercoledì 21 gennaio 2009

AL CHIAMBRETTI NIGHT, IL VECCHIO MARKETTE "VIVE E LOTTA INSIEME A NOI". UN SURROGATO DEL PASSATO SU ITALIA1.GIUDIZI E COMMENTI


Almeno da parte mia, non posso negarlo, c'era molta attesa riguardante il debutto su Italia1 di Piero Chiambretti ed il suo Chiambretti Night. Erano mesi che lo scaltro Pierino nazionale non compariva nel piccolo schermo. Il suo Sanremo 2008 è pratica archiviata, il suo Markette anche, è oramai un lontano ricordo. Insomma, ricordo, insomma, lontano. Chiambretti Night doveva, anzi poteva, rappresentare in ogni modo una nuova parentesi per l'artista torinese. Piero Chiambretti, in ogni caso, sembra essere perseguitato da un "senso di colpa". Il fatto che, nonostante la sua ideologia, tuttora si trovi su Mediaset, sotto il marchio "del biscione" sembra rappresenti, per lui stesso, un autotradimento. Il tutto si palesa con un discorso, posto proprio nell'incipit della trasmissione, sulla sua "coscienza" che, lui stesso sottolinea, non è stata venduta al diavolo.
"E' un giorno memorabile. Obama entra alla Casa Bianca e io a Mediaset. Nonostante ci sia il marchio del Biscione sono ancora in Pierino che conoscete. Lo giuro sul Telegatto! Non ho venduto la mia anima al diavolo, tranquilli!"
Venduta o non, il Chiambretti Night inizia. Una scenografia, sinceramente, poco consona alla tipologia di programma personalmente, rappresenta un passo indietro a quanto visto a Markette. La ricostruzione di un locale notturno, il Chiambretti Night appunto. Troppo ampio, troppo spazio inutilizzato, troppo poco pubblico e nessuna surrealità nell'angolo interviste. Una semplice poltrona, prende il posto dello scranno che ha ospitato centinaia di ospiti in quel di La7. E, nonostante si sia ripreso il "vizio" delle grandi foto provenienti dal soffitto, uno sfondo abbastanza anonimo fa da scenografia alle interviste, perdendo quel "carattere" e quella personalità insita nello studio di Markette. Piero Chiambretti si è portato il suo staff e regista in uno studio esterno, non in quelli Mediaset di Cologno. E proprio per tal motivo, qualche malumore in azienda è circolato, a quanto si dice. Nessuno stravolgimento, a meno di qualche volto nuovo, di quelli che solo Chiambretti sa scovare nei "salotti bene" e sa portare nel piccolo schermo. E se tutto ciò dovesse andare male?
"Mi sparo in diretta al Grande Fratello. Mi sono già messo d'accordo con PierSilvio. E se avanza un proiettile, è per Signorini, almeno ce lo togliamo davanti"
Un surrogato di Markette, insomma. Non altro che la riproposizione di quanto già visto negli anni passati su La7. L'atmosfera gospel che leggermente si assottiglia e scompare, soppiantata da un corpo di ballo diretto da Bill Goodson, forse poco inerente ad una seconda serata.
Non che si attendesse, necessariamente una rivoluzione, ma una avventura come quella intrapresa da Chiambretti, poteva in ogni caso divenire una occasione per mischiare le carte, proporre qualcosa di fresco, coadiuvato dalla innegabile bravura dell'ex presentatore di Markette. Trasportare un prodotto da una rete all'altra, fornisce, sinceramente, un pò di delusione. L'idea del "Numero Uno" non colpisce come quella riguardante le Markette, finto neologismo che innegabilmente ha trovato un largo utilizzo proprio grazie alla trasmissione da lui stesso condotta fino a quache mese fa. Il giudizio totale non può essere negativo, soprattutto da parte di un appassionato del personaggio e dell'artista Chiambretti e di Markette stesso. Un personaggio che in ogni caso non avrà fatto molta fatica a compiere il "copiaeincolla" di sè stesso, come "volgarmente" possiamo fare noi stessi con un file. Il giudizio può trovare infatti palesi sfaccettature negative appunto nella tematica della riproposizione di uno spettacolo troppo simile a quanto già visto. Un ritmo da rivedere probabilmente, forse troppo lento, accompagna il telespettatore sino al termine della trsamissione. Chiambretti Night chiude i suoi fari, i lustrini e le pailettes abbandonano lo studio. Giudicare negativamente il prodotto di Italia1 significherebbe palesare una personale incoerenza, per quanto comunque il prodotto di La7 fosse in possesso di un maggior carisma e ritmo. Troppa "Markette di novità", per un ChiambrettiNight troppo basato sul passato di Chiambretti?
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DIMMI LA VERITA’, CATERINA BALIVO: PEGGIO TU, LA TUA ASCESA O IL TUO PROGRAMMA? GIUDIZI, COMMENTI E CRITICHE DI UNO SCEMPIO A 360 GRADI

