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mercoledì 5 novembre 2008

LUCA ZINGARETTI: "CERTO, NON VOLEVO PIU' FARE MONTALBANO. MA SE QUESTI SONO I RISULTATI, BEN VENGANO I RIPENSAMENTI"

Domenica e lunedì RaiUno ha registrato ascolti che non vedeva da tempo nessuna rete della generalista, neanche con i migliori eventi, esclusi naturalmente quelli sportivi, di natura calcistica in primis. Ben oltre nove milioni di telespettatori per il primo e quasi nove per il secondo episodio. Numeri che, per quanto riguarda il genere fiction, un tempo erano alla portata di quelle veramente belle che non di rado venivano premiate in sotto tale ottica. Il nostro Expedit si è interrogato sulle cause di questo strabiliante successo e ha tratto qualche riposta, come noto. Eppure rimanere sbalorditi dinanzi a tali risultati è quanto di più naturale possibile. Lui ce l'ha fatta, lui è Montalbano, emblema della televisione che riunisce le masse come accadeva un tempo. Ed è Luca Zingaretti il volto del commissario più amato dagli italiani che, in questa intervista rilasciata a La Stampa, si interroga anch'egli sulle motivazioni che possano spiegare l'evidente riscontro:

Tanticchia felice il commissario Montalbano lo è. Un po’ perché si è fatto persuaso che l’idea di chiudere il commissariato di Vigata era una scemenza. Un po’ perché tutte quelle polemiche sul rinnovo dell’esclusiva Rai sui romanzi di Camilleri gli avevano fatto girare i cabbasisi. Fatto sta che Salvo Montalbano, pardon, Luca Zingaretti, è stato premiato da ascolti bulgari per il suo ritorno in tv nei panni del sanguigno investigatore siciliano. Un successo già immaginato alla presentazione, qualche giorno fa in Rai, dei nuovi episodi.

Zingaretti, il suo Montalbano ha successo perfino in replica: 64 volte in onda, tra prime visioni e repliche ogni episodio è stato visto da 32 milioni di persone per un totale di 350 milioni di telespettatori.
«Il merito è delle storie create da Camilleri e dal fatto che ha concepito un personaggio straordinario, con un grande senso etico, che mette al centro della sua felicità se stesso. Un uomo capace d’ascoltare, uno che tutti gli uomini vorrebbero emulare e che tutte le donne vorrebbero accanto».

Qui però Montalbano s’incupisce.
«Diciamo che sono quattro racconti di polifonia sul noir. Sì, lui soffre un periodo di crisi, sente la solitudine, la lontananza della fidanzata storica Livia. Però resta intatta la capacità di indignarsi, il forte senso della giustizia che esercita quando si trova davanti a fatti gravi come le morti bianche e la violenza sui bambini».

Montalbano le somiglia?
«Dicessi di sì mi farei grandi complimenti dopo quello che ho appena detto. Mi è molto simpatico, mi diverte, ammiro il suo senso etico e invidio la sua capacità di godersi la vita. Un uomo forte eppure pieno di debolezze».

Lei ha parlato con Camilleri, gli ha chiesto consiglio?
«Mai, non per altro, per non disturbarlo. Lo conosco da tantissimi anni, era mio insegnante all’Accademia d’Arte Drammatica, le sue lezioni erano stupefacenti, come ti sapeva raccontare il mondo e la vita. Fuori da lì ci siamo scritti mantenendo un rapporto affettuoso come lo possono avere due timidoni. Ma solo ottenuto il ruolo lo chiamai, proprio perché non ci fosse tra noi nessun equivoco e nessuna richiesta di raccomandazione. Fummo felicissimi di ritrovarci».

Eppure lei aveva detto che non avrebbe più portato sullo schermo Montalbano.
«Sì, tre anni fa lo dissi, ma sono qui per ritrattare. Ho capito che mi mancavano la troupe, la ricotta calda, il mare di lì, il regista Sironi. E se questo è il risultato, ben venga il ripensamento».

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Ciao ragazzi. Su telefatti.blogspot.com stiamo organizzando un'intervista ad Emanuela Tittocchia. Se avete domande proponetele pure nell'apposito post.

El Barto, ma poi per l'intestazione?

Grazie per l'attenzione

El Barto ha detto...

Vincenzo, ora ti contatto tramite mail.