Che le Del Noce’s Angels stiano facendo una grandissima (!) e velocissima carriera è sotto gli occhi di tutti, altrimenti non si spiegherebbe questo loro uso e consumo in tutte le salse e in tutte le ore della giornata televisiva di Raiuno, la rete diretta da Fabrizio Del Noce (per quanto ancora?). Se si potesse stilare una vera e propria classifica di preferenza, non nostra – già però data – da parte del diretùr nei confronti delle quattro dolci e speranzose pulzelle, sicuramente emergerebbe nel gruppo Caterina Balivo. Ragioniamo un attimo. Elisa Isoardi, fino allo scorso anno, la maggior parte della popolazione italiana ignorava chi fosse – ammesso e non concesso che adesso qualcuno la conosca! – visto che ha condotto Italia che vai, adesso non ritrovata nei palinsesti di rete, ed Effetto sabato, adesso “conquistato” dal duo Landi – Calvani (chi?). Eleonora Daniele, famosa perché concorrente al Grande Fratello – quando si parla di fato: se Luana Spagnolo, rea di aver già partecipato ad un concorso indetto dalla famiglia Mirigliani (adesso dovrebbero far fuori tre quarti del cast, come cambiano i tempi, signora mia), non fosse stata eliminata, ora non sarebbe nessuno la Daniele! – milita da anni silenziosamente nel contenitore Uno Mattina cambiando di anno in anno partner e approdando solo in rarissimi casi in prima serata, ultimamente con il suo bruttissimo Ciak, si canta!. Veronica Maya che si accontenta (sparlando sulla concorrente) del suo piccolo tribunale di Forum, ops… di Verdetto Finale raggranellando spettatori su spettatori ed in odor di prima serata con il poco gradito Incredibile!. E poi c’è lei, la Balivo: ha iniziato con la Daniele ad Uno Mattina e poi exploit! Miss Italia nel Mondo, Festa Italiana, Napoli prima e dopo, valletta a destra e a manca prima, conduttrice di punta (eh?) poi. Sì, perché Raiuno le ha affidato un ciclo di puntate del suo show Dimmi la verità per la prima serata del martedì.

Sì dirà: ma questa non è stata l’unica trasmissione guidata dalla Balivo in prime time per la prima rete della televisione di Stato. E si dirà ciò nella consapevolezza di avere ragione, naturalmente, perché in estate è stata anche testata la rivisitazione del carino Fratelli di test di Carlo Conti rinominato Usa la testa!, quella stessa testa che la dolce Caterina, evidentemente, non ha proprio avuto nel valutare bene la proposta relativa alla riproposizione della seconda edizione di Dimmi la verità, accecata dalla volontà di approdarvi a tutti i costi. Perché un minimo di buonsenso, di oggettività e di gusto critico avrebbe senz’ombra di dubbio evitato tale scempio. Dimmi la verità è uno scempio. Semplicemente.

La cosa bella, per assurdo, è che una prima edizione aveva già messo in evidenza la carenza del format e della sua idea, fotocopiata (ancora!) dal godibile Se sbagli ti mollo della coppia Leofreddi – Cirilli. Una squallida gara tra coppie retta dalla mania del voyeur e dalla morbosità tutta italiana, dalla voglia di capire quale sia la natura dell’alchimia vincente nell’amore scoccato tra le svariate dinamiche della televisione nostrana. E poi: basta con la macchina della verità, non se ne può davvero più. Presentata come la novità e l’essenza del programma, l’uso che se ne fa andava bene per programmi poco avvezzi alla tecnologia, tipo nel cuore degli anni ’90. Adesso viene quasi da rimpiangerne l’utilizzo a fini trash fatto del mezzo da parte di Maurizio Costanzo nella sua Buona Domenica per aizzare liti ed urla, con tanto di Roberta Bruzzone con voce fortemente maschile ad annunciarne il risultato finale ottenuto. Da televisione locale, nella maniera più assoluta. A condire con gusto ancora meno saporito è la conduttrice di cui sopra, quella Balivo algida, fredda, in via di appropriarsi del Treno dei desideri di Antonella Clerici, dalla quale traspare solo saccenza e pienezza di sé. Insomma, se per Ciak, si canta! valeva il discorso del target adulto amante di tale tipologia di trasmissione, per Dimmi la verità ne vale un altro, uno ed uno solo: l’ostinazione nell’imporre una ragazza senza arte né parte, e senza neanche tutta questa beltà tanto declamata, fortemente rifiutata dal pubblico televisivo. Gli ascolti, mai come in questo caso, parlano.
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venerdì 16 gennaio 2009

TUTTI PAZZI PER AMORE: UNA STORIA SEMPLICE, RETTA DALLA BRAVURA DEI PROTAGONISTI

Da qualche settimana a questa parte il pubblico italiano sembra aver dimostrato un elevato gradimento nei confronti di un nuovo prodotto di RaiUno che, con la produzione di Bixio, ha messo in scena un prodotto oramai sotto il nome di "successo". In verità il titolo è Tutti pazzi per amore, la storia italiana di due famiglie, con annessi e connessi, alle prese con gli ovvi e consueti problemi sentimentali, che ci affligono e ci rendono tutti pazzi, per amore appunto. Non abbiamo esitato, nel dopo-prima puntata, a riportarvi un nostro commento sul prodotto. Ovviamente alcune difficoltà iniziali, tipiche della prima puntata, sono state superate, e, Tutti pazzi per Amore è divenuto, anche per il sottoscritto, un immancabile appuntamento da seguire. Analizzando però a mente fredda l'intera storia posta dinanzi ai nostri occhi, ci accorgiamo di un elemento fondamentale: la semplicità della storia. Una storia innegabilmente semplice, lineare, priva di alcuna complicazione, colpo di scena. Due famiglie, prive entrambi di una figura familiare, si ritrovano prima ad odiarsi da consueti vicini, e poi ad amarsi sempre più, prima nella figura dei due genitori, e poi addirittura in quella dei figli, situazione inizialmente fortemente dispotica ed indisponente. Il tutto contorniato da amici di entrambi le parti, pronte a commentare con il solito cipiglio conseguente alla confidenza, tutto quanto accaduto tra i due protagonisti. Un conflitto generazionale abbastanza visto e rivisto, accompagnato dalla consueta antiteticità delle due figure giovani, l'una fortemente cinica nella precisione e nella pulizia, l'altra sicuramente pià sciatta e disordinata. Cosa voglio dire con tutto questo? Che di certo la storia posta alla base di Tutti pazzi per Amore non è delle più coinvolgenti, acchiappaattenzione. A meno della nascita prossima di un nuovo bambino, la storia infatti appare stabile, quasi da sottofondo ad una intera serata.
Ma tutto questo però deve "fare i conti" con un innegabile successo. Ascolti alti, tali da permettere alla prima rete nazionale di battere Canale5 ed il suo blasonato Dr.House. E se il merito, nel nostro piccolo, non vuole essere affidato alla storia, va tutto sicuramente agli attori. Stefania Rocca ed Emilio Solfrizzi rappresentano davvero una bella coppia televisiva. Divertente, quasi reale, la coppia principe di Tutti pazzi per Amore mette in campo tutta la propria bravura, i proprio talento, la propria innegabile professionalità, per portare in porto un successo nel mondo delle fiction. Di certo non è possibile non citare Neri Marcorè, poledrico artista capace di interpretare uno spregiudicato ma al tempo stesso infantile amico di Solfrizzi. Fare un elenco di tutti gli attori presenti nel cast, si ridurebbe ad uno sterile catalogo di nomi e complimenti; proprio per questo, è forse meglio evidenziare l'ottimo assortimento del cast nel suo insieme. Compatto, familiare, divertente e di certo poco avvezzo all'incapacità, il successo di Tutti pazzi per Amore è probabilmente imputabile, il larga percentuale, proprio agli attori. La televisione ci pone dinanzi a tanti "vuoti a perdere", che noi non esitiamo a criticare e deridere, ma quando si è posti dinanzi alla bravura ed alla capacità sarebbe poco credibile non esaltarne le doti, giusto?
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mercoledì 14 gennaio 2009

IL NUOVO POMERIGGIOCINQUE: UN TOCCO DI VITALITÀ AL DAYTIME DI CANALE5. GIUDIZI E COMMENTI

Ed anche gli ultimi tasselli del daytime di Canale5 sono stati messi a posto. Dopo il ritorno di Mattino cinque, di Forum e di Uomini e donne, confermata la striscia di Amici per la maggior parte delle festività natalizie, ieri pomeriggio ha esordito la nuova versione di Pomeriggio cinque, il contenitore godente di vita non facile durante l’autunno 2008. E’ stato sott’occhio di tutti il fatto che ascolti mai propriamente brillanti abbiano portato ad una rivoluzione della struttura del programma, partito con le migliori intenzioni relative ad emulare le gesta del fratello mattutino per creare un effetto di già visto che affezionasse inizialmente i telespettatori e poi perso in un tutto gossip un po’ sciapito e mal digerito. Ieri, però, qualche rivoluzione è stata messa, nel bene o nel male, in atto. E i risultati, slegandoci dai dati Auditel, sembrano aver premiato tutto ciò. Lo scheletro del programma è stato confermato quasi in toto, segno di come sia stato apprezzato dal pubblico che ultimamente, in maniera più pedissequa, premiava.
Una prima parte che vede tripartizione di contenuti. La prima, sotto tale ottica, è leggera e dura circa una ventina di minuti. C’è lo snocciolamento di un paio, massimo tre, servizi più o meno d’attualità che introducono la trasmissione. Una seconda che ha assunto le sembianze dell’intervista dai toni cruenti o quantomeno con contenuti attinti dalla più cocente e dura attualità. Una terza ed ultima che è un appendice vera e propria denominata Il caso, in cui vi è il dibattimento sulla tematica del giorno con ospiti in studio ed in collegamento audio/video. La seconda parte, molto leggera e disimpegnata nella scorsa edizione, visibilmente inutile e colmata con le prime cianfrusaglie (a livello di temi, disquisizioni e – volendo essere pure un po’ cattivi – anche di alcuni ospiti) trovate nei dintorni di Cologno Monzese, anticipata dal Tg5minuti che di netto porta al ribasso la media del contenitore di Barbara D’Urso, di circa cinque punti rispetto alla media 16.55-17.50, quest’anno ha assimilato la striscia del Grande Fratello e il risultato finale è stato quello ipotizzabile: la messa in onda integra del daytime intervallata da due stacchi in studio con commento. Si sarebbe potuta portare anche la D’Urso a dormire un po’ in vista della consueta alba successiva, a questo punto. Se non fosse per la piacevolezza del tutto alla quale contribuiscono tre fattori.

Il primo è puramente estetico: lo studio. Si potrà controbattere che di un programma interessa il nocciolo, la cosa che si ha da dire e il come. Innegabile, incontrovertibile. Se il contenuto è però accompagnato da una scenografia “simpatica”, attinente, di richiamo, non è che il pubblico accorra in massa ma si dà vita ad un’atmosfera meno tediante di quanto visto in precedenza. Al formarsi di un contesto maggiormente seguibile e carino, inutile dirlo, veste parte integrante anche il pubblico in studio, nelle cui mani ci sono i momenti di divertimento estemporanei come soliti in trasmissioni del genere (cosa sarebbero Uomini e donne e Forum senza pubblico parlante?). Leggermente attempato e comandato a bacchetta, ma naturale quanto basta per ottenere l’effetto desiderato. Il terzo è la conduttrice, rivitalizzata dall’ampiezza dello studio ed avente la possibilità di fare “come fa nelle prime serate”, ossia girovagare su sé stessa come una dannata. Mettiamoci anche una sigla ad hoc, un ambiente che strizza moltissimo l’occhio al concorrente La vita in diretta (manca solamente il serpentone con scritto “Buon pomeriggio con la bella X” o “Buon giorno con il bell’Y” ed è praticamente la rivisitazione in chiave Canale5), discostandosene dal tono di seriosità maggiormente accentuato dal nuovo ed amato conduttore Lamberto Sposini, un Grande Fratello attira ascolti con la possibilità di interferire nelle sfaccettature reali da un punto di vista temporale di questo, con ospiti letteralmente sopraffini in studio (imperdibili i commenti di Alessandra Mussolini nella puntata del 13 gennaio, per dire), ed un nuovo Pomeriggio Cinque è servito.
Certo, non è il Verissimo di Cristina Parodi, al quale ispirarsi in nome di una riconosciuta perfezione, né quello targato Perego, negli annali per le diatribe dietro le quinte con la redazione del telegiornale della rete, ma l’intenzione e la volontà di fare bene c’è ed è facilmente intuibile. Canale5 ha finalmente accesso per davvero il suo pomeriggio e chissà che il pubblico non risponda a dovere e piacere. Buone le prime.
